Musica. Vinicio Capossela: Estate
Cari amici, la bella stagione in Italia è al culmine e noi da qualche settimana vi stiamo trascinando per
L’estate, dunque, come metafora della stagione più sensuale della nostra vita. Le stagioni dell’anno, diceva il filosofo Andrea Emo, hanno un riscontro nelle stagioni della storia dell’arte. L’inverno è gotico, la primavera rinascimentale, l’autunno languido, dorato, decadente. Ma l’estate è barocca: è la polpa succosa, il frutto maturo, la carne che deborda dai costumi, i seni opulenti delle Cleopatre di Cagnacci, secentesco pittore romagnolo, delle donne felliniane, delle ragazze in spiaggia o ai chioschi di piadine.
Musica. Melandri, Picari, Titi, dal CD “Perle”: Danae
Ci stiamo avvicinando pericolosamente al mito. E lo facciamo utilizzando i testi che Ilaria Milandri ha scritto sul mito greco per la bella voce di Daniela Piccari, con l’arrangiamento di Luciano Titi. Unendo pittura, musica e poesia,
Musica. Ennio Morricone: From american sex appeal to the first Fellini
Quello che potrebbe essere provinciale squallore, diventa sotto l’abile regia di Federico Fellini, mito, magia, memoria incancellabile.
Musica. Enrico Ruggeri: Il mare d’inverno
Sogni impossibili sono anche quelli che si gonfiano dentro il mare d’inverno, come un’onda che fa diventare chilometri di bagnasciuga un unico, interminabile ricamo da abito da sposa. Il mare d’inverno – dice questa canzone – sono “punti invisibili rincorsi dai cani / stanche parabole di vecchi gabbiani / (…) alberghi chiusi, manifesti già sbiaditi di pubblicità”..
Fellini trasforma il mare, l’inverno, la nebbia, il silenzio, la solitudine, in uno spettacolo festoso di luci e colori, in una Fata Morgana che ci inganna, in un circo di emozioni. A proposito di circo, la sentite questa musichetta? E’ il circo che impazza nella nostra testa, sono i nani e le ballerine del mondo di Fellini messo in musica da Nino Rota. E’ come se all’improvviso, dall’entroterra romagnolo, sbucassero i matti, come lo zio di “Amarcord” che sta sull’albero, o i personaggi infagottati a cui il vento sferzante, lungo la riva d’inverno, gonfia il soprabito creando forme imprevedibili e bizzarre.
Musica. Nino Rota:Fellini I Clown
Rimini, dunque, cos’è? L’abbiamo già detto: non un luogo reale, ma una dimensione della memoria. “Rimini – dice ancora Fellini – è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare. Lì la nostalgia si fa più limpida, specie il mare d’inverno, le creste bianche, il gran vento, come l’ho visto la prima volta”. Il regista ricorda l’apparizione del Grand Hotel in una sera d’inverno: “Si sentiva nel buio l’urlo del mare: il vento ci soffiava in faccia il pulviscolo gelato delle onde. Il Grand Hotel, chiuso come una piramide, lassù in alto con le sue cupole e i pinnacoli che sparivano tra i banchi di nebbia, era per noi ancora più estraneo, proibito, irraggiungibile”.
Musica. Mia Martini e Loredana Bertè: Il mare d’inverno.
La prossima settimana saremo di nuovo sulle tracce di Fellini, nella Rimini di “Amarcord”. Un caro saluto a tutti.