“Verso la fine di gennaio il mare si stava facendo aspro, cominciava a rovesciare sul paese un pattume spesso, e poche settimane dopo ogni cosa era contagiata dal suo umore insopportabile. Da allora il mondo non valeva la pena, almeno fino al prossimo dicembre, e nessuno rimaneva sveglio dopo le otto. Ma l’anno in cui venne il signor Herbert il mare non si alterò, nemmeno in febbraio. Al contrario, si fece sempre più liscio e fosforescente, e nelle prime notti di marzo esalò una fragranza di rose”.
Questo è l’incipit – lo ricordate? – di un romanzo di Gabriel Garcia Marquez, La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata. Oggi parliamo di Colombia, della sua capitale Bogotà, e la citazione è d’obbligo. Nostro interlocutore, per Bogotà, è Maurizio Quadrio Balestrieri, che gestisce il Ristorante Piccolo Caffè, dove propone una cucina italiana e, soprattutto, emiliana.
Lasagne, dunque, a Bogotà. Ma com’è questa città, questa metropoli di otto milioni di abitanti? Come molte altre capitali del sud del mondo, ha un centro moderno dove si trova di tutto e un’immensa periferia dove si ammucchiano milioni di emigrati e disperati alla ricerca di una vita migliore.
Prima di lasciare la parola al nostro ristoratore, ricordiamo che in Colombia esiste una sola associazione di emiliano-romagnoli. E non a Bogotà ma a Barranquilla. Ricordiamo anche in breve i problemi della Colombia. La cosa che più impressiona è la situazione di violenza, di quasi guerra civile. Da una parte ci sono un governo e un esercito che tutelano gli interessi dei grandi latifondisti, i quali hanno creato dei gruppi paramilitari per difendere meglio le loro terre dedicate all’allevamento o alla coltivazione di cocaina. Dall’altra parte ci sono i gruppi guerriglieri nati da povera gente che vedono nella violenza armata l’unica speranza di cambiare la società. Questi si mantengono con i fondi raccolti attraverso i sequestri di persona e con il pizzo messo sulla produzione di droga nelle
zone da loro dominate. Giornali e televisione ogni giorno raccontano di attacchi, sequestri, bombe, uccisioni, scontri tra i vari gruppi. Questa situazione di violenza ha spinto milioni di persone a fuggire dalle zone di guerra, sperando di stare più tranquilli nelle periferie delle città che stanno continuamente crescendo. E’ il fenomeno dei desplazados, costretti a fuggire per non essere uccisi.
Ma qualcosa forse sta cambiando anche qui. Infatti Maurizio Quadrio sembra abbastanza tranquillo e ottimista. E’ così, Maurizio?
Intervista a Maurizio Quadrio.
Bene, allora parliamo di cose positive. Diciamo che Bogotá è ricca di parchi e ospita il Festival Iberoamericano di Teatro, evento in grado di riunire numerosi artisti e compagnie teatrali provenienti dalla Spagna e da molti paesi dell’America Latina. La città è anche sede di un festival del cinema, che permette di far conoscere al mondo i talenti sudamericani. Il principale polo culturale della città si incontra nel quartiere de
Il nome Bogotà deriva dalla parola indigena Bacatá, che indica un tipo di agricoltura praticata dagli indigeni Zipas. E, a proposito di indigeni, di fusioni etniche e culturali, non possiamo dimenticare che questa è terra di grande musica. La voce più pura, potente e regale della Colombia è quella di Toto La Momposina. Questa signora che si presenta in scena avvolta in stoffe coloratissime, è la grande matriarca della musica latina e caraibica. Gabriel Garcia Marquez la portò con sé a Stoccolma per la cerimonia di consegna del Nobel per la letteratura. Mentre lei cantava, lo scrittore liberava sul palco decine di farfalle gialle. Di lei si è innamorato Peter Gabriel, che l’ha inserita nella sua scuderia di “suoni globali” della Real World. Toto canta le storie del fiume Magdalena, degli schiavi neri portati con la forza dall’Africa, che nei secoli si sono mescolati alla popolazione india. Nelle sue canzoni si fondono la tradizione caraibica e il folclore della sua terra, i suoi spettacoli sono feste di musica, danze e colori.
Torniamo alla musica colombiana. Un altro risultato della mescolanza delle razze è Shakira, di padre libanese e madre di origini spagnole e italiane. Shakira è nata a Barranquilla e il suo nome, tradotto dall’arabo, significa “donna piena di grazia”, ma è anche una forma di ringraziamento dato che viene dalla parola araba Shukhran (“grazie”).
Molti considerano Shakira un grande talento. Sempre Gabriel García Márquez ha scritto che la musica di Shakira è inimitabile perché dotata di un ritmo sensuale che nessun altro può reggere come lei.
Concludiamo il racconto di Maurizio Quadrio Balestrieri, ristoratore emiliano a Bogotà, con un brano di musica salsa, un genere che ha in Colombia uno dei punti di massimo sviluppo. Ballate, ballate fino a stancarvi! E arrivederci alla prossima puntata.
Lettura Fulvio Redeghieri.