“Sono solo un sognatore / ma tu sei solo un sogno. / Avresti potuto essere chiunque per me / prima di quel momento in cui toccasti le mie labbra / questo sentimento perfetto / quando il tempo scorre via tra di noi / nel nostro fosco viaggio”.
Musica. Neil Young: Like a hurricane.
Prendere la macchina e partire. Accompagnarsi al vento. Come un ciclone, come un uragano. C’è canzone più adatta di Like a hurricane di Neil Young per iniziare un viaggio? In realtà, il viaggio di oggi è la continuazione di quello della puntata scorsa, che ci ha portato sulla Strada della Cisa. Dunque stiamo percorrendo con calma, sulla Statale 62, i tornanti che si arrampicano sul passo. Da poco è sorta un’associazione di cittadini, che si chiama Strada della Cisa, impegnata a riportare all’antica bellezza questa strada che tra due settimane compirà duecento anni. Con un decreto del 5 luglio 1808 Napoleone ordinava, infatti, di aprire la strada Parma-La Spezia e di raccordarla poi a sud con la litoranea proveniente dalla Francia – la Corniche –, mentre a nord la Cisa avrebbe dovuto proseguire per Mantova, Verona e il Brennero. Doveva essere la via di comunicazione capace di unire il Tirreno al nord Europa, avendo Parma, l’elegante e musicale Parma, come snodo fondamentale. E così fu, infatti.
Quando la Cisa aveva i cippi in pietra al posto dei guard-rail, e le belle case cantoniere in ordine. Quando era la mitica strada degli Anni Sessanta, la strada delle vacanze. Quando Nico Fidenco cantava What a sky, Cos’è un cielo…
Musica. Nico Fidenco: What a sky.
Eccoci dunque sul valico appenninico: via dall’autostrada intasata dei fine settimana d’estate, via dal serpentone di lamiere cotte dal sole. Cisa on the road! E’ incredibile come una strada possa avere tante memorie, essere un grande segreto vivente. Chi si ricorda ancora che questa era una tappa consueta del Giro d’Italia? I tornanti che sfiancavano i ciclisti, percorsi da sbuffanti camion e poi da autotreni e autoarticolati prima dell’arrivo dell’autostrada, portano alla Madonna della Guardia, protettrice degli sportivi, alla quale è dedicato il santuario che sta in cima al Passo della Cisa. E’ qui che diversi campioni hanno consegnato la loro maglia, come il parmense Vittorio Adorni, indimenticato vincitore del Giro d’Italia del 1965 e del Mondiale del 1968 a Imola, dove staccò Van Springel di quasi dieci minuti. Un’impresa oggi quasi impossibile, poiché la brutale tecnicizzazione della corsa riduce ormai le distanze tra i corridori a una manciata di secondi. Vogliamo allora ricordare, mentre con i finestrini aperti respiriamo i profumi di montagna delle Terre Alte dell’Appennino parmense, un campione sfortunato di questo sport nobile e duro. “Marco che vola sulla bici leggera”: non su questa ma su altre salite. Avete già capito di chi stiamo parlando. “Le rose che attendevano Pantani / piene di spine e sole di dolore / dal podio del mondo alle ferite mani”: inizia così questa splendida canzone del bolognese Claudio Lolli, su testo di Gianni D’Elia. Una poesia per Marco Pantani, e una poesia per tutti i ciclisti della Cisa. Perché “la poesia del corridore – come dice la canzone – è l’umiltà della strada e del sudore”.
Musica. Claudio Lolli: Le rose di Pantani.
Siamo sempre qui, cari amici: tra i nostri eroi. Il romagnolo Pantani, che la salita al Passo della Cisa ci ha consentito di evocare (anche se salita delle sue imprese era quella del Mortirolo). E ora il modenese Enzo Ferrari, che su questa strada esordì come pilota a 21 anni, prendendo parte il 5 ottobre 1919 alla gara automobilistica Parma – Poggio di Berceto. Era una corsa che rientrava nelle celebrazioni per la nascita di Giuseppe Verdi, avvenuta il 10 ottobre di 106 anni prima. Ferrari iniziò qui la sua carriera di pilota e l’avventura nel mondo delle macchine da corsa. Nel 1935 nasce la Scuderia Ferrari e nel ’47 la Ferrari così come la conosciamo adesso, con l’esordio nella Formula 1 e la partecipazione alla prima Mille Miglia del dopoguerra. Il 1947 è stato l’anno di una mitica Mille Miglia, con un Nuvolari a fine carriera che sfrecciava col suo bolide per un’Italia ancora contadina e stremata dalla guerra. “Per le strade padane sfrecciando a viso aperto / era un mare coperto con le erbe lunghe e amare / le macerie della guerra / l’Italia occhi divorati in terra / un urlo di motore per strappare la gente dalle case / voci luci colori…” – ci voleva un poeta come il bolognese Roberto Roversi per condensare in una canzone l’atmosfera di un Paese che sta cercando di rialzare la testa dalle macerie del conflitto. Dalla collaborazione tra Roversi e Lucio Dalla sono nati tre album eccezionali. La canzone “Mille miglia” è contenuta nell’ultimo, “Automobili”, del 1976, una pietra miliare della musica italiana.
Musica. Lucio Dalla: Mille miglia.
Vedete, cari ascoltatori, come abbiamo divagato parlando della Strada della Cisa. Ma una strada è come un mondo, che contiene un’infinità di segni, storie, emozioni; o come una persona: può essere bella o brutta, docile o scontrosa, circondarsi di paesaggi affascinanti o di costruzioni ignobili, cartelloni pubblicitari invasivi, cave, discariche – dipende da noi. Il 5 luglio la Cisa festeggerà il bicentenario. Sarà l’occasione – dice Luigi Lucchi, presidente dell’associazione che se l’è presa in consegna – per chiedere alle autorità di farla rinascere e di restituircela “restaurata, piena di attività commerciali e artigianali riunite in un consorzio di promozione con un proprio marchio. Una strada bella con paesaggi curati. Con il ritorno delle aiuole, dei fiori e delle attività agricole di un tempo, fatte a uso dei turisti che possono, percorrendola, immergersi nel passato senza la frenesia della velocità”.
Sarà dunque festa, il 5 luglio, al Passo della Cisa, dove si raduneranno ciclisti, motociclisti, automobilisti, maratoneti, cavalieri che si riapproprieranno, almeno per un giorno, della loro strada. Ci saranno musicisti, cantanti e una fiaccolata per dire: Non dimentichiamo la nostra storia. Nella chiesetta su al passo c’è ancora la statua della Madonna invocata da Cristoforo Colombo prima di attraversare l’oceano. Al di qua e al di là del passo si ritrova la tipologia urbanistica dei “borghi-strada” medievali, come Corchia, Bardone e Cassio. Borghi sorti ai lati della Via Francigena, allungati e con le case in pietra addossate le une alle altre per non esporsi alle intemperie. Minuscoli borghi che erano punti d’appoggio per pellegrini e mercanti. Facciamo festa per salvare tutto questo. Facciamo festa tutta la sera. Anzi, “tota la sira”.
Musica. Modena City Ramblers: Tota la sira.