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23 Gennaio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°44-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 44^ puntata.
Emilia Romagna, cerniera tra Nord e Sud.


Cari amici, riprendiamo il nostro viaggio dopo le vacanze natalizie inseguendo una nostra idea di nord. Vi avevamo annunciato nell’ultima puntata che avremmo preso “la direzione degli avventurieri, dei curiosi, dei solitari, dei temerari”. Questa è la strada verso il settentrione, verso gli iperborei, come scrive la nostra guida di oggi: che non è un emiliano-romagnolo ma un professore inglese, Peter Davidson, autore appunto de “L’idea di Nord”, un libro che ci porta fuori dal bordo più estremo della mappa. Un punto irraggiungibile: forse solo un’idea.
Entriamo subito nel vivo con questa splendida canzone di Nick Drake, “Northern sky”: cielo del nord.


“Non mi sono mai sentito così folle e incantato/ non ho mai visto lune, conosciuto il significato del mare/ non ho mai tenuto l’emozione nel palmo della mano/ o sentito brezze delicate sulla cima degli alberi/ ma ora tu sei qui / a illuminare il mio cielo del nord”.


Musica. Nick Drake: Northern sky


Un quotidiano inglese ha definito Northern sky “la più bella canzone d’amore inglese dei tempi moderni”. Oltre al testo di Nick Drake, che è poesia pura, l’accompagnamento di organo, gli spruzzi di celesta, i guizzi di pianoforte che rendono memorabile il brano sono del grande John Cale. Ma cosa c’entra tutto questo con l’Emilia-Romagna? –  direte voi. Un attimo di pazienza e ve lo spieghiamo. Intanto, però, ascoltiamo una canzone della nostra cantautrice romagnola, Alice, che ha lo stesso titolo – solo declinato al plurale – di quella di Nick Drake: “Cieli del nord”. Perché appare chiaro che la prima impressione del nord si ha sollevando gli occhi al cielo. Questi cieli così mutevoli, grigi, poi azzurri, cristallini e di nuovo plumbei, spaziosi, infiniti. La seconda impressione è quella della solitudine. Le “arie che vengono dal mare a nord / cambiano umori con amori” e noi – conclude il brano di Alice – siamo dei “solitari nei cieli del nord”.


Musica. Alice: Cieli del nord 


Possiamo definirlo, questo luogo mitico? Beh, è molto difficile incorniciare un luogo che sia “il nord”, perché ognuno porta dentro di sé la sua idea di nord, ci spiega Peter Davidson. E poi, c’è sempre un punto più a settentrione di quello che noi immaginiamo sia il nord. Per un inglese, ad esempio, il nord artico è un luogo senza ombre, senza alberi, insopportabilmente austero. “Per un italiano del Nord – scrive Davidson  – queste associazioni andrebbero invertite: è il Sud il luogo delle privazioni, percepito dai nordisti estremisti come sterile, senza legge, irretito dal passato. A loro volta gli italiani del Sud tendono a considerare la Lombardia e il Veneto come le propaggini meridionali del mondo germanico, con ben poco d’italiano”.


Basta sentire i dialetti come sono diversi. Quelli settentrionali come gli emiliano-romagnoli sono gallo-italici, derivano cioè dal latino ma nella loro formazione ha giocato un ruolo il sostrato celtico. I centro-meridionali hanno la stessa matrice latina ma con altre influenze. C’è come una linea di demarcazione sotto la quale si trova – linguisticamente parlando – un altro mondo. Questa linea congiunge idealmente La Spezia e Rimini. Tirando da mare a mare una riga sotto l’Appennino ligure-tosco-emiliano, comincia il Centro-Sud. “A Sud! A Sud!” si intitola l’ultimo splendido disco di Teresa De Sio in dialetto napoletano. Ascoltiamo “Aumm aumm” per capire quant’è distante il nord da qui.


Musica. Teresa De Sio: Aumm Aumm


In fondo, c’è questa idea: che il sud è femmina, il nord è maschio. Se diciamo “questa notte partiamo per il sud”, ci vengono in mente clima gradevole, fontane, limoni, soffitti affrescati. Se diciamo “questa notte partiamo per il nord”, pensiamo a qualcosa di austero, al tempo avverso e al clima difficile. Contrasti, dunque. Sostiene Peter Davidson che in nessun altro paese come l’Italia “il nord è un indicatore così instabile, mutevole e fluttuante, definito e ridefinito meticolosamente quasi chilometro per chilometro, per tutta l’estensione della penisola. A Lucca, in Toscana, dicono Germania per alludere alle regioni del nord e Africa per quelle del sud”.


Per sfuggire al seducente miraggio del sud, visto che l’Italia è questo paese in equilibrio tra la Germania e l’Africa, come dicono i toscani, cerchiamo nella musica qualche sensazione “nordica” che ci faccia stare bene. La troviamo ora nella musica di Tord Gustavsen, pianista norvegese dal suono cristallino che sposa il jazz con il gusto nordico per la rarefazione e la meditazione. E’ una musica, la sua, che dà un’impressione di quieta bellezza, di compostezza.


Musica. Tord Gustavsen Trio: Turning Point


Dunque, l’Italia è il paese che sta tra la Germania e l’Africa. E in Italia, l’Emilia-Romagna è la regione cerniera tra nord e sud. Noi questa sottile linea di confine l’attraversiamo ogni giorno. La nebbia in Romagna, per esempio. La nebbia che avvolge tutto e tutti in Amarcord, il film-capolavoro di Fellini. La nebbia che non ci aspetteremmo di trovare poco fuori Rimini, in un posto così solare nell’immaginario di tanti. Eppure la nebbia ogni tanto c’è e ci dice che anche la Romagna è nord. E’ la nebbia di cui parla Tonino Guerra in una poesia della raccolta “Polverone”, messa in musica da Daniela Piccari, che canta in dialetto romagnolo, Andrea Alessi, compositore e bassista, Simone Zanchini, fisarmonicista, Gianni Perinelli, sassofonista, Dimitri Sillato, pianista, Stefano Calvano, percussionista, e il quartetto d’archi dell’Orchestra Moderna di Forlì.


Musica. Daniela Piccari: La nebbia


La tendenza delle frontiere settentrionali a sfumare in terre confuse nella nebbia fu contrastata dall’imperatore Adriano che costruì il famoso vallo, con le chiarezze dell’impero da un lato e il nord informe e barbaro dall’altro. Il vallo di Adriano nell’Inghilterra settentrionale: una specie di frontiera metafisica con la terra dei morti.


Vi lasciamo con un brano di Flint Glass, uno sperimentatore elettronico che scolpisce frequenze e atmosfere di rara intensità. La sua musica ci comunica una sensazione di freddo: come entrare in un ghiacciaio e restarne imprigionati. Restare rinchiusi in un mondo dove tutto è soffuso e silenzioso, dove i battiti rallentano, la passione si acquieta. E’ questo il nord? Non proprio. Ma ne parleremo nella prossima puntata.


Musica. Flint Glass: Brain Speaking Machine


Lettura di Fulvio Redeghieri.

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