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24 Luglio 2008 | Racconti d'autore

Le ipotesi del dott. Brando

di Maurizio Corrado, Bohumil Edizioni, Bologna, 2006. Prima puntata

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura introduzione di Fulvio Redeghieri. Voci di Rossana di Stefano, Maria Gervasio, Maurizio Corrado, Marina Brancaccio.

Dove la scienza si ferma, arriva il dott. Brando. A cavallo tra Indiana Jones e un teologo, il dott. Brando è un ricercatore puro con un innato desiderio di verità che lo proietta in avventure mozzafiato in giro per il mondo. Come nei migliori thriller, Brando si muove anche quando sta fermo sul suo divano o passeggia in giardino. E’ il cervello a guizzare veloce inseguendo ipotesi che nessun ricercatore oserebbe formulare. Ogni avventura parte da una di queste ipotesi, dalla necessità di verificarla scientificamente. Del dott. Brando si sa poco: adora il Cardenal Mendoza e a volte vi aggiunge zenzero; ama il piacere, che provenga da una squisita crema di scampi o dalle vive forme di una donna; è un viaggiatore instancabile e nella biblioteca della sua casa vicino al fiume conserva sicuramente Calvino, Buzzati e gli autori di Vienna e Buenos Aires.
 

Architetto e saggista, Maurizio Corrado svolge attività culturale in architettura e design. Dal ’95 si interessa di ecologia applicata al progetto. E’ stato vicedirettore di Casa Vogue Espana, ha lavorato per la tv con Canale 5 e Sky, svolge lezioni in scuole di design e architettura bioecologica, cura la collana Costruire Naturalmente e ha all’attivo diverse pubblicazioni nel settore. Vive a Bologna dal 1966.


Parallelamente all’attività professionale, si dedica alla scrittura letteraria e si occupa di teatro, sia come attore interpretando Pinter, Williams, Schmitt, Goldoni, sia come autore. E’ fresca di stampa per Bohumil Edizioni la sua prima raccolta di testi per il teatro, intitolata “Teatro Ecologico”, che segue la pubblicazione de “Le ipotesi del dott. Brando”, per lo stesso editore.


Prima puntata

Le piogge di Brando

Narratore: Rossana Di Stefano
Lotte: Maria Gervasio
Brando: Maurizio Corrado
Fiore: Marina Brancaccio

Dall’audiolibro “RadioBrando”, Bohumil Edizioni.


Nel 1935 il dottor Wilhelm Reich, psicanalista eretico, cominciò una ricerca per stabilire se gli organi sessuali in stato di eccitazione presentassero un incremento della carica elettrica presente sulla pelle. All’esperimento, che durò due anni e si svolse in un laboratorio dell’Istituto di Fisiologia dell’Università di Oslo, parteciparono allievi, amici, curiosi. L’esperimento riuscì perfettamente, dimostrando fra l’altro che il potenziale elettrico aumenta solo quando si sviluppa una sensazione di piacere.



Troviamo Brando a Oslo. E’ notte, freddo gelido, Brando cammina su di una strada bagnata. Paesaggi così li ricorda nei film americani quando qualcuno si aggira nei vicoli, fra le case e i grattacieli, esce del fumo bianco da qualche parte, i palazzi sono neri, luci colorate lontano, all’incrocio con l’altra strada. Ma qui siamo a nord, tutto è più umido e ovattato, c’è sicuramente la neve dietro l’angolo, ammucchiata, soffice ad attutire il suono dei passi di Brando, che va veloce e tranquillo. Svolta inaspettato in un passaggio stretto, quasi le spalle toccano i muri, una specie di gola, il vento fischia più forte, Brando tira giù il cappello, guardando avanti. Una piazzetta, un albero al centro. La porta è sulla destra. Brando la raggiunge, si toglie il cappello, suona.

Ciao Brando.
Ciao, Lotte.
Sei in ritardo.
Chi manca?
Nessuna, le hai misurate tutte.
Una ci sarebbe.
Fiore non te la lascio misurare.
Lasciamela.
No.
Avevamo detto tutte, manca solo lei. Lo sai, non la tocco. Ciao Fiore.
Fiore! Ti avevo detto di non uscire!
C’era la porta aperta, sono venuta a vedere. Ciao Brando, le mie amiche mi hanno detto certe cose di te !
Vieni, che ti misuro.
Torna subito qui, dottor Brando!
Ci vediamo più tardi, è libera, vero, la otto?

Brando sale le scale portandosi per mano Fiore, che lo segue incitata dalle altre. C’è dell’altro. Reich aveva dimostrato che il piacere era la sola emozione capace di aumentare la carica elettrica della pelle e aveva costruito uno strumento per misurarla, Brando l’aveva perfezionato: Reich aveva ragione. Aumenta. Ma c’è dell’altro.

E poi, cosa succedeva in quel laboratorio nei due anni che erano serviti all’esperimento? Oslo, febbraio 1935. Wilhelm Reich e i suoi collaboratori hanno finalmente lo strumento che misura le variazioni della carica elettrica della pelle. Vogliono sapere se in stato di eccitazione certe parti del corpo producono più energia e quanta. Si chiudono in un laboratorio per due anni a dimostrarlo. Ci riescono, ma cosa successe veramente in quel laboratorio? E Lotte? Lotte Liebeck, l’allieva che anni dopo gli regalò il microscopio Leitz a 1.500 ingrandimenti?


Brando è a Oslo da qualche settimana. Ha lasciato a casa la giovane moglie e ha preso alloggio in un piccola villetta di legno scuro lungo il fiordo. La mattina vede il mare blu della Norvegia. Fa colazione con aringhe affumicate e caffè nero. Sta inseguendo una pista. Reich sapeva dei temporali? Aveva scoperto che l’eccitazione produce energia elettrica, aveva costruito uno strumento in grado di produrre nuvole e farle scomparire, ma sapeva dei temporali? Brando era convinto che il segreto stava in quei due anni passati a misurare le minime variazioni del corpo, di tutta la pelle nuda, quella delle sue allieve, quella delle amiche, quella di Lotte. Possibile che non gli sia mai successo? Quanti temporali ci sono stati in quei due anni? Per verificare la sua ipotesi Brando aveva perfezionato lo strumento di Reich, ora aveva la forma di un uovo. Poteva misurare le variazioni elettriche e produrre piacere. Era il piacere la chiave, se non c’era non si produceva energia. Arrivato ad Oslo, Brando aveva cercato notizie di Lotte Liebcke, ne aveva trovato la nipote, Lotte, come la nonna. Gestiva una casa chiusa nella città vecchia. Fiore era sua figlia.

Cos’è quel coso?
Un uovo.
E a che cosa serve?
Indovina.
Dimmelo tu.
Serve a tutti e due.
Davvero?
Sì.
E a me a cosa serve?
Adesso te lo faccio vedere.

L’aveva fatto vedere anche a sua madre, Lotte, per convincerla a fargli leggere le lettere della nonna a Wilhelm. Le teneva in una scatoletta di legno bruno, in fondo all’armadio della sua camera. Lotte era una donna curiosa, molto femminile, lunga, aggraziata, mora, col viso dagli spigoli morbidi. Era la preferita della nonna Lotte che, gli confessò, faceva lo stesso mestiere. Era stata lei a procurare al dottore quasi tutte le donne che servivano all’esperimento. Le aveva scelte bene, il meglio della sua casa. Durante quei due anni le scrivevano, le descrivevano le scene che vedevano nella stanza in cui avveniva l’esperimento.
Reich nel febbraio del ’35 aveva trentasette anni, un’età molto particolare. Brando ricordava che Caravaggio e altri ai trentasette avevano avuto un cambiamento, Caravaggio dal furioso che era, morì. Wilhelm è il dottore, è il capo del gruppo, deve organizzare il piacere e misurarlo. Fa le cose con calma, programma due anni, nel secondo l’esperimento diventa continuo, tutti, costantemente, sono in stato di piacere. Lotte le aveva lette, le lettere delle ragazze, la nonna le teneva nello stesso nascondiglio in cui erano ora le sue, poi le portò con sé durate un viaggio e sparirono. Parlavano di pelle, di profumi, di carezze infinite, di ore passate carezzando una caviglia, una parte della schiena, il seno, parlavano di orgasmi lunghi notti intere. E di temporali, pioggia, vento, turbinii d’acqua. L’anno più bagnato del secolo lo chiamavano da quelle parti.
Brando avvicina l’uovo alla pelle di Fiore. La sfiora, senza toccarla mai. Lungo la schiena, tra i due segni lungo la spina dorsale, fino alla fessura che divide i due morbidi globi di carne tonda. E’ fra i seni, ora, sospeso a mezz’aria, Fiore dischiude piano la bocca, le labbra sembrano faticare a staccarsi l’una dall’altra. L’uovo è sceso all’ombelico, è ai piedi del monte. Si ferma.

Ci siamo.
Ci siamo cosa?
Stavolta piove, ne sono certo.
Sì.
Tu che dici, pioverà?
Sì.
Piove, eh?
Sì. Piove, piove, scende l’acqua, scroscia, scende, è qui.

Brando alza gli occhi alla finestra. Le gocce hanno già formato un decoro omogeneo. Ha iniziato da poco, appena l’uovo è arrivato al monte. Non succedeva con tutte le donne, solo con quelle che sapevano godersi il piacere, Brando ormai le riconosceva dallo sguardo, quelle che facevano piovere. Alcune producevano orgasmi in grado di provocare magnifici temporali furiosi. Dimostrata questa ipotesi, tutta la meteorologia ne sarebbe risultata sconvolta. I monsoni come risultato dell’azione erotica delle donne indiane, i tornado e i cicloni gli improvvisi scatenamenti sessuali di una donna delle praterie. E i giorni interi di pioggerelline brumose della provincia francese, quante donne in casa nelle lunghe giornate d’autunno. Ecco spiegati gli improvvisi acquazzoni estivi, che ti prendono in mezzo al pomeriggio assolato.

Ci sono, è fatta!
Brando, vieni qui con quell’uovo, dove vai?
E’ una questione d’acqua, è la tua acqua che chiama quella dall’alto.
Acqua chiama acqua.
E siamo solo all’inizio.
Continua.

Le labbra di Fiore si dischiudono piano, sembrano faticare a staccarsi l’una dall’altra. Altra acqua scorre.
Altri giorni sono trascorsi. Brando è all’aeroporto di Malaga. Giorni di sole, senza una nuvola, non piove più. Brando è perplesso. Ha scelto l’Andalusia, ormai ha bisogno solo di una ultima prova, un incontro in campo neutro con qualcuno che venga da lontano e che non sia influenzato da niente di quello che è successo a Oslo. La sua giovane moglie tra poco sarà lì. E’ stata lei a fargli venire quell’idea. Fu un pomeriggio d’estate, fuori il sole bruciava le case, abbagliante, fra gli scuri della finestra si infiltrava un raggio che brillava di piccole scintille. Brando si girò verso di lei, una lama di luce le segnava la coscia, il fianco. Fu esattamente quando gli occhi si incontrarono. Fu quello il momento. Una grossa goccia d’acqua da intenso, forte, improvviso temporale estivo gli colpì la mano appoggiata sul davanzale.
L’aereo arriva. Il cielo è limpido. L’aero si ferma. La scaletta, il portello si apre. Ne esce un piccolo piede in una scarpetta nera, alta, lucida. Si guardano da lontano, si sorridono, si desiderano. Accanto al piede di lei che tocca terra arriva puntuale la prima grossa goccia d’acqua di un intenso, forte e improvviso temporale d’estate.

Brano corrente

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