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28 Agosto 2006 | Paesaggio dell'anima

N°24-PAESAGGIO DELL’ANIMA

Paesaggio dell’anima, un viaggio in regione attraverso la musica. 24° puntata.

Carissimi, avete fatto sogni fantastici questa settimana? Noi, per quanto
possiamo, vogliamo farvi sognare ancora un po’, con le nostre musiche e con  i paesaggi e le situazioni della nostra regione.
Nella puntata precedente vi abbiamo fatto ascoltare una canzone tratta dal  nuovo album del cantautore romagnolo Samuele Bersani, L’Aldiqua. In questo disco, registrato a Cattolica, è contenuto un brano ispirato alla morte del  pacifista e giornalista italiano Enzo Baldoni, assassinato in Iraq nel 2004  dai suoi sequestratori. La canzone, nonostante il ritmo tranquillo, è un pugno nello stomaco. Racconta il sogno di un pacifista finito in incubo. “Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro / che mi staccasse la testa in una volta sola…”.

Musica. Samuele Bersani: Occhiali rotti.

Quali sono i sogni di un pacifista morto in mezzo a una guerra? Bersani
racconta di aver composto la canzone dopo aver visto in tv i figli di
Baldoni. Giovani e belli, davanti alle telecamere hanno manifestato una
dignità rara. “Mi sono commosso – ricorda Bersani – e sono andato a leggere  il blog di Baldoni”. Dove si trovano frasi come questa: “Guardando il cielo  stellato, ho pensato che morirò anch’io in Mesopotamia, e che non me ne  importa un baffo. Tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della terra…”. Così, Bersani conclude la canzone  mettendo in bocca a Baldoni questo addi “un bacio a tutti / fate sogni  belli e pochi brutti /i miei occhiali si son rotti /ma qualcuno un giorno se li metterà…”.

Oltre che a Enzo Baldoni, il disco è dedicato a Raffaello Baldini, poeta
dialettale di Santarcangelo scomparso lo scorso anno, e a Lino detto
“Baratle”, cantastorie popolare di Cattolica, che ha influito sulla
decisione di Samuele di dedicarsi alla musica.

Musica. Pneumatica Emiliano Romagnola: Santina marcia.


La Romagna, ancora e sempre. Da Rimini, eccoci dunque a Cattolica: dal greco Katholikà, perché era un arsenale dell’Esarcato bizantino. Il nome deriva dalla controversia che, all’epoca del concilio di Rimini, nel 359 d.C., opponeva da un lato i vescovi fedeli all’eresia ariana e dall’altro quelli cattolici. Questi ultimi, rifugiatisi nella zona dove oggi sorge Cattolica, generarono il toponimo. Già a partire dal Medioevo la città si organizzò per ospitare i numerosi viandanti che da quella zona passavano per commerci, viaggi e pellegrinaggi. Intorno al 1500, a Cattolica si contava una ventina di  taverne, ma sarà il XIX secolo a consacrarla città turistica, grazie alla moda dei bagni di mare. Da allora, favorita anche dalla costruzione nel 1861 della ferrovia Bologna-Ancona, Cattolica diventa un rinomato centro di villeggiatura, ricco di alberghi, pensioni, ristoranti. I benestanti cominciano a costruire qui le loro residenze estive, mentre il treno aiuta chi abita nell’entroterra a realizzare il sogno del mare. Dalle stazioni al mare, dunque: come dice il titolo di questo raffinato brano degli Avion Travel.

Musica. Avion Travel: Dalle stazioni al mare.

Cattolica e Cesenatico presidiano, rispettivamente, il sud e il nord della
Riviera. Sopra Cesenatico c’è Cervia; ma subito dopo, con i lidi ravennati, entriamo nel Parco del Delta del Po, nel mondo umido degli argini, delle bonifiche, degli acquitrini, che non è più Romagna. E’ la Camargue italiana, e c’è già aria di nord.
Stretta fra ‘montefeltrini’ e ‘romagnoli veri’, come rabbiosamente si
definiscono i ravennati, Cesenatico può ben rappresentare il glorioso
travaglio della Romagna, celebrando, col famoso brodetto, il porto di
Leonardo, l’imbarco di un Garibaldi braccato dagli austriaci e il museo
della marineria – l’unico in Italia – con i suoi bragozzi a vela latina
tenuti in acqua pronti a una partenza che non avverrà mai più.
A sud, invece, Cattolica segna il confine della Romagna con le Marche: i
gloriosi Malatesta contro gli odiati Montefeltro – o viceversa.
Da Forlì viene una cantautrice che vi abbiamo già proposto – Alice – e di
cui ora vi facciamo sentire un bellissimo brano, Al Principe. Il testo è una poesia di Pier Paolo Pasolini, il nostro grande scrittore corsaro, contenuta ne “La religione del mio tempo”, poemetto pubblicato nel 1961 che esprime la crisi degli anni Sessanta, tra delusione rivoluzionaria e sirene
neocapitalistiche. Altre pagine di Pasolini musicate da Mino Di Martino per Alice sono contenute nell’album “Viaggio in Italia” del 2004.
Ascoltate le parole di questo brano. A cosa servono i poeti? A “dare stile
al caos”, dice Pasolini.

Musica. Alice: Al Principe.

Torniamo verso Rimini. A Santarcangelo di Romagna, sede di un
conosciutissimo festival del teatro, rendiamo omaggio alla memoria del più  grande poeta romagnolo del Novecento, scomparso l’anno scors Raffaello  Baldini. Scriveva in dialetto romagnolo, ma i critici lo annoverano tra i  tre-quattro più importanti poeti italiani. Il poeta guarda un treno che passa e dice:
“… che bello / andare lontano, ma non si sta male neanche a casa, /qui,
alla finestra, da solo, / che c’è un filo di luna, si vede uno stellato, /
balena, laggiù? / e dal giardino delle suore viene il profumo / della
filadelfia”.

Non ve l’abbiamo letta com’è scritta, questa poesia, perché nemmeno noi sappiamo pronunciare bene il dialetto romagnolo. Ci vorrebbe l’attore Ivano Marescotti, che ha portato in teatro con successo le poesie di Baldini. La natura parlata dei versi restituisce il turbamento, lo spaesamento, l’incapacità di adattarsi alle cose dei personaggi del paese, che si esprimono in un bassofondo continuo, e si perdono nel filo dei propri discorsi.
Basta, prendiamo un violino e andiamocene in giro a suonare. Il poeta, come il musicista, è un fabbricante di sogni. Lo dicono in questa canzone i Modena City Ramblers. “Giro col mio violino per le piazze e per le strade / la gente intorno balla e trova il tempo di sognare”.


Basta un violino, e una vita randagia, ma libera: un giorno qui, un giorno là. Il poeta ha bisogno di molto tempo, sostiene Pasolini, “ore e ore di solitudine”, perché solo nella solitudine, e nel pensiero (lontano, in sottofondo) della morte, si forma quell’ebbrezza che si chiama vita. Arrivederci alla prossima puntata.

Musica. Modena City Ramblers: Il fabbricante di sogni.


Lettura Fulvio Redeghieri.

Brano corrente

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