21 luglio 2011
Barbara Baraldi, modenese, fotografa, modella e autrice di diversi romanzi e gialli (questi ultimi pubblicati con Mondadori), è considerata dalla critica “la regina del gotico italiano”. Scrive thriller e noir, affascinata dal lato oscuro dell’esistenza. L’ultimo, pubblicato pochi mesi fa da Castelvecchi, s’intitola “La bambola dagli occhi di cristallo” ed è ambientato in una Bologna torbida e tortuosa, come le stradine del centro storico, che conferma così la sua fama di capitale della narrativa criminale e dell’immaginazione. Qui, a turbare le notti dell’ispettore Marconi, sono feroci delitti di cui sono vittime gli uomini, col solo indizio di impronte di vertiginosi tacchi a spillo…
La bambola dagli occhi di cristallo
di Barbara Baraldi
Seconda puntata
«Avanti, Marconi. Si sieda». Grifo alza gli occhi a malapena dal computer portatile su cui sta scrivendo.
Marconi si guarda intorno. Dalla finestra di fianco alla scrivania del giudice proviene una luce abbagliante. Uno schedario occupa interamente la parete opposta. Dietro la postazione di Grifo, sono appese le foto delle più alte cariche dello Stato. «Frolli?».
«Siamo solo io e lei, stamattina».
«Ho portato i fascicoli di tutti gli omicidi, come da sua richiesta. È un bel malloppo». Marconi appoggia la raccolta di cartelline sulla scrivania.
«Come saprà, nel pomeriggio ci sarà la conferenza stampa su questo caso della Killer dai tacchi a spillo». Marconi fa una smorfia.
«Capisco il suo fastidio. Ma la gente ha bisogno di dare un nome, alle proprie paure».
«Mi scusi. Non intendevo…».
Grifo smette di digitare al computer. Alza la mano, e guarda intensamente negli occhi il suo interlocutore. «La prego, non si giustifichi. So che lei sta facendo tutto il possibile per questo caso. L:ho chiamata per questo: voglio sapere la sua opinione sui due omicidi di venerdì notte. Naturalmente, non ho intenzione di divulgare i particolari dell’indagine, ma voglio arrivare alla conferenza stampa preparato».
«Kamal Khadraoui, di anni trentadue, e Mohammed Mekkaoui, di anni ventiquattro. Entrambi portavano con sé un considerevole quantitativo di hashish. Nelle tasche della giacca di Khadraoui sono stati rinvenuti anche quindici grammi di cocaina, già pronta in dosi. Si tratta di due noti spacciatori, più volte arrestati in flagranza di reato. Khadraoui, in verità, si trovava agli arresti domiciliari».
Grifo si accarezza il pizzetto, senza distogliere lo sguardo da Marconi. «E lei esclude che si tratti di un regolamento di conti tra bande? Consideri che in questo periodo ci sono stati parecchi episodi di aggressioni, il che fa pensare che sia in atto un conflitto per il controllo dello spaccio sul territorio».
«È vero. Alla Mobile, i ragazzi della VII Sezione sostengono che è dovuto all’ingresso sul mercato all’ingrosso della cocaina da parte dei serbo-montenegrini, e questo sta creando degli scompigli. Ma il modus operandi di questo duplice omicidio non ha precedenti, tra i casi di regolamenti di conti».
«Ma l’assassina a cui lei sta dando la caccia non mi pare abbia una predilezione per le armi da fuoco».
«Esatto. Finora ha utilizzato esclusivamente armi improprie, un rasoio da barbiere e una spranga di metallo. Non abbiamo rinvenuto i bossoli esplosi venerdì notte, ma dall’analisi dei proiettili estratti dai corpi è emerso un particolare curioso: si tratta di calibro 6.35, popolare tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del secolo scorso per pistole da borsetta, ma oggi praticamente in disuso».
«Continui».
«De Franceschi insiste che quest’arma non ha sparato da parecchio tempo. Potrebbe quindi trattarsi di un modello da collezione. Questo particolare, di per sé, fa pensare a lei, perché sembra abbia una predilezione per l’antiquariato. Inoltre, il Mekkaoui era ancora vivo, dopo che gli ha sparato. Il colpo mortale è stato infertar con un’arma impropria: un’asta di rame appuntita con cui ha infilzato il bulbo oculare e ha trapassato il cervello».
L’espressione di Grifo appare incuriosita. Quasi compiaciuta. «Nient’altro?».
«Per concludere, la tipologia delle vittime e le modalità con cui è avvenuta l’aggressione fanno ancora pensare a lei. Individui violenti, dalla fedina penale sporca o dalla comprovata misoginia. E credo che li provochi volontariamente. Dalle ricostruzioni, risulta che ogni volta si fa inseguire, per poi colpire di sorpresa. L’autopsia delle due vittime precedenti ha rivelato che sia Cagnotto che Fasano erano eccitati sessualmente. Per quanto riguarda il duplice omicidio di venerdì non ci sono riscontri in merito, ma, se devo dire la mia, a me sembra la scena di un’aggressione a scopo sessuale, finita male per i due assalitori».
«La sua teoria è affascinante. Ho intenzione di risentire tutti i testimoni dei delitti precedenti. Non voglio lasciare nessuna pista intentata, e voglio ricontrollare i tabulati telefonici dei cellulari di tutte le vittime, alla ricerca di un punto di contatto».
«Quasi dimenticavo: Tommasi sta vagliando le registrazioni della telecamera di sorveglianza di un’autoscuola nelle vicinanze di vicolo Delle Dame. È stata installata di recente, a causa di alcuni atti di vandalismo. Informerò Frolli, in caso emerga qualcosa di utile all’indagine».
«Non si preoccupi di Frolli, ispettore. Parli pure direttamente con me».
«Ma …».
«A risentirci, ispettore».
