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5 Giugno 2006 | Paesaggio dell'anima

N°15-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 15° Puntata

Musica. Fabrizio De Andrè: Tema di Rimini.


Cari amici, siamo di nuovo a Rimini e sulla costa romagnola. Stiamo infatti ascoltando il “Tema di Rimini” dall’album di Fabrizio de Andrè intitolato alla città adriatica. Vi abbiamo parlato, nella puntata della settimana scorsa, del tempo dilatato delle vacanze degli italiani nei decenni passati, quando l’estate sembrava non finire mai. La “villeggiatura”, come si chiamava la vacanza di allora, durava l’intera stagione estiva, non era un “mordi e fuggi” come oggi, magari ripetuto ogni fine settimana. E non era nemmeno l’evasione dal lavoro cercata nel luogo più lontano possibile, nelle mete esotiche dove si va intruppati in villaggi vacanze uguali sotto ogni latitudine.



Musica. Ben Webster: Honeysucle Rose



Facciamo un passo indietro nel tempo. Il grande scrittore ferrarese Giorgio Bassani ricorda le sue estati a Riccione negli anni Trenta: “Ci muovevamo da Ferrara il 10 di agosto, insieme con la donna di servizio (…). Sotto una tenda non lontana dalla nostra qualcuno faceva andare un grammofono. Non potrei dire che musica fosse: forse jazz. Come spesso accade sull’Adriatico, ai primi di settembre la stagione mutò di colpo. Il numero dei villeggianti cominciò a diminuire. Sulla spiaggia le tre o quattro file di tende o di ombrelloni si ridussero in breve a due, e poi, dopo una nuova giornata di pioggia, a una sola”.



Musica. Righeira: L’estate sta finendo.



Quelli erano ancora i tempi della vacanza di pochi, della villeggiatura. I mitici anni Sessanta hanno inventato la vacanza di massa. E l’hanno inventata proprio a Rimini. Una eco di quegli anni, almeno nelle atmosfere, la troviamo in questa canzone di Franco Battiato e Giusto Pio magistralmente interpretata da Giuni Russo, Un’estate al mare. Il motivo, entrato nella hit parade italiana il 7 agosto 1982, dipinge con ironia un quadretto tipicamente estivo e disimpegnato, tra “ombrelloni-oni-oni” e salvagenti: “Un’estate al mare/ voglia di remare/fare il bagno al largo…“. Nelle strofe, mentre descrive strade mercenarie del sesso o copertoni che bruciano, la voce della cantante rimane sui toni bassi, ma nel ritornello, sospinta da una sorta di twist techno-pop, si libera di ogni peso e sulle ali della brezza marina sale alle ottave più alte, fino a raggiungere le altezze dei gabbiani, di cui imita il verso.  



Musica. Giuni Russo: Un’estate al mare.



Per i villeggianti le vacanze consistevano, fino agli anni Sessanta, nel trasferire la vita di città su una spiaggia o in un albergo. La Babilonia estiva della vacanza aveva i suoi riti, che sono stati codificati nel luogo di vacanze per eccellenza della borghesia, la Versilia, ossia Viareggio, Forte dei Marmi. Qui, nell’alito serale della macchia mediterranea, tra centinaia di auto di lusso parcheggiate nei locali alla moda, saliva fino alle stelle la voce urlante di Mina, mentre fuori si intrecciavano amori, finalmente veri, furtivamente carnali, “moderni”, dopo la fame, l’astinenza, la morigeratezza degli anni della guerra e della ricostruzione. Invece Riccione, e ancor più Rimini, che già sotto il fascismo ospitavano nelle colonie i bambini del popolo, erano mete di massa, più abbordabili. Ma anche qui l’anima più autentica della vacanza era l’abitudine, la ripetizione, cioè il ritrovare anno dopo anno giochi, serate, amicizie e – naturalmente – amori. Al ritorno, con Mina, e in coincidenza con l’avvio della teleselezione su tutto il territorio regionale, si poteva canticchiare: “Se telefonando io potessi dirti basta…”, dato che gli amori estivi non resistevano quasi mai alla prova dell’inverno.  


Musica. Mina: Se telefonando.



Come ci ricorda Edmondo Berselli, ci sarebbero voluti almeno vent’anni, prima che Pier Vittorio Tondelli riscattasse la Riviera dal suo luogo comune fatto di ombrelloni, piadine, famigliole in gelateria e seduttori all’ingrosso di tedesche e scandinave. La Rimini notturna con le sue luci, la sua gente, il suo mare, la sua musica, esce completamente trasfigurata dal romanzo di Tondelli, che si intitola appunto “Rimini” e che fu pubblicato nell’estate 1985 divenendo subito un best-seller. Tondelli è stato il primo a paragonare Rimini a Hollywood, Nashville o Las Vegas, e cioè a “un luogo dove i sogni si buttano a mare, la gente si uccide con le pasticche, ama, trionfa e crepa”. E’ stato anche il primo a descrivere la Riviera degli anni Ottanta come “una palude bollente di anime” che “vogliono il successo, la ricchezza, la notorietà, la fama, la gloria, il potere, il sesso”. Sovrapponendo l’America alla provincia italiana, il Pier – com’era affettuosamente chiamato Tondelli – è stato capace di cogliere la vitalità segreta delle cose, da viaggiatore di stupori e smarrimenti qual era.


Tra le canzoni che hanno accompagnato la stesura del romanzo e che sono scrupolosamente citate alla fine, c’è questo brano dell’amatissimo gruppo degli Smiths, che vi facciamo ascoltare e sul quale ci congediamo, dandovi appuntamento alla settimana prossima.  



The Smiths: Reel around the fountain

Brano corrente

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