5 novembre 2011
Le musiche di questa puntata: Wim Mertens, Dente, Antonio Vivaldi, Leonard Cohen, Giuni Russo.
Musica. Wim Mertens: Close clover.
“Tu sei l’avventura … la notte, la burrasca e la peste che sorvolano i paesaggi della vita, ma poi arriva il mattino, sorge il sole e la gente disinfetta le case, passa la calce sui muri e strofina i pavimenti …”. Sono le parole che il conte di Parma rivolge a Giacomo Casanova, protagonista del romanzo del 1940 di Sandor Márai “La recita di Bolzano”. Il grande scrittore ungherese immagina l’arrivo a Bolzano di Casanova, diretto a Monaco subito dopo la fuga dal carcere veneziano dei Piombi, dov’era stato rinchiuso dall’Inquisizione. A Casanova, “viandante intrepido, apolide e, tutto sommato, infelice”, Bolzano non piace ma si ferma in città perché scopre che lì abita Francesca, l’unica donna, tra le mille, da lui veramente amata.
Musica. Dente: Sogno.
Francesca, quando viene a sapere che il suo amante è in città, gli scrive una lettera: “Ti devo vedere”. Ma la lettera è intercettata dal marito, il conte di Parma, con il quale Casanova già si era battuto in duello restando ferito. Il conte di Parma è uomo anziano e potente, in grado di rigettare Casanova nelle grinfie dell’Inquisizione. Si presenta allora alla Locanda del Cervo, dove l’avventuriero veneziano ha preso alloggio, per fargli una proposta: la libertà in cambio della partenza da Bolzano e dell’abbandono di Francesca. Ma poiché il conte sa che Francesca è follemente innamorata di Casanova, a quest’ultimo chiede una “recita”. Gli chiede, cioè, di riceverla nella sua stanza e, in una notte – in una notte sola – recitare “tutti i furori e i disinganni della passione”, amarla e deluderla, per liberarla per sempre dal sortilegio dell’amore e farla tornare guarita dal marito.
Musica. Antonio Vivaldi: Concerto per violoncello, archi e basso continuo, in re min. RV 405. III. Allegro (esecuzione Accademia Bizantina e Ottavio Dantone, da “Settecento Veneziano”).
Il conte geloso ha fatto bene i suoi calcoli e Giacomo accetta di recitare la sua parte. E’ la sera di Carnevale, bisogna travestirsi. Casanova sceglie di travestirsi da donna per accogliere Francesca, mentre Francesca va da lui travestita da uomo. Entrambi sono mascherati, e così si svolge la messinscena, dove, alla fine della notte, quando ormai già albeggia, si assiste a un capovolgimento delle aspettative: non è il grande seduttore a mostrarsi crudele e spietato con lei, come da contratto stipulato col marito, ma è lei a rivelargli cose che lo fanno innamorare ancora di più, la fanno restare l’Unica tra le sue mille donne: l’Unica, che adesso l’abbandona per sempre. “E adesso ti ho visto, e non voglio più vederti in maniera diversa: devo tornare a casa, dai miei ospiti. E tu vattene in giro per il mondo, vivi, menti, ruba corpi e quattrini, strappa tutte le sottane che incontrerai sulla tua strada, rotolati in tutti i letti che incontrerai lungo il cammino, coltiva fedelmente il tuo genere. Ma intanto saprai sempre, nel sonno e durante la veglia, nell’ebbrezza dei baci, fra le braccia di donne sconosciute, saprai che io per te ero l’unica, ero la pienezza, la vita, e che tu mi hai offesa e venduta”.
Musica. Leonard Cohen: Lover lover lover.
Nel 1744 – questa è storia, non romanzo – Giacomo Casanova arriva per la prima volta a Bologna. Ha 19 anni e la sua presenza in città si deve a una ballerina di nome Teresa, un’attrice di teatro. Il teatro, il mondo dello spettacolo, era allora il luogo privilegiato degli amori “non convenzionali”, dunque il terreno di caccia privilegiato del magnifico seduttore del Settecento. Casanova soggiornò tre volte a Bologna, città nella quale si poteva – scrive nella Histoire de ma vie – “procurarsi ogni tipo di piacere con poca spesa”. L’amore con la bolognese Teresa dura poco, ma al giovane libertino scalda “quel fuoco fatale che sonnecchia sotto le braci”, come scrive Márai: quelle braci inconsumabili che l’uomo non può spegnere, perché sono il fuoco stesso della vita. Seguiremo la prossima volta le avventure di Casanova a Bologna.
Musica. Giuni Russo: Morirò d’amore.