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23 Dicembre 2006 | Paesaggio dell'anima

N°41-UNA CITTA’, UNA STORIA

Praga Magica. Prima puntata.

E’ inverno, è Natale, e Praga, cari amici, ci sembra il luogo giusto da raccontarvi in queste settimane. Lo facciamo cercando di tenerci lontano dagli stereotipi vacanzieri di Natale, perché Praga indubbiamente è stata un po’ snaturata dal turismo di massa che la vede come meta privilegiata del mordi e fuggi natalizio, dei tour all inclusive e dei viaggi last minute. Un soggiorno nella “città d’oro” merita invece un’attenzione e una preparazione particolari, perché Praga è un luogo che non può essere ridotto ai clichè turistici: “Praga magica” è il titolo del bellissimo libro di uno scrittore italiano, Angelo Maria Ripellino, che chiamiamo a farci da guida, per non perdere l’arcana sostanza, le ombre e gli splendori nascosti della città boema, il cui fascino resiste anche alla sua odierna americanizzazione.


A parlarci, infine, di Praga abbiamo chiamato Massimo Bernacconi, presidente dell’associazione degli emiliano-romagnoli della capitale ceca, che ci spiegherà la sua scelta di vita e di lavoro a favore di questa città, dove un piccolo nucleo di nostri corregionali, per lo più giovani, ha deciso di stabilirsi, insieme a parecchi altri italiani.


Parlavamo di italiani a Praga. E’ noto che molti nostri connazionali hanno lavorato alla corte dei re boemi: pittori come il grande Arcimboldo, e poi architetti, scenografi, stuccatori, figurinai. Dall’Appennino emiliano venivano i figurinai che avrebbero aperto, tra Otto e Novecento, negozi di statuine di gesso, così come i suonatori di organetto che raccoglievano qualche spicciolo nelle piazze. Lo stesso Franz Kafka ha subito – come rileva Pavel Eisner – una sorta di “complesso italiano”, risalente forse al periodo in cui lavorava nella filiale praghese delle Assicurazioni Generali di Trieste. Nel 1907, infatti, scriveva a un amico di aver iniziato a studiare l’italiano, in vista di un possibile trasferimento a Trieste. Di questo fatto rimane testimonianza nei cognomi Sordini, Sortini, Titorelli usati nel Castello.


Ma torniamo alla nostra guida letteraria, Angelo Maria Ripellino, e facciamoci introdurre da lui alla città boema tanto amata. A chi gli chiede un aggettivo per qualificare Praga, Ripellino risponde con: “arcano”. “E’ torbida e malinconica come una cometa, come un’impressione di fuoco la sua bellezza, e serpentina e obliqua come nelle anamorfosi dei manieristi, con un alone di lugubrità e di sfacelo, con una smorfia di eterna disillusione”. Ripellino, è vero, scriveva durante il periodo buio della dittatura comunista, qualche anno dopo la fallita e illusoria Primavera di Praga del 1968. Per dimenticare il triste presente – che conferiva ombre sinistre alla città, ma un merito almeno l’aveva: di preservarla dal consumismo che l’avrebbe “mcdonaldizzata” -; per scordare il presente, dicevamo, Ripellino rivive la metropoli boema degli alchimisti, del Quartiere ebraico, del Golem, delle taverne, dell’indole funeraria e maligna di certe sue fabbriche e strade, delle vecchie leggende, delle canzoni da fiera, degli aneddoti da birreria, facendo recitare intorno alle ombre dei suoi due personaggi simbolo – Josef K. e Josef Šveik –  una selva di maschere, personaggi storici e leggendari.


Comincia così “Praga magica” di Angelo Maria Ripellino. “Ancor oggi, ogni notte, alle cinque, Franz Kafka ritorna a via Celetná a casa sua, con bombetta, vestito di nero. Ancor oggi, ogni notte, Jaroslav Hašek, in qualche taverna, proclama ai compagni di gozzoviglia che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell’obbedienza. (…) Ancor oggi, ogni notte, alle cinque, Víteslav Nezval ritorna dall’afa dei bar, delle bettole alla propria mansarda nel quartiere di Troja, attraversando la Vltava con una zattera. Ancor oggi, ogni notte, alle cinque, i massicci cavalli dei birrai escono dalle rimesse di Smíchov. Ogni notte, alle cinque, si destano i gotici busti della galleria di sovrani, architetti, arcivescovi nel triforio di San Vito. Ancor oggi due zoppicanti soldati con le baionette inastate, al mattino, conducono Josef Šveik giù da Hradcany per il Ponte Carlo verso la Città Vecchia, e in senso contrario ancor oggi, la notte, a lume di luna, due guitti lucidi e grassi, due manichini da panoptikum, due automi in finanziera e cilindro accompagnano per lo stesso ponte Josef K. verso la cava di Strahov al supplizio (…)”.  


Sentiamo da Massimo Bernacconi, presidente dell’associazione Emilia-Romagna di Praga, se esiste ancora la “Praga magica” di Ripellino.


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 Amare una città significa identificarsi completamente in essa, abitarla come se ci si vivesse da sempre. Ho la certezza – scrive Ripellino – di avervi abitato in altre epoche. Già: ma chi ero? Forse un allievo dell’Arcimboldo, che dimorò per molti anni alla corte di Rodolfo II. O un ciarlatano che vendeva intrugli in una baracca a Piazza della Città Vecchia. O ancora, uno dei tanti architetti italiani che diedero inizio al barocco nella città boema. Oppure, senza andare così indietro nel tempo, “ero uno dei molti figurinai e stuccatori italiani, che nel secolo scorso affluirono a Praga, aprendovi negozi di statuette di gesso. Benché sia più probabile che io appartenessi alla folta schiera di quelli che, a ogni ora del giorno, giravano per le viuzze e i cortili della capitale boema con un organetto, nella cui parte anteriore splendeva un teatrino invetriato. Posavo l’organetto su un trespolo, alzavo la tela di canapa che lo ricopriva e, al volgersi della manovella, nella bacheca raffigurante una fuga di piccole sale con sfondo di specchi danzavano a coppie minuscoli vagheggini in marsina e calzoni bianchi, bianche damine con la crinolina e la pettinatura a paniere ed esigui ventagli”.


Eh sì, potevo essere uno dei tanti girovaghi dell’Appennino parmense arrivato col suo organetto o le sue scimmie danzanti in questa bella città sulla Moldava (Vltava in ceco).


Ma, chiunque fossi, è sicuro – scrive in “Praga magica” Angelo Maria Ripellino – che “da secoli io cammino per la città vltavina, mi mescolo alla moltitudine, arranco, gironzolo, annuso tanfo di birra, di fumo di treni, di melma fluviale… ”.


Chiediamo invece a Massimo Bernacconi chi sono e cosa fanno gli italiani e gli emiliano-romagnoli che oggi vivono a Praga.


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Cari amici, non abbiamo certo esaurito la nostra permanenza a Praga. Abbiamo bisogno di altre due puntate per scoprirne il fascino, talora inquietante, per quel tanto di diabolico che si è soliti attribuire al mistero. Città di alchimisti, tant’è vero che, oltre a quelli reali e celebri operanti dal Trecento in poi, vi sarebbe secondo tradizione, in un angolo della Karlovo Námestí, anche la casa natale di Faust, il mago che ebbe commerci col diavolo. E poi fu il maggior centro ebraico dell’Europa centrale. Ma di questo parleremo la prossima volta, appena trascorse le feste di Natale che avranno, forse, portato a Praga molti di voi.

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