Salta al contenuto principale
2 Maggio 2009 | Paesaggio dell'anima

L’uomo con gli occhiali sporchi

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

2 maggio 2009

Le musiche di questa puntata: Rumba de Bodas, Massimo ‘Ice’ Ghiacci, Popoli Dalpane Ensemble, Bob Dylan.

Musica. Rumba de Bodas: Evenu Shalom.

Apriamo, cari amici, la puntata di oggi con un brano che ha tutta la forza della tradizione ebraica, ma condito in salsa bolognese: sono note sfuggite al ghetto, nascosto nel cuore rosso della città, e riproposte da una band di giovanissimi che si appoggia su una buona sezione di fiati e la voce di Giulia Soli per districarsi brillantemente tra folk, blues e soul. Non male, per degli esordienti.
Da Bologna prendiamo la strada per Modena: non l’autostrada né la vecchia, cara Via Emilia, ma il treno, questa volta: un mezzo, anch’esso, che in continuazione ci mette sotto gli occhi panorami urbani e tratti di campagna che sembrano usciti – e non potrebbe essere diversamente – dall’obiettivo di Luigi Ghirri. Il grande fotografo reggiano s’interrogava, nell’epoca dello sradicamento e della perdita del luogo, sul significato dello stare, del vivere in un posto, che gli sembrava ormai ovunque un andare alla deriva. Con questa idea, guardando fuori dal finestrino, raggiungiamo Modena accompagnati da una canzone di Massimo “Ice” Ghiacci, componente storico dei Modena City Ramblers e autore nel 2008 di un album solista, “Come un mantra luminoso”.

Musica. Massimo ‘Ice’ Ghiacci: Brenda tra i treni. 

Un brano, questo, che parla di treni e di amori. “In fondo, l’amore è una curva nel viaggio”: bella frase da mettere in una canzone. Arrivati alla stazione di Modena, ci indirizziamo verso il nostro obiettivo: la mostra di fotografia che è in corso nel nuovo spazio culturale dell’ex ospedale Sant’Agostino. Qui troviamo concentrati, in 130 immagini, i maestri italiani della fotografia: Basilico, Fontana, Ghirri, Jodice, Vaccari. Pur nelle diverse scelte estetiche, i cinque grandi fotografi riuniti in questa mostra che si intitola “Uno”, hanno in comune l’appartenenza alla generazione nata a cavallo degli anni Quaranta e, soprattutto, il radicamento nel territorio: Fontana e Vaccari sono modenesi e Ghirri lo è diventato d’adozione. Non è un caso, dunque, che la fotografia abbia trovato una nuova casa a Modena, città tra le più attente a questo linguaggio, insieme alla vicina Reggio Emilia, sede anch’essa d’importanti rassegne come “Fotografia Europea”.

Musica. Popoli Dal Pane Ensemble: On some faraway beach (cover di Brian Eno).

L’autore del pezzo che stiamo ascoltando è Brian Eno, il cui lavoro di sperimentazione si estende dalla musica alle arti visive e alle immagini. On some faraway beach è una sua canzone degli anni Settanta che vi proponiamo nell’interpretazione dell’ensemble bolognese di Tiziano Popoli e Marco Dalpane. Partendo dal fatto che il nome Eno è il prefisso derivato dal greco òinos, vino, a Popoli e Dalpane è stato chiesto da varie istituzioni di trattare le canzoni del musicista inglese come sottofondo perfetto per assaggi di vini nelle cantine e nelle enoteche. Ci sembrava questo il pezzo migliore per introdurvi alla mostra, considerato che Modena è la patria del lambrusco. Per tornare alla fotografia, possono ammirare nella rassegna modenese i suggestivi scorci di città di Gabriele Basilico, i paesaggi urbani di Franco Fontana, i paesaggi inconfondibili di piazze e natura di Luigi Ghirri, le visioni archeologiche di Mimmo Jodice e le elaborazioni concettuali di Franco Vaccari. Sono immagini dell’Italia che cambia, emozioni di opere d’arte ma anche figure dello spaesamento di cui parlavamo all’inizio.  

Musica. Popoli Dal Pane Ensemble: Golden hours (cover di Brian Eno).

Eccoci dunque qui, cari amici, a guardare qualche foto di Ghirri. Ogni volta è un’emozione. Lui fotografava di tutto. Come scrive Gianni Celati, che con Ghirri ha collaborato a lungo, fotografava cose a cui nessuno bada: le strade per andare al lavoro, quello che aveva in casa, oleografie casalinghe, ritagli di cieli – cose senza importanza, ma che rivelano un modo sorprendente di guardare il mondo. Aveva un modo, come dire, contadino di osservare le cose: parlava di un modo di abitare il mondo diverso da quello urbano, troppo frettoloso e disattento. Il suo modo di guardare era estatico. Pensava per immagini; ma non andava a caccia d’immagini straordinarie, come molti fotografi. Non credeva alle immagini uniche, ma che ogni immagine ne richiamasse un’altra, in un gioco di rimandi, visioni, apparizioni. Nel 1980, scrive Celati, “questo omino che non si puliva mai gli occhiali, che andava vestito come capitava, che fotografava con una piccola macchina 24 per 36”, venne invitato a esporre alla celeberrima Light Gallery di New York. Nell’82 dopo una mostra in Germania è incluso tra i venti maggiori fotografi mondiali. L’omino con le lenti perennemente appannate, che per anni aveva viaggiato su Volkswagen scassate, che si dimenticava di pagare le multe, in una confusione di debiti e pignoramenti, ci ha insegnato che il mondo prende forma perché qualcuno lo osserva. Lo contempla, ne sente il respiro, ma non lo invade, non lo massacra. Quando andava in giro a fotografare, ascoltava sempre musica. Bob Dylan era la sua passione. 

Musica. Bob Dylan: Lay lady lay.

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi