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13 Febbraio 2008 | Paesaggio dell'anima

La via dei canti

Un viaggio in regione attraverso la musica

13 febbraio 2008

Musica. My Awesome Mixtape: The giant squid      

Cari amici, ci siamo lasciati la settimana scorsa che inseguivamo la “via dei canti” che attraversa l’Emilia-Romagna, e ci ritroviamo ora con questa musica di ragazzini poco più che liceali che smanettano nelle loro camerette con computer, microfoni e mixer. Ne viene fuori un sound incorniciato dalle alte finestre delle case bolognesi, che ha la freschezza dei primi lavori di Cesare Cremonini in sella su un vespino diretto verso i colli. Svagate canzoni elettro-pop che parlano di piccole Waterloo d’amore, di tristezza e felicità sotto i portici cittadini e nelle aule universitarie. Anche qui passa la nostra via dei canti? – vi domanderete. Perché no? E’ la musica dell’epoca di myspace: forse non lascerà traccia, ma è facile e democratica. Basta mettere on line video e canzoni, e poi uscire con un’etichetta indipendente e fare molti concerti per fidelizzare il pubblico e spargere la voce. Quando poi arriverà la consapevolezza, col passare degli anni e il mutare delle situazioni, sarà un’altra cosa. Però è anche bello sbandare: provare e sbandare. Come questo disco del gruppo ravennate Neaskenè, pieno di cose, di umori, di ricchezza compositiva, di poesia imperfetta ma convincente, sostenuta dalla trascinante voce della leader e autrice dei brani, Sara Cicognani. 

Musica. Neaskenè: E amore sia.

Atmosfere latine – da Ravenna a Buenos Aires – nel brano che vi abbiamo proposto. La contaminazione è esattamente la cifra della musica contemporanea, la quale riflette il meticciato, l’incontro-scontro tra culture che caratterizza la nostra civiltà. Ne è prova questo brano cantato in arabo, dove la voce è quella della bravissima Luisa Cottifogli, romagnola, apprezzata solista e anche cantante dei Quintorigo, romagnoli pure loro. Il testo, in egiziano, dice: “Uccellino vola uccellino / e scendi sul mio amato / dammi quel segno del suo amore / che ho tanto desiderato. / La mia religione / è nell’incontro con il mio amato / Senza di lui / la mia vita è peccato”. La casta visione dell’amore delle donne arabe, con quel senso di sottomissione che trapela anche da questo testo, in realtà poco si differenzia dalle usanze amorose dei nostri nonni o bisnonni, quando gli unici divertimenti, le uniche possibilità di conoscersi, erano le feste di paese, i balli sull’aia, gli sguardi furtivi durante la messa. Il mondo dell’immigrazione ci appare straniante soprattutto nei paesi della bassa, dove sempre più spesso capita di vedere famiglie nordafricane che passeggiano in abiti tradizionali accanto al castello medievale, veli colorati che sfiorano i monumenti, kebab al posto delle osterie.

Musica. Luisa Cottifogli in “Taghennatà”, dall’album “Métissage”, 1997.

Non possiamo dimenticare, nella nostra ricerca delle vie dei canti dell’Emilia-Romagna, la tradizione musicale della provincia di Reggio Emilia, dove si può dire sia nato il ballo liscio, comunemente associato alla Romagna. E’ invece nel triangolo tra Reggio, Parma e Mantova – con epicentro nella zona di Santa Vittoria, nel comune di Gualtieri – che la musica da ballo veniva suonata con i soli strumenti ad arco, in genere tre violini, una viola e un contrabbasso. Da questi “concerti di violini”, com’erano chiamati, prendono forma già dai primi decenni dell’Ottocento i valzer, le polche e le mazurche della valle padana, ossia gli antenati del liscio. Per tener viva la tradizione dei maestri di Santa Vittoria che, dalla fine della prima guerra mondiale al 1930 circa, avevano dato un grande contributo a questo genere di musica, soprattutto con la mitica Seconda Orchestra Bagnoli, sono nati I Violini di Santa Vittoria. Una formazione che qui ascoltiamo in “Lido Po”, brano che richiama le colonie elioterapiche sul Po, le attività agonistiche e ricreative organizzate dal regime fascista lungo il fiume. Poi, alle serate danzanti degli anni Cinquanta con le orchestrine di liscio, e alle balere estive dei Sessanta, è seguito il lento declinare di questo genere, con la scomparsa dei giochi e degli ingenui divertimenti che animavano l’argine o l’attracco delle barche: la giostrina di cavalli, le marionette, i burattini, gli equilibristi, il bagno nel Po, i riti della pesca… Il Lido Po di Boretto, il Lido Po di Guastalla, e quello di Gualtieri: luoghi della memoria, di coppie danzanti nella nebbia sull’argine del fiume, come in un film neorealista.

Musica. I Violini di Santa Vittoria: Lido Po.

 “La notte sui sentieri del mio paese”,  dice una canzone del gruppo piacentino Enerbia, che con questo bellissimo e struggente valzer, “I disertori”, ci fa attraversare la fitta trama di strade e sentieri del nostro Appennino, i luoghi di passaggio dalla pianura padana al mare, che si trova al di là delle montagne. Il gruppo si porta dietro il suo violino, la fisarmonica, il piffero, la chitarra, il contrabbasso e la bella voce di Maddalena Scagnelli. E si inserisce nel dolce viaggiare di nomadi, pellegrini  e artisti che solcano le valli piacentine, soffiando dentro piccole ance e facendo rivivere i suoni antichi in un tripudio di pifferi, organetti e zampogne. E’ in queste musiche che bisogna trovare il genius loci dell’Emilia-Romagna, i sogni perturbanti e perturbatori che hanno fatto germogliare i canti, naufragare le passioni, partire la musica. Una musica che non si ferma, che attraversa fiumi e borghi, valica colline, incontra sorrisi e fa muovere i corpi nella danza. E che la prossima puntata ci porterà di nuovo a Piacenza.

Musica. Enerbia: I disertori. 

 A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

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