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15 Settembre 2012 | Paesaggio dell'anima

L’estate dei nostri profumi

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

15 settembre 2012

Le musiche di questa puntata: Victoria Tolstoy, Paolo Ghetti, J. S. Bach, Serge Lama, Franco Battiato.


Musica. Victoria Tolstoy: Summer calling

Cari amici, avete visto ieri come ha fatto presto l’estate più lunga e calda degli ultimi cento anni a tramutarsi in autunno. Ieri, un acquazzone tropicale ha vomitato per dieci minuti la sua furia d’acqua sulla regione. Poi basta, come niente fosse. Sono due tre giorni che piove e il cielo è grigio, ma dicono le previsioni che l’estate riprenderà il suo corso, con temperature più miti, prima di lasciare il posto alla stagione di mezzo, all’autunno che – come nella canzone d’apertura di Victoria Tolstoy – è preludio ai brillanti freddi invernali. Cieli tersi di cristallo, che a loro volta annunceranno la splendente primavera e quindi l’estate che ci chiama a viva voce, che grida la sua esuberante brevità. E’ il ciclo delle stagioni, bellezza. Dell’estate sconvolta dagli anticicloni africani, cosa ci è rimasto? Quale immagine, quale visione e, soprattutto, quale profumo, quale odore? Perché l’olfatto, dei cinque sensi, è il più evocativo, quello che ci richiama immediatamente una sensazione, un momento vissuto, un’esperienza passata e radicata nella memoria. L’olfatto è il senso privilegiato della memoria. Come nel brano del contrabbassista di Forlì Paolo Ghetti, l’estate è memoria d’Africa: profumo d’Africa.

Musica. Paolo Ghetti: Profumo d’Africa.

Che cosa dona l’estate al nostro olfatto? L’odore delle creme abbronzanti, il profumo dei gelsomini o del timo, se siamo al sud; l’odore della salsedine del mare Adriatico e quello più sottile dell’umidità che precede l’acquazzone estivo; l’odore dell’asfalto rovente e, se siamo in montagna, i verdi profumi del bosco. Gli odori sono suscitatori di ricordi, sono i più grandi alleati della memoria. Nella puntata scorsa, abbiamo parlato della “Storia sociale degli odori” di Alain Corbin, un testo molto conosciuto che nella traduzione italiana porta l’introduzione di Piero Camporesi, storico e antropologo dell’Università di Bologna, tra i saggisti italiani più letti al mondo. Ebbene, Camporesi dice che noi viviamo in una società post-odorosa, che censura l’olfatto perché esso richiama il senso del desiderio, dell’appetito, dell’istinto, insomma l’animalità. La nostra, invece, è una società anestetizzante che abolisce le puzze, i sentori animali, gli odori sessuali, cadaverici e del sangue, nascondendoli sotto un tappeto di igiene artificiale e tecnologico, in cui l’olfatto serve soltanto a metterci in guardia dagli odori sgraditi del sudore, dell’aria tossica, delle acque inquinate, dei cibi andati a male.

Musica. J. S. Bach: Variazioni Goldberg BWV 988. Variazione 23 (pianoforte: Gaia Pizzirani).

Nel Settecento, l’epoca di Bach, gli odori sprigionavano il massimo della loro potenza. Eppure, sentite quanta delicatezza d’animo, quanta grazia, quanta maestria contengono le Variazioni Goldberg, musica inebriante che profuma di cipria e pastiglie odorose! Alla fine del Settecento, agli odori escrementizi dei corpi animali e alle traspirazioni fetenti della plebe si risponde con delicati profumi floreali. Passa di moda il muschio, che ha la funzione di sottolineare gli odori corporei più che di nasconderli, e ottengono uno straordinario successo l’acqua di rose e l’acqua di lavanda; e presto i sentori vegetali delle isole tropicali conferiranno una nota esotica alla gamma delle essenze floreali. Si diffonde l’uso della pasta di iris per profumarsi l’alito, delle acque profumate alla frutta per i riti dell’igiene intima e del fazzoletto profumato nelle tattiche femminili di seduzione. Per un secolo rimane in voga la “cipria alla marescialla”, un sapiente miscuglio di iris, garofano, lavanda, rosa, arancio e maggiorana; s’impongono anche la cipria d’iris e la polvere di garofano. La stanza da bagno diventa il tempio della seduzione, amplificata da tappezzerie e specchi.

Musica. Serge Lama: La salle de bain.

Ineffabile, sfuggente, l’odore è, diceva Gaston Bachelard, quel «particolare immenso» che in un attimo ci guida all’essenza delle cose, all’intimità più vera, svelata, anzi rivelata, nel ricordo, negli angoli nascosti della nostra memoria. L’olfatto e gli odori conosceranno nell’Ottocento una grande fortuna letteraria: Baudelaire e i decadenti si estasieranno con i profumi. I profumi si legano al piacere e l’odorato entra far parte della tavolozza sensuale dei poeti. Nel brano che chiude la nostra puntata, Franco Battiato mette in musica una celebre poesia di Baudelaire, “Invito al viaggio”, con traduzione e adattamento del testo a cura del filosofo Mario Sgalambro. Nel testo originale, l’invito al viaggio porta in un luogo dove “i fiori più rari / confonderebbero i loro odori / ai vaghi sentori dell’ambra; / i ricchi soffitti, gli specchi profondi, / lo splendore orientale – tutto parlerebbe / nel segreto dell’anima / nella sua dolce lingua natale …”.

Musica. Franco Battiato: Invito al viaggio.

Brano corrente

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