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18 Dicembre 2006 | Paesaggio dell'anima

N°40-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 40^ puntata. La musica celtica.

Cari amici, sentite questa musica? Arrivano i Celti, e viene voglia di
ballare. Arrivano i Celti, perché si avvicina il Natale. La città si veste
di luce e gli addobbi natalizi rallegrano le strade. Senza saperlo,
ripercorriamo ogni anno con questa festa le tracce dei nostri antenati
pagani, che identificavano nel solstizio d’inverno il dies natalis, il
giorno di nascita del sole, quando il nostro astro comincia il suo ritorno
nei cieli boreali.


Musica. Dubliners: Cry of the celtic
 

Nei tempi antichi, la vita appariva misteriosa, indecifrabile, soggetta a
forze oscure e magiche che bisognava rendersi amiche. A questo servivano i riti: a esorcizzare la paura, come quella di vedere il sole, d’inverno, perdere forza e ridurre il suo corso nel cielo. Il sole indebolito andava, pertanto, aiutato accendendo fuochi che con il loro calore lo stimolassero a riprendersi. Da qui la tradizione di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia di Natale. Spesso questi riti avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione. Si spiega così l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimonie propiziatrici
dell’abbondanza e in alcuni casi, come tra i Celti e i Germani, di
accoppiamento durante le feste. Anche l’albero di Natale ha origini
nordiche. L’abete per i Celti e i Germani simboleggiava il punto d’unione
tra cielo e terra, tra gli dei e l’uomo.


Musica. Gregorian Masters of Chant: Celtic trance
 

Durante il solstizio d’inverno si decorava l’abete per propiziare l’avvenire
e le nascite. Ancora oggi le decorazioni dorate o argentate sono una
promessa di felicità materiale, mentre il brillio luminoso anticipa la luce
che rischiarerà il mondo dopo il solstizio d’inverno. Le luminarie che
salgono fin sulle torri di Bologna e addobbano balconi, terrazze e finestre di paesi e città, ci mettono l’allegria che la religione cristiana ha
conferito, assieme a nuovi significati, a questa festa, ma affondano le
radici nella notte celtica. E l’albero di Natale sta lì, nel salotto di casa
o nella piazza maggiore, a incantarci con il suo sfavillio, facendoci uscire
dall’oscurità invernale verso la luce primaverile. 

 
Musica. Gianni Perilli e Fulvio Redeghieri: Astro del ciel

 

Profuma di Scozia e di Emilia-Romagna questo “Astro del ciel” suonato dai nostri due zampognari parmensi, Gianni Perilli e Fulvio Redeghieri. La zampogna è uno strumento musicale antichissimo, in uso presso le comunità di contadini e pastori, come quelli che secondo tradizione si recarono alla grotta di Betlemme.

Le zampogne di provenienza medievale e rinascimentale quali la “piva”
emiliana – un tipo di cornamusa chiamata “piva int’e sacc” nell’area di
antico insediamento celtico a nord degli Appennini, e “piva dal carner” in
particolare nell’Appennino emiliano – ci avvicinano alle nostre sorgenti
nordiche.

Vi facciamo ascoltare allora questa cornamusa arcaica in un brano
tradizionale dell’Appennino reggiano. Il gruppo si chiama proprio Piva dal
Carner. Si tratta degli ultimi suonatori di questo strumento lasciatoci in
eredità dai Celti.


Musica. Piva dal Carner: brano tradizionale
 

A proposito della zampogna, abbiamo detto all’inizio della sua antichissima origine mediterranea legata alla civiltà pastorale. Si narra che fu Giulio Cesare a introdurla in Britannia. Iniziata la conquista dell’isola, il generale romano fu sorpreso dalla tenace resistenza dei guerrieri locali.
Una notte, un soldato per rilassarsi suonò la sua zampogna appena fuori
dell’accampamento. Ma creò un gran trambusto facendo imbizzarrire i cavalli.
Fu portato davanti a Cesare per essere punito. Il generale capì, invece, di aver trovato il modo per vincere i Britanni. Fece costruire cento zampogne, dispose i suonatori lungo l’ampia vallata erbosa scelta come campo di battaglia, vi attirò i nemici e, al momento adatto, ordinò ai suoi soldati di dar fiato alle canne. Il fragore spaventò i cavalli dei Britanni, che sbalzarono di groppa tutti i loro cavalieri. Quando i Britanni capirono la causa della sconfitta, ritennero la zampogna uno strumento magico, si lasciarono affascinare dal suo suono e, nel ricordo di quella battaglia, copiarono lo strumento realizzando un loro tipo di cornamusa che ancora oggi caratterizza le bande militari inglesi e scozzesi.

In ricordo di quella notte celtica, vi facciamo ascoltare “Celtic nights”,
un brano dalle sonorità new age che ci restituisce un po’ di quelle lontane magie. Arrivederci alla prossima settimana, quando il Natale sarà ancora più vicino.


Musica. Dalla raccolta “Celtic nights”: Hills of myst


Lettura di Fulvio Redeghieri.

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