Bentornati, cari ascoltatori, nel paesaggio della nostra anima. Anima vagabonda, che si appresta a tornare a casa, ma ancora indugia perché l’inverno non è arrivato. Ci sarà tempo, allora, per restare al chiuso; intanto, filtriamo l’Emilia-Romagna attraverso suoni e voci concepiti altrove. Sentite anche voi questa musica che sembra il canto leopardiano di un pastore errante dell’Asia, evocato dalla viola di Kim Kashkashian?
Musica. Kim Kashkashian: Hoy, Nazan.
Dove siamo? Nelle pianure dell’Asia centrale, sull’altopiano anatolico o in una steppa immaginaria, richiamata alla nostra mente da immagini che abbiamo sognato, o visto in un film, in un fotografia, e che ci hanno attraversato con i giusti rumori di contorno, il canto del muezzin, il cinguettio degli uccelli, il brusio del mercato? Chiudiamo gli occhi e ascoltiamo Antonella Ruggiero che canta in turco Il sole al nadir, brano inserito nel film “Harem Suare” di Fernan Ozpetek. “Fare poesia è come cercare di ricordare una melodia che hai dimenticato”, sosteneva il poeta Philip Larkin. E noi stiamo tentando di ritrovare in questo viaggio che ci ha allontanato dall’Emilia-Romagna, i suoni nascosti del pianeta, per portarli tutti in casa nostra, nella nostra regione.
Musica. Antonella Ruggier Il sole al nadir.
In realtà, siamo come i bambini delle colonie di Rimini – scrive in una poesia il cantautore bolognese Claudio Lolli: “poveri soldatini minimi / già dati in pasto alle cerimonie / ma (…) sanno ancora progettare / argini immaginari, sponde / dighe e barriere da non abbandonare / ma poi a sera / imbronciati in faccia al mare / non hanno vecchi a cui domandare / perché quest’Adriatico / si muove così, così piano…”.
Dall’altra parte dell’Adriatico, al di là degli argini della pianura, delle sponde della nostra infanzia, delle dighe erette col pensiero dai bambini di colonia che eravamo; al di là dell’Adriatico tranquillo, risuona la musica degli oscuri Balcani, con un brano classico, Ederlezi, divenuto noto grazie al musicista serbo-croato Goran Bregovic. Lo sentiamo cantare, invece, questo brano, dalla nostra Ginevra di Marco, con la sua voce di pianura che si fa zingara, nomade, contaminata dai vagabondaggi spirituali e musicali dei gruppi legati a Giovanni Lindo Ferretti, in cui dolcemente militava.
Musica. Ginevra Di Marc Ederlezi.
Ciò di cui abbiamo bisogno, e che continua a ritardare il nostro ritorno a casa, è lo spazio. In un mondo che si fa sempre più pieno, come risultato della globalizzazione, lo spazio è un lusso. Come quando in un albergo o in un teatro si trova la scritta “tutto esaurito”, facciamo esperienza ogni giorno, in strada, in autobus, nei negozi, del “riempimento” del mondo. Non è più possibile tracciare un confine dietro il quale sentirsi sicuri, dice il sociologo Zygmunt Bauman. I confini sono labili, porosi, la gente si sposta, li attraversa, occupa i nostri spazi. “Datemi spazio / Io voglio tanto spazio – grida Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane. Voglio spazio per cantare, crescere, errare / saltare il fosso della divina sapienza”. Queste parole sono diventate musica. A cantarle è Milva, straordinaria interprete brechtiana, chanteuse di tango e di molto altro, di natali ferraresi.
Musica. Milva canta Alda Merini: Spazio.
Voglio spazio, dunque. Abbattere dighe, attraversare fiumi, sostare sui ponti. Rimaniamo in area balcanica, dall’altra parte dell’Adriatico. Lì c’era un fiume, la Neretva, che trovava la via del mare. Poi l’ha persa, quando è scoppiata la guerra nella ex Jugoslavia, e Sarajevo, città simbolo della convivenza etnica e religiosa, è diventata un inferno, preda dei cecchini. Quando il nostro tenore modenese, Luciano Pavarotti, chiese al celebre gruppo rock degli U 2 di scrivergli una canzone per il Pavarotti & Friends di Modena, Bono stava finanziando un film sugli assediati di Sarajevo, un film sulla vita in tempo di guerra. E’ nata così Miss Sarajevo, una delle canzoni più belle degli U 2, dove la voce di Bono si intreccia con quella potente di Pavarotti.
Musica. Pavatotti & Bono (U2): Miss Sarajevo.
Ma a volte non serve andare lontano. Noi, in Emilia, la nostra piccola Russia ce l’abbiamo in casa. La nostra piccola Pietroburgo si chiama Cavriago, un paese in provincia di Reggio Emilia dove – unica in Europa e forse nel mondo – esiste ancora una piazza intitolata a Lenin. Distrazione, demenza o bizzarria – si chiedono gli Offlaga Disco Pax, gruppo reggiano che ironizza sulle vicende comuniste e post-comuniste di questa terra. Alludono a una sorta di “socialismo tascabile” e immaginano la testa di metallo scuro che campeggia in piazza Lenin a Cavriago, lacrimare come la Madonna di Civitavecchia. Piange, il feticcio di Lenin, per la follia di quei paesani che mantengono il tirannico simbolo di un passato egualitario e livellatore, in uno dei posti più liberi e ricchi del mondo…
Con questo brano vi diciamo arrivederci, cari ascoltatori, alla prossima settimana, per continuare nel nostro lento ritorno a casa.
Musica. Offlaga Disco Pax: Piccola Pietroburgo.
Lettura di Fulvio Redeghieri.