La notte di Natale. Un vecchio con una gran barba carico di regali per tutti i bambini. Renne che percorrono le autostrade dei cieli. Stelle comete che sfrecciano con scie luminose. Canzoncine melodiose e voglia di tenerezza e bontà in un mondo malato. C’è qualcosa di più magico della notte più bella dell’anno? Fiocchi di neve allegri, anche solo immaginati sulle nostre facce, come i pupazzi di neve di quando eravamo piccoli. Può capitare, allora, di aprire la porta di casa per ammirare in giardino il grande albero di Natale carico di luci, e vedere là in fondo, nel buio, la sagoma di una volpe che scivola silenziosa sulla neve. “Fox in the snow” è il tenue acquerello acustico concepito sotto i freddi cieli di Glasgow dalla band scozzese Belle & Sebastian. Immagini sognanti, come quelle del Natale dei bambini.
Musica. Belle & Sebastian: Fox in the snow
Le celebrazioni del Natale risalgono al IV secolo d.C., quando la Chiesa
d’Occidente soppiantò la precedente festa pagana dedicata al dio Sole. Prima della conversione al cristianesimo, il folklore tedesco narrava come ogni anno, nel periodo del solstizio invernale, il dio Odino (Wodan) tenesse una battuta di caccia con gli altri dei e i guerrieri caduti in battaglia.
La tradizione voleva che i bambini lasciassero i propri stivali nei pressi del caminetto, riempiendoli di paglia per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Odino avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. Questa pratica è sopravvissuta in epoca cristiana, associata alla figura di San Nicola. E ancora oggi i nostri bambini lasciano zucchero e cibo per sfamare le renne di Babbo Natale, che affronta un lungo viaggio dal gelido nord per portar loro i regali. Tocca allora al nostro duo di zampognari di Parma, Gianni Perilli e Fulvio Redeghieri, introdurci alle atmosfere natalizie con questa “Tu scendi dalle stelle” suonata “alla maniera dei viandanti”, come recita il sottotitolo.
Musica. Gianni Perilli e Fulvio Redeghieri: Tu scendi dalle stelle.
Anche in Emilia-Romagna i mercatini di Natale, i presepi viventi, le
luminarie, gli addobbi natalizi, i concerti lungo le strade, la presenza
degli zampognari, le vetrine dei negozi tirate a festa, predispongono al
clima di allegria e serenità che per una quindicina di giorni sospende,
mette tra parentesi, la quotidiana fatica di vivere. E’ come se tutto si
allentasse, si stemperasse in una dolcezza ammiccante, aggrappata alle luci intermittenti degli alberi di Natale, alla profusione di beni che
straboccano dai negozi, quasi si sentisse la straordinaria energia creativa
o iniziatica che gli antichi associavano ai cicli naturali, ai momenti di
passaggio come il solstizio d’inverno.
Musica. John Fahey: Silent night, holy night
Ma è soprattutto la gola ad essere celebrata nei giorni di Natale, a Bologna “la grassa” come nelle altre città dell’Emilia-Romagna, forti di una tradizione culinaria che esplode nei giorni di festa. Cotechino e zampone modenesi, con le lenticchie che portano fortuna a Capodanno; i tortellini in brodo orgoglio di Bologna, come i superbi lessi o bolliti misti e gli altri bocconi cardinalizi che rallegravano le tavole della seconda città del papato; le anguille marinate di Comacchio, per il mangiar di magro della Vigilia. Nell’immaginario della letteratura gastronomica, sin dall’età
rinascimentale e barocca, la nostra è terra di cuccagna, abitata da gaudenti emiliani e sanguigni romagnoli. Ebbene, ancora una volta – se solo consideriamo gli insaccati per i quali siamo tanto famosi – la colpa è dei Celti. Sono stati loro a insegnarci a lavorare le carni in quel modo. Come loro eredità sono i nostri dialetti, l’uso di conservare il vino nelle botti o di coltivare la vite alta sul terreno sposandola a un albero. E la musica?
Sentite se non suonava il violino alla maniera irlandese, il leggendario
Melchiade Benni di Monghidoro, che a 90 anni andava ancora in giro a far ballare la gente nelle feste. Lui, morto nel 1992, il violino aveva imparato a suonarlo dai nonni, e loro chissà da chi, indietro nel tempo. Indietro nel tempo.
Musica. Melchiade Benni.
Alla fine, in questo ritorno alle radici, incrociamo di nuovo, la notte di
Natale, il nostro passato germanico, approdato poi, attraverso gli emigrati tedeschi e olandesi, in America. Lì, San Nicola-Nikolaus cambiò nome in Santa Claus e portò la tradizione natalizia di appendere una calza al caminetto. Nel tempo, l’ aspetto di Babbo Natale cambiò e all’inizio dell’ 800, per la gioia dei nostri bambini, alcuni scrittori fecero viaggiare Santa Claus su una slitta trainata da renne. L’America, infine, con la sua potenza immaginativa creò il mito del Natale romantico, con la famiglia stretta intorno all’albero, New York coperta di neve, un pasto caldo per i barboni, l’amore che si dilata fino a scoppiare, e le voci meravigliose di Dean Martin, Frank Sinatra, Nat King Cole a dire che si può essere felici.
Sulle note di “The Christmas song”, vogliamo farvi i nostri più cari auguri. Dunque, Buon Natale e Buon Anno a tutti i nostri ascoltatori, nella speranza di un 2007 di pace, serenità e amore. Tanti auguri di Buone Feste anche ai nostri amici dell’emisfero australe, di Australia e Sudamerica, dove è piena estate e magari festeggiano sotto un cielo stellato, in calzoncini corti e con la neve finta.
Musica. Nat King Cole: The Christmas song
Lettura di Fulvio Redeghieri.