8 ottobre 2011
Musica. Moby. In this world.
Cari ascoltatori, oggi forse non ci rendiamo conto che anche i nostri nonni, nei loro anni giovanili, sono stati un po’ pazzi come noi. Cento anni fa esistevano le avanguardie futuriste. Giovanotti che, stanchi della retorica imperante, del conformismo piccolo-borghese, delle accademie letterarie e artistiche, andavano nei teatri a far gazzarra, prendevano a calci i benpensanti e, quando rinsavivano un po’, magari riuscivano anche a produrre opere intelligenti. Tra i più matti ed esaltati dei futuristi nostrani, c’erano due fratelli, i conti ravennati Arnaldo e Bruno Ginanni-Corradini, in arte rispettivamente Arnaldo Ginna e Bruno Corra. Il primo era soprattutto pittore, il secondo scrittore e teorico. Data di nascita dei due: 1890 e 1892. Il tramite tra i due fratelli e Marinetti fu l’amico musicista romagnolo Francesco Balilla Pratella che aderì al movimento nel 1910. Fu lui a organizzare l’incontro ufficiale con lo stato maggiore futurista a Milano intorno al 1912.
Musica. Francesco Balilla Pratella: Musica futurista Op. 30 “Inno alla vita”.
I critici sostengono che Ginna e Corra abbiano rappresentato una linea secondaria, ma non insignificante, del futurismo italiano. Il 20 marzo 1914 nei sotterranei dell’Hotel Baglioni a Bologna si tiene una mostra alla presenza di tutto lo stato maggiore futurista, cui partecipa anche Ginna, il quale poi, nell’estate 1916, realizza a Firenze il film “Vita futurista”. Nel 1915 Corra pubblica il romanzo sintetico futurista “Sam Dunn è morto”, che può essere letto come un’anticipazione della poetica surrealista. Non vogliamo certo fare adesso una critica letteraria ma quel che notiamo è che, mentre noi oggi ce ne stiamo rimbambiti davanti alla tv, i giovani di allora cercavano di piegare la realtà a idee, sensazioni, stati d’animo mutevoli e anticonformisti, anziché subirla passivamente. L’immaginario futurista della metropoli li spingeva a cercare la velocità, lo scomposto agitarsi e lo scatenamento di energie occulte che provocano il dinamismo della realtà. Facciamo una pausa, non sappiamo quanto gradita, con una delle esperienze musicali più significative della musica futurista, l’“Intonarumori” di Luigi Russolo.
Musica. Luigi Russolo: Intonarumori: Ululatore e Ronzatore.
Nel 1918 Corra pubblica “L’isola dei baci”, scritto con Marinetti. E’ un romanzo “erotico-sociale” che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto farlo diventare “scrittore di successo”. Sentiamo come inizia il libro del nostro ravennate: “La troppo intensa partecipazione alla vita febbrile della nostra epoca guerresca e rivoluzionaria, ci costrinse, ai primi di agosto, a prenderci quindici giorni di assoluta vacanza. Il primo treno in partenza dalla stazione di Milano verso un porto di mare, alla ricerca di un’isola piacevole e fresca. Napoli. Banchina dell’Immacolatella. Le quattro del pomeriggio. Mancano pochi minuti alla partenza del piroscafo per Capri. Odori ruvidi e selvaggi di carbone, catrame, sterco, carrube e aranci collaborano colla fermentazione bollente del mare. Atmosfera di lana scottante. Sul ponte troviamo a stento due posti che ci permettono di sudare comodamente fra un deretano di popolana e un napoletano sbarbatissimo, vestito all’inglese, che ostenta un accento perfetto nel parlare francese”.
Musica. Francesco Balilla Pratella: La guerra. La battaglia.
Una vacanza di cent’anni fa. Ma aspettate un attimo. Adesso arriva la scrittura futurista. “Il mare gonfio d’oro accecante. Afa. Abbiamo la sensazione di trovarci nel letto dorato di Desdemona sotto i cuscini e i pugni del negro Otello. Ansia crescente. Desiderio di tuffarsi nel fresco della velocità, verso l’ indaco del golfo liscio, ricamato di scie e triangoli stanchi di vele. Se non si parte subito avremo fatalmente un colpo di sole”. Poi, appare una signora in “toilette nera, sotto l’ala fuggente di un magnifico cappello nero: viso pallido delicato, bocca sensuale un po’ grande, occhi scuri ma brillanti …”. Oggi il tutto fa un po’ ridere: “Dal balcone aperto non entrava che calore, voluminoso e soffocante calore di vegetazione esuberante e di vigne mostruose, calore concentrato dei vini rossi e fantasiosi, calore delle larghe stelle scoppiate di calore sul mare spasimante in calore. Si respirava male come imbavagliati da due belle mani femminili. Inquietudine lussuriosa. Palpito lontanissimo dei lontanissimi rimbombi del fronte quasi dimenticato. Notte schifosamente neutrale e pacifista fatta per l’animale che striscia, il pancione che russa, la donna che beve l’amore da tutti i pori”. Questi erano i pensieri, cari amici, dei nostri nonni e bisnonni: era appena finita la prima guerra mondiale.
Musica. Paul Whiteman: Capriccio futurista.