Il nostro vagabondare in Romagna ci ha portati ad ascoltare una musica popolare come il valzer: un attacco di fisarmonica, un ritmo altalenante, e la nostra strada si rimpicciolisce, diventa un viottolo di campagna che ci conduce a quella lontana aia sulla quale ballavamo abbracciati a una giovane contadina. Cominciano le danze e la cicala si fa sentire sul melo del cortile.
Musica: Fulvio Redeghieri
La musica più nota della Romagna è il liscio, così chiamato perché era un ballo di riposo, un intermezzo tra i balli saltati, che richiedevano un intenso lavoro di piedi. Con il liscio, invece, il piede non si doveva alzare e i ballerini prendevano fiato. Un ballo più riposante, dunque, rispetto agli altri balli tipici del territorio emiliano, che erano di andamento veloce: balli saltati appunto, come quelli irlandesi, come la giga, nata in Emilia, tra la valle del fiume Idice e il torrente Samoggia.
La giga, che tutti associano all’Irlanda, nata in Emilia? Come il liscio, che nonostante la celebre canzone “Romagna mia”, è originario del Reggiano? Abbiamo bisogno di capire meglio quell’immenso laboratorio musicale a cielo aperto che è la nostra regione, e perciò torniamo in Emilia, a Bologna, per incontrare Steno Cimato, direttore dell’associazione culturale Vecchio Son che organizza corsi di musica e danza, e Marco Bertoni della stessa associazione.
Steno e Marco ci guideranno in un viaggio in regione attraverso la musica popolare emiliana. Ascolterete suoni e canti capaci di scalfire la nostra indifferenza, con il loro selvaggio profumo di passato. Sarà un percorso benedetto dalla memoria, storico ma anche contemporaneo, che svilupperemo in un due puntate attingendo alle fonti del Vecchio Son, che sono innanzitutto contatti umani e vecchie registrazioni, frutto di donazioni di privati. Con questo materiale, Steno e Marco stanno cercando di costruire un archivio della musica popolare in regione, che finirà poi in rete e sarà scaricabile gratuitamente. Tutti, così, potremo conoscere geni dimenticati quali Melchiade Benni e Leonildo Marcheselli. Il primo, soprattutto, con le sue gighe e le sue danze saltate ci riporta alle nostre radici celtiche, perché è noto che i Celti erano arrivati sin oltre Bologna.
Allora, Steno, da cosa cominciamo? Qual è il primo brano che ci fai ascoltare e perché.
Musica: Melchiade Benni e il violino suonato alla maniera irlandese. Influenze celtiche e contaminazioni tra Emilia e Irlanda.
Musica: Leonildo Marcheselli, l’inventore della “Filuzzi”, un ballo bolognese.
Musica: Gli strumenti dimenticati: la piva “dal carnèr”.
Musica: Le mondine: canto di lavoro, politico e d’amore.
Con il canto urlato delle mondine di Bentivoglio termina la prima parte del nostro viaggio in regione attraverso la musica popolare. La settimana prossima riprenderemo la nostra conversazione con Steno Cimato e Marco Bertoni, che ci faranno ascoltare nuovi brani, dai canti d’osteria alle splendide atmosfere degli Ustmamò, un gruppo delle nostre montagne, al confine fra l’Emilia e la Toscana, passando attraverso gruppi ormai affermati nel panorama internazionale come i Modena City Ramblers e i Fiamma Fumana.