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17 Ottobre 2009 | Paesaggio dell'anima

Le delizie estensi

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

17 ottobre 2009

Le musiche di questa settimana: Modena City Ramblers, Samuele Bersani, Chaos, La Rossignol, Lucio Dalla

Modena City Ramblers: Delinqueint Ed Modna.

Cari ascoltatori, la settimana scorsa eravamo a Modena, come ci ricorda questa bella canzone in dialetto, del 1994, dei Modena City Ramblers, che parlano della  bellezza e della fatica di essere una «banda i sunador / con du tambur e gnanc un sold», una banda di suonatori con due tamburi e neanche un soldo, e girare la bassa e i paesini di montagna per far divertire «un bancari, un dutor e di sfighè».
La storia di Modena s’identifica per alcuni secoli con quella dello Stato Estense, fino al 1598, l’anno in cui Ferrara passò allo Stato Pontificio. Divenne allora Modena la capitale del ducato. Da Modena a Ferrara bisogna passare per Bologna. «A Bologna i portici tengono in piedi le case / hanno i reumatismi e le artriti di braccia operaie / Fingono di non sentire o di non sapere / chi sta prendendo la città a calci nel sedere». E’ la riflessione amara sulla Bologna di oggi fatta dal cantautore Samuele Bersani, che a Bologna ci vive, e che vede la città, un tempo la più festaiola d’Italia, preda della paura: «sembra Varsavia a due ore dal colpo di stato / con i sonnambuli sul cornicione / fra telecamere anti-intrusione». 

Musica. Samuele Bersani: A Bologna.

«Al centro esatto di Piazza Maggiore / con leggerezza da pattinatore / Bologna adesso voltati / mi fai commuovere». Termina così la canzone di Bersani, contenuta nel nuovo album “Manifesto abusivo”. Bologna ci saluta, si accomiata da noi, e la strada provinciale 64, che corre in parallelo all’autostrada, ci porta per le pianure umide a Ferrara, città di terra e di acque, di nebbie e di delizie: la città capolavoro del Rinascimento. Ad accoglierci, dopo poco più di mezz’ora di macchina nella luce cadente di un tramonto sulla Bassa, è la musica dei trevigiani Chaos, che battezzano col nome della città estense questo brano di elettronica, frutto – come gli altri del cd “Quattordicizerodue” – di un’improvvisazione collettiva registrata presso un bar di Treviso nel 2002. 

Musica. Chaos: Ferrara.

A Ferrara prendiamo in mano il libro di John Dickie sulla storia degli italiani a tavola (“Con gusto”, s’intitola), dove è descritto il suntuosissimo banchetto del 24 gennaio 1529 con cui furono celebrate le nozze di Ercole d’Este, figlio del duca Alfonso I ed erede al trono, e Renata, figlia del re di Francia, che gli portava in dote l’alleanza con Parigi. Il banchetto, durato l’intera notte e fino al giorno seguente inoltrato, è ben documentato, si conoscono tutte le portate e quasi si stenta a credere che a disposizione di ognuno dei 104 commensali ci fossero 18 porzioni di undici tipi diversi di pesci, tre uccelli interi delle dimensioni di un cappone o di un fagiano, altri cinque più piccoli, tre porzioni di carne e quattro di salsicce, salame e prosciutto, 15 fra tortini e sfogliatelle, un assortimento vario di biancomangiari, frittelle, insalate e via discorrendo. Il tutto accompagnato da musiche, danze, esibizioni di attori e buffoni, giochi, riffe, e dalla rappresentazione di una commedia con testo e regia di Ludovico Ariosto, anche lui assoldato (a malavoglia, ma senza darlo a vedere) tra i cortigiani che dovevano divertire i signori. Invece, appena fuori del palazzo, i contadini falcidiati da guerre, carestie, pestilenze e inondazioni, mangiavano pane e aglio, e polenta, quando c’era.  

Musica. La Rossignol & Domenico Baronio: Pavane e Gaillarde Ferrareze (di Pierre Phalèse, 1510-1575).

La Rossignol, ensemble di musica rinascimentale, sotto la direzione di Domenico Baronio nel 2004 ha inciso un cd dedicato a “Canti e danze alla corte estense tra XV e XVI secolo”. Le danze ferraresi che stiamo ascoltando, opera di un musicista fiammingo del Cinquecento, ci portano dentro il tempo splendido e feroce della Ferrara antica che si è meravigliosamente conservata sino a oggi. Le mura ancora raccontano “la storia del dispotismo rinascimentale in tutta la sua magnificenza e infamia”, come scrive John Dickie. Ferrara allora era insieme fortezza e giardino: composta in parte dagli stretti vicoli medievali e in parte da viali e parchi principeschi, con al centro un imponente castello. La campagna intorno era costellata di “delizie”, ossia luoghi di piacere, come una villa in un parco o un castello in riva al fiume, dove la vita di corte urbana trovava un altro palcoscenico in cui allestire il proprio sfarzo. Da una festa in una di quelle “delizie” di campagna, i pittori del Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia hanno rubato gesti, voci, sguardi che ancora oggi ci intrigano.
Quelle ragazze di cinquecento anni fa che si salutano, si abbracciano, lavorano a maglia, amoreggiano coi fidanzati – ah, vorremmo staccarle dall’affresco e averle qui con noi, come si farebbe con quelle che oggi occhieggiano dai manifesti pubblicitari. “Staccarti da quel muro e poi venire giù /con noi”, canta Lucio Dalla, pensando che “Quando c’erano i cavalli, non si arrivava mai / Veniva buio presto, e presto era già tardi/La notte non finiva mai…”.

Musica. Lucio Dalla: Viaggi organizzati.

 

Brano corrente

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