Bentornati, cari amici, dopo la pausa estiva. Cosa avete fatto, in queste due settimane? La diversa geografia delle vacanze, che ripartisce i giorni dedicati all’ozio secondo le latitudini, non permette che il mondo si fermi a riposare tutto insieme. Qui è estate, nell’emisfero australe inverno. La nostra estate, ancora viva, comincia però a declinare: Ferragosto, il giorno più immobile dell’anno, è passato. Piano piano, si ritorna verso i lavori e i doveri.
Musica. Amalia Grè: Estate.
“Estate: il sole che ogni giorno ci scaldava (…) / adesso brucia solo con furore. / Tornerà un altro inverno (…) / la neve coprirà tutte le cose…” – canta
Le nostre puntate di fine estate ripartono da Rimini, la capitale italiana delle vacanze, dove vi avevamo lasciati – ricordate? – con un’immagine felliniana. I due protagonisti dell’ultimo film del regista romagnolo, La voce della luna, assistono in un paese della “Bassa” a una grande festa organizzata per celebrare la cattura della luna ad opera di una mostruosa trebbiatrice. Durante la ripresa televisiva in diretta di questo avvenimento, tutti sono frastornati da suoni, balli, grida, tranne i due eroi felliniani, i soli capaci di comprendere e rispettare il silenzio e la magia della luna. Ed è in onore delle “voci” della luna che vi facciamo ascoltare
Musica. Cristina Zavalloni: Tonada de luna llena.
Un’interprete versatile, Cristina Zavalloni, capace di passare da un arrangiamento pop al jazz e alla sperimentazione. I critici paragonano questa cantante e compositrice bolognese alla grande Cathy Berberian.
Ma torniamo alla nostra estate declinante, a Rimini, alla Riviera. Forse vi siete accorti che stiamo dando, al nostro viaggio in regione attraverso la musica, l’impronta – come dire – di un rimescolamento di sogni. E’ la musica che ci porta a questo. E anche il “carattere” della nostra regione, abitata da visionari, sognatori, eccentrici, lunatici, a partire dal reggiano Ludovico Ariosto con il viaggio di Astolfo sulla luna, fino al modenese Antonio Delfini e al riminese Fellini. Ma avremo occasione di parlarne. Ora, a proposito di sogni, vogliamo farvi ascoltare un brano che introduce i percorsi futuri di questa nostra trasmissione. Si intitola “Sogni” – appunto – e ne è autore Samuele Bersani, cantante romagnolo (nato a Rimini, vive a Bologna) di grande sensibilità e intelligenza. Sentite com’è bello questo testo che parla di sogni che “s’infilano come soldi nelle fodere dei cappotti”.
Musica. Samuele Bersani: Sogni.
Il sogno, si sa, è affine alla malinconia. “Beati gli insensibili alla malinconia – dice il testo di Bersani – / quelli che stanno brindando alla mia / e mangiano dei gamberi in salsa di coriandoli / soffiati da un sassofono che forse fa del jazz / ma solleva anche tutta la polvere dell’osteria”. Che dire: siamo a due passi dal surrealismo, che di sogni se ne intendeva.
Parliamo di sogni, siamo in Riviera, e dunque la nostra guida è ancora Federico Fellini. Lo tiriamo di nuovo in ballo perché lo scorso giugno è stato presentato a Roma, a Cinecittà, quella specie di diario figurativo che raccoglie i disegni e le annotazioni che faceva sui propri sogni. “Il librone”, come lo chiamava Fellini, era rimasto chiuso per anni nel caveau di una banca per controversie tra gli eredi. Nel 2003 l’ha acquistato
Musica. Bevano Est: Pata track.
Ma cosa c’è dentro “Il libro dei sogni” di Fellini? Ve lo diciamo mentre ascoltiamo questa splendida Pata track del gruppo romagnolo dei Bevano Est. Dentro “il librone” ci sono le sue sfrenate fantasie notturne: disegnate, colorate, ornate di vignette. Ci sono maestri e capistazione, suore e infermiere, uomini con la valigetta, e tante, tante figure femminili, nelle situazioni più conturbanti, dalle corse in bicicletta alla felice oscenità di seni immensi e sederi debordanti. Ci sono, insomma, le radici oniriche di molte scene dei suoi film. Fra i fogli del libro dei sogni si riconoscono i volti di Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Anita Ekberg, o anche scene di film, come il Rex di Amarcord e il transatlantico di E la nave va. C’è, ad esempio, Fellini stesso che fa colazione sui binari: situazione che si ritrova poi identica in uno spot pubblicitario girato per la Banca di Roma, con Paolo Villaggio. Questo per dire come i sogni, strappati ogni notte all’insonnia, alimentassero il cinema di Fellini, fossero il terreno fertile in cui prendevano corpo le galassie meravigliose dei suoi film.
Musica. Loy & Altomare: Sogni.
I sogni, dunque. Fellini era attratto dalla magia e dal senso del sacro di Jung. E fu proprio un allievo di Jung operante a Roma, Ernst Bernhard, a consigliargli di scrivere e disegnare i suoi sogni. Nacque così “il librone”, dove dal 1960 all’86 Fellini registra il suo densissimo flusso onirico, in cui trovano posto i motivi di sempre: il retroterra cattolico, l’immaginario sfrenato, la seduzione del circo, il compiaciuto gioco autobiografico, le subrettine dai seni eretti, le vamp pannose, le gigantesse, in una parola
Musica. Bevano Est: Pata track.
Lettura di Fulvio Redeghieri.