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2 Luglio 2011 | Paesaggio dell'anima

La mazurka che svegliava i morti

Un viaggio in regione attraverso la musica.

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

2 luglio 2011

Le musiche di questa puntata: Leonard Cohen, Zucchero, Eua, I Violini di Santa Vittoria, Riccardo Tesi e Claudio Carboni.

Musica. Leonard Cohen: By the rivers dark.

Dai fiumi scuri che attraversano Babilonia nella canzone di Leonard Cohen, al fiume impetuoso che scorre dentro il nostro cuore. Ognuno ha il suo blues, cari ascoltatori. Tristezze e gioie. C’è un forte legame tra blues e terre basse del Po, tra Emilia e blues, come abbiamo visto la settimana scorsa. Un vero “old man river” della Bassa è Zucchero “Sugar” Fornaciari. Il paesaggio della pianura padana, il dialetto, i luoghi dell’infanzia sono i protagonisti dell’ultimo disco del musicista e cantante reggiano: un disco dall’anima rurale con dentro tutte le atmosfere padane che ci piacciono. Ci sono le stradine che portano al Po, i boschi intorno, l’amore che arriva in bicicletta: l’amore nostro che attraversa il pioppeto e si siede sull’argine a guardare il fiume, oltre le rive.

Musica. Zucchero: Oltre le rive (da “Chocabeck”, 2010).

L’Emilia è terra di musicisti e musicanti, di geni e strimpellatori, di ugole raffinatissime e cantanti improvvisati. Ma una cosa è certa: la gente della Bassa ha la musica nel sangue. Verdi, Pavarotti, Mirella Freni, Lina Pagliughi (di cui abbiamo parlato la settimana scorsa) e, per stare più sul leggero, Dalla, Zucchero, Ligabue e tutti quelli che vi abbiamo fatto ascoltare in questa trasmissione: un elenco sterminato che ha origine nella naturale passione per il bel canto e nell’immaginazione ardita che risale alle fantasiose menti di Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. Ad alimentare la passione ci sono anche le scuole di musica che proliferano in tutta la regione. Dopo aver detto che il melodramma verdiano e il blues sono le musiche più confacenti a questa terra, dobbiamo aggiungere alla lista la musica della tradizione, la musica popolare che si suonava nelle campagne. Ma prima ascoltiamo un giovane gruppo di Parma con un’altra canzone sul fiume: qui, il fiume riporta alla mente l’immagine di una “lei” che ci ha detto addio …

Musica. Eua: Addio postumo sul fiume.

Giuseppe Pederiali nel suo libro “Il paese delle amanti giocose”, che ci ha guidato nelle scorse puntate, ricorda che nel 1847 il delegato politico di Gualtieri, paese della Bassa reggiana, chiedeva al conte podestà di impedire ai violinisti di Santa Vittoria di suonare durante le funzioni religiose. Ma se non suonavano nei giorni festivi, quando erano liberi dai lavori agricoli, quando avrebbero dovuto suonare i violini di Santa Vittoria? E chi erano questi musicanti che facevano ballare i braccianti e infuriare arcipreti e occhiuti censori? Eh sì, perché nella zona di Santa Vittoria si sviluppa da metà Ottocento la pratica musicale di accompagnare le danze con soli strumenti ad arco, e precisamente con un “concerto di violini” composto da tre violini, una viola e un contrabbasso. E’ qui, nelle terre tra Reggio, Parma e Mantova, che nasce il “liscio”: valzer, mazurche e polche che scandalizzavano preti e benpensanti perché sostituivano il ballo di coppia con quello in cui i corpi si toccano per tutta la durata del ballo.

Musica. I Violini di Santa Vittoria con Riccardo Tesi e Claudio Carboni: La mazurka del nonno (da “L’Osteria del Fojonco”, 2009).

Il brano che abbiamo ascoltato è di una formazione che dal 2001 recupera la tradizione di musica da ballo dei quintetti d’archi di Santa Vittoria, ispirandosi in particolare allo stile compositivo della seconda Orchestra Bagnoli, attiva tra il 1918 e il 1930. Nel pezzo proposto avete però sentito altri strumenti, perché è tratto da un lavoro che I Violini di Santa Vittoria hanno realizzato con due grandi musicisti, Riccardo Tesi all’organetto diatonico e Claudio Carboni al sax. La nostra storia va molto più indietro nel tempo, a quel Vittorio Carpi che, interpretando alla sua maniera la musica suonata nelle corti e nei salotti, la trasformò in ballo liscio per la gente del popolo, dando ai braccianti, ai contadini senza terra, la possibilità di stare insieme, divertirsi, innamorarsi, parlare – anche di politica. Cominciò forse da lì l’emancipazione degli emiliani, e soprattutto delle emiliane. Scrive Pederiali: “Il liscio dei violini di Santa Vittoria è stato la colonna sonora della loro marcia. Il socialismo a passo di valzer …”.

Musica. I Violini di Santa Vittoria: Care Memorie (mazurka di Enea Bagnoli; da “Concerto Bagnoli”, 2001).

“Quando Vittorio Carpi suonava il violino, la sua mazurka svegliava anche i morti. Di sicuro quelli che riposavano nel piccolo cimitero di Santa Vittoria l’avevano sentita e avrebbero dato molti anni della loro eternità pur di ballare almeno una volta con i vivi. Come gli altri suonatori degli strumenti ad archi, nati tra Santa Vittoria e Cadelbosco, aveva trasformato i valzer, le mazurke e le polche che venivano dai Palazzi in una musica adatta alla gente di questa terra (…). I musicanti avevano messo la loro anima dentro la musica dei signori”. E così, cari amici, in questa afosa domenica di luglio possiamo congedarci dal nostro fiume per dirigerci verso il mare, seguendo il suo stesso percorso. Lo guardiamo ancora una volta dal Lido Po di Boretto: uno dei tanti lidi-dancing sul fiume inghirlandati dalle lucine colorate, dove la sera, tra i pioppi e le rane, sotto una luna offuscata, si balla, si canta, ci s’innamora, mentre l’acqua scorre via.

Musica. I Violini di Santa Vittoria: Lido Po (one step di Amedeo Bagnoli; da “Concerto Bagnoli”, 2001).

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