Praga magica intitolava il grande scrittore Angelo Maria Ripellino, oltre trenta anni fa, il suo libro, che abbiamo usato nella puntata precedente per avventurarci nel fascino e nel mistero della capitale boema.
E magica, Praga lo è davvero. Lo è per la sua architettura, tra il barocco italianeggiante, il rococò asburgico e lo stile Secessione. Lo è per le sue stradine, per gli incomparabili scorci, per i sontuosi edifici nobiliari. O forse, ancora, per il misterioso incontro tra est e ovest, o per l’influenza storica della forte presenza ebraica. O, anche, perché effettivamente è una delle capitali riconosciute di maghi e magie, anche se oggi tutto questo fa un po’ sorridere.
Per tutti questi motivi, ha catturato molti stranieri, soprattutto giovani. Si calcola che siano oltre 40 mila i ragazzi stranieri, in maggioranza americani, che hanno scelto di stabilirsi in questa città, convinti che
Proviamo a girarla a piedi con lo sguardo rivolto verso l’alto, e ciò che vedremo sarà più interessante di qualsiasi museo. Cominciamo, ad esempio, da Starometske Namesti,
municipio, con l’orologio astronomico decorato dalle figure di Gesù, degli apostoli, della morte e del turco che ogni ora esibiscono la loro processione davanti ad una piazza gremita di turisti. La piazza è dominata al centro dalla scultura di Jan Hus, che fu eretta nel
Per chi, invece, non può fare a meno dei riferimenti occidentali, ci sono i bar e le discoteche, come in qualsiasi altra città europea. Per andarci, bisogna riattraversare tutta Praga verso Venceslavske Namesti (Piazza San Venceslao), un immenso viale che sale verso la facciata del Museo Nazionale, pieno di negozi e hotel per turisti, di discoteche e ristoranti, la parte forse meno vera della città.
Per i giovani, ubriachi d’occidente, la statua di Jan Hus è ormai diventata il «John Hus’ monument», mentre le persone più anziane rimpiangono i tempi in cui nessuno era ricco ma nessuno era povero. Ora che la libertà è un dato acquisito, le strade di Praga cambiano. Apre un negozio della Stefanel dove prima c’era un piccolo negozio d’abbigliamento boemo, i grandi magazzini diventano di proprietà tedesca e alcuni vecchi ristoranti chiudono. Nelle nuove boutique c’è la fila dei turisti e ogni anno apre un nuovo Mc Donald: il primo a Vaclavske Namesti, il secondo a Florenc, il terzo a Mala Strana. E poi pizzerie, ristoranti cinesi e altri luoghi globalizzati, con Starometske Namesti che scoppia di turisti.
Praga, prima, era bella. Malinconica e affascinante per la sua malinconia slava. «Si insinua sorniona nell’anima con stregamenti ed enigmi, dei quali solo essa possiede la chiave» – scriveva Angelo Maria Ripellino, che fu uno dei suoi innamorati perduti. “Praga non molla nessuno di quelli che ha catturato”, disse ancora di lei, citando alcuni autori che ne hanno fatto la loro amante, capace di stregare il visitatore per la magia del Ponte Carlo, per le viuzze silenziose e l’odore di carbone, per l’ebbrezza e la confusione fumosa delle sue birrerie e per la sua spontaneità. Praga, scrive Miloš Marten, “E’ bella. Ammaliante come una donna, inafferrabile come una donna, nei veli azzurri del crepuscolo, in cui si rannicchia sotto i fiorenti declivi, allacciata dalla cintura d’acciaio del suo fiume, cosparsa degli smeraldi di cupole verderame…”.
Chiudiamo questa rassegna di bellezza con le parole di un altro scrittore, Miloš Jiránek: “Vi sono sere in cui Praga, la nostra sporca, triste, tragica Praga nella luce d’oro del tramonto si muta in una bionda bellezza fiabesca, in un solo prodigio di luce e di fulgore”.
Arrivederci, cari amici, alla prossima e ultima puntata sulla capitale boema.