7 giugno 2008
Musica. Angelique Kidjo: Salala.
Cari ascoltatori, prima di riprendere il nostro viaggio ci chiediamo se riusciremo a difenderci dal senso di persecuzione. L’immagine che in questo periodo ci balena sotto gli occhi, amplificata dai media, è quella dell’assedio. La barca dei migranti è piena. E noi italiani, noi europei, temiamo che tocchi le nostre coste, scaricando il suo contenuto di invasori. Ci sentiamo come una città assediata, minacciata dalla calata dei barbari.
Affronta proprio questi temi l’ultimo lavoro di John Strada, musicista cresciuto nella Bassa emiliana con la voglia di raccontare il nostro tempo, vagabondando lungo la via Emilia con la chitarra in spalla, un po’ Neil Young e un po’ Ligabue. “Dalla periferia dell’anima” – questo il titolo dell’album – ci parla dei turbamenti del nostro presente, delle angosce che ci attraversano: non è facile guardarci nello specchio, nei giorni in cui tutti strillano contro lo straniero, il clandestino, l’Altro. Protagonisti delle canzoni di John Strada sono i nuovi schiavi, Zaira, Mohamed, Pavel: sono prostitute, spacciatori e reietti, ma anche giovani italiani senza ideali; con loro, le vittime innocenti dell’incidente ferroviario del 7 gennaio 2005 a Crevalcore, vicino a Bologna. Tutti accomunati dallo stesso destino d’indifferenza, di oblio, di recriminazioni infinite.
Musica. John Strada: Zaira.
Il nostro è un paesaggio che si distorce sotto i nostri occhi, come un’anamorfosi; come un mostro nascosto sotto la pelle. Viviamo uno spaesamento tragico. Dove tu te ne stai chiuso in macchina, nel tuo microuniverso di lamiera, dietro un camion che viaggia lento di notte sulla via Emilia: lento, per selezionare bene la prostituta nigeriana o albanese da caricare. E ti può capitare che da un anfratto buio sbuchi all’improvviso una ragazza nera in stivali e seminuda, e quasi la investi; nell’ombra vedi un uomo che la insegue: vorresti salvarla, ma non sai che fare. Alla Bruciata di Modena, morirà ammazzata. Come il marocchino Mohamed, che ha invaso la zona di spaccio gestita dal tunisino Amir. Nordafricani dalle facce dure, cattive, popolano la notte alla Montagnola di Bologna. Mentre il povero rumeno Pavel che raccoglie pomodori a Foggia e si ribella ai caporali, rimedia una sprangata sulle braccia. Di questo parla l’album di John Strada. E di Ramona. Ramona resa madre a 15 anni, che non ce l’ha fatta a passare la frontiera nel tubo stretto di cemento steso sottoterra tra Messico e Arizona. Nella notte squarciata dalle torce elettriche delle guardie, la marcia dei topi l’ha stroncata. Ma potremo una notte dimenticare quest’ombra che si allunga sul mondo e ballare con le Zaire e le Ramone come se fosse festa vera? Una notte che “sia solo per noi / niente pianti / niente lacrime”?
Musica. John Strada: Voglio ballare.
Il nostro spazio domestico ci appare come una scialuppa ormai colma, dove non si può imbarcare più nessuno. Ci sono milioni di naufraghi, laggiù, sulle coste della Libia, pronti a salire. Condannandoci ad affondare. E’ così? Più il mondo si apre, più il viaggio ci fa paura. Ci aggrappiamo al nostro pezzo di terra, alla nostra identità insediata dalle trasformazioni economiche e sociali, dalle migrazioni, da un degrado che sembra inarrestabile.
E’ una bella notizia, allora, che nel mezzo di questo sfacelo sociale e spirituale, ci sia qualcuno che lotti per salvare … una strada. Per restaurare, ridare dignità a una strada abbandonata che ha un passato carico di gloria. Una strada dove tutto, dalle case cantoniere ai guard-rail, dalle cunette ai muretti, è oggi lasciato all’incuria. Stiamo parlando della Cisa, progettata da Napoleone esattamente duecento anni fa, nel luglio 1808, e portata a compimento da sua moglie Maria Luigia, duchessa di Parma. Questa strada, lunga 220 km, nasce a Verona e termina a Sarzana, sul mar Tirreno, attraversando l’Appennino e cinque regioni: Veneto, Lombardia, Emilia, Toscana e Liguria. E’ nata un’associazione con il suo stesso nome, Strada della Cisa, intenzionata a porre rimedio all’abbandono in cui versa da quando l’autostrada l’ha tagliata fuori dalle rotte importanti. L’Anas e le istituzioni sono chiamate in causa, per il recupero delle case cantoniere, degli arredi stradali, delle fontane, della pavimentazione originaria, così che questa strada diventi un lungo e verde museo d’asfalto accessibile a ciclisti e pedoni, da percorrere a velocità moderata. E dove, una volta riaperte le attività commerciali, riabitate le case e riprese le attività agricole, si possa tornare a far festa, come in questa canzone targata Parma, scritta da Fulvio Redeghieri su testo di Gianpiero Rubiconi.
Musica: Fulvio Redeghieri: Fiesta.
Bella idea, dicevamo, quella di restaurare una strada: la Statale 62. Restaurare una strada vuol dire aver cura del paesaggio, di quel delicato ecosistema italiano che ha per epicentro i meravigliosi piccoli borghi e le strade antiche che li collegano e i fiumi che bagnano le campagne, fonte della nostra alimentazione. E anche se la Statale 62 della Cisa non è la celebre Highway 61 di dylaniana memoria, per noi è importante, perché è la strada del mare. Quella che dalle città della pianura padana portava, attraverso l’Appennino e il Passo della Cisa, alle località di villeggiatura del Tirreno: Marina di Massa, Viareggio e soprattutto Forte dei Marmi con la mitica Capannina, quando negli anni Sessanta si esibivano Mina, Fred Buscaglione, Patty Pravo, e una sorta di ottimismo contagioso si affacciava alla ribalta del mondo. Le ristrettezze della guerra erano ormai alle spalle, e una generazione sospesa tra lo splendore e l’audacia provava il brivido delle corse in spider, dei bagni di mezzanotte, delle feste spensierate con i cocktail serviti da camerieri in guanti bianchi.
La Cisa era la strada dei primi vacanzieri immortalati nei cinegiornali d’epoca, con le Seicento che sbuffavano in fila lungo i tornanti di Piantonia, nell’aria fresca dei monti dell’Appennino parmense. E poi giù, in direzione del Tirreno, a vedere “lo stupore della notte spalancata sul mare”, come cantava Mina. Correva l’anno 1966, e la strada della Cisa voluta da Napoleone era in piena attività. Arrivederci alla prossima puntata.
Musica. Mina: Se telefonando.