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9 Luglio 2011 | Paesaggio dell'anima

La voce della luna

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

9 luglio 2011

Le musiche di questa puntata: Popoli-Dalpane, Fennesz, Saskatchewan, Alice, Nicola Piovani. 

Musica. Popoli Dalpane Ensemble: By this river (di Brian Eno; da “Eno/Logie”)

 La musica struggente di “By this river” di Brian Eno, riarrangiata da Popoli Dalpane, ci accompagna nel nostro lento andare verso la foce del Po e verso la Romagna. Guardiamo queste campagne con gli occhi di Gianni Celati, lo scrittore emiliano che a metà degli anni Ottanta raccontò in “Verso la foce” il suo viaggio nei luoghi in cui ci troviamo anche noi da qualche settimana. E anche noi, come Celati, percepiamo in questi posti “dove non accade nulla” un senso di solitudine urbana. Villette a schiera come “bozzoli quadrati in cemento”, case coloniche, campagne vuote, alberi malati, casette geometrili con infissi in alluminio alle finestre, e il Po che in certi punti “è una vasta corrente nera coperta di rifiuti e macchie oleose e bolle spugnose”. Questo è il momento giusto per immergersi nel vischioso mare nero di Fennesz, artista austriaco che compone una musica ambientale percorsa da sciabordii, rumori, ripetizioni, fraseggi acustici, leggere increspature, manipolazioni, distorsioni, a significare il nostro lento tramontare verso la non-vita.

 Musica. Fennesz: Vacuum (da “Black Sea”, 2008).

 E’ stato scritto molto sulla scomparsa del paesaggio in Italia. Qui da noi, cos’è rimasto della “pianura dei pioppi e delle marcite, dei fontanili che sgorgano nei prati di erba medica, il paese di Bengodi, delle montagne di cacio e di ravioli, dei campanili svettanti nel verde, delle abbazie e delle cattedrali, dei battisteri policromi, degli Stradivari e dei culatelli”? E’ rimasta, dice Giorgio Bocca, “una distesa ininterrotta di fabbriche e fabbrichette”, di outlet, capannoni, concessionarie, pompe di benzina e scatoloni di cemento. Nemmeno ci rendiamo conto, cari ascoltatori, di cosa abbiamo perso. Le foreste, ad esempio. La valle padana, un tempo, era ricoperta di foreste. Il Po si faceva strada attraverso i grandi boschi che si susseguivano lungo le sue rive e si ingigantivano man mano che ci si avvicinava al mare, dove la grande marea verde delle selve incontrava la sterminata desolazione del delta: acquitrini e paludi in cui acqua, cielo e vegetazione si confondevano.

 Musica.  Saskatchewan: Habanera sul Po.

 Chiudete ora gli occhi e invece di questa sgraziata edilizia, di questi empori di mobili, tralicci dell’alta tensione, parcheggi di macchine, cartelloni pubblicitari, stabilimenti industriali, immaginate una foresta rimasta intatta per millenni: questa foresta era l’antico volto della pianura padana. In queste selve, abbattute per la maggior parte alla fine del Settecento, si praticava nella più remota antichità il culto della luna. Si credeva che la luna guidasse nel cielo notturno lunghe file di donne a cavallo dirette in luoghi lontani o a convegni di streghe nelle radure delle foreste. Si credeva che la luna proteggesse gli uomini durante la caccia e fosse responsabile della crescita rigogliosa della vegetazione. La luna che sorge a est, che ci porta l’oriente e, come in questa canzone di Battiato interpretata dalla cantautrice romagnola Alice, le voci, i profumi e i silenzi dell’India.

 Musica. Alice: Luna indiana (di Franco Battiato).

 Oggi, chi la guarda più la luna? Chi alza più lo sguardo al cielo, di notte? Appena s’intravvede, il nostro astro, tra un palazzone, un palo dell’alta tensione, un tetto pieno di antenne e paraboliche … Ma no, c’è qualcuno che la guarda. I poeti visionari come Fellini; i lunatici come lo scrittore reggiano Ermanno Cavazzoni, dal cui libro “Il poema dei lunatici” il grande regista romagnolo ha tratto il suo ultimo film, il suo testamento spirituale. “La voce della luna” è un film notturno, dove i due protagonisti percorrono la pianura padana inseguendo sogni e ascoltando la voce della luna che sale dai pozzi: la luna che cade nei campi di notte, che parla solo se c’è silenzio; la luna che nasconde i delitti e illumina gli amori; la luna che è della stessa natura dei sogni. “Che fai tu luna in ciel / dimmi che fai / silenzïosa luna?”.  Ascoltiamo la colonna sonora firmata da Nicola Piovani e arrivederci alla settimana prossima.

 Musica. Nicola Piovani: La voce della luna (dalla colonna sonora dell’omonimo film di Federico Fellini, 1990).


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