Salta al contenuto principale
23 Gennaio 2007 | Racconti d'autore

N°44- RACCONTI D’AUTORE

“Verso la città”. Tratto da “Comici spaventati guerrieri” di Stefano Benni.

La mattina del giorno seguente Lucio Lucertola precipi­ta per quaranta metri dentro un cassone metallico sostenuto da corde ed esce nel sole. Cammina come se un’ armonica gli desse il tempo. Il paesaggio che incontra è quanto mai vario. Subito davanti a casa lo accoglie un mare tropicale con palmizi, da cui lo saluta una pupa rosolata. Dopo le palme ecco tre splendidi pali della luce in un campo di erbacce, poi si sale su un picco innevato dove un Babbo Natale superstite offre un amaro, che però Lucio cortesemente rifiuta non bevendo mai prima di mezzogiorno. Rifiuta anche l’invito di diverse auto che giurano di essere nate per correre con lui, nonché di una lady in tutina aerobica che gli assicura che senza yogurt sarà dura. Così cammina tra gli enormi cartelloni, smaglianti schermi di colore nel grigio periferico. Saluta un presentatore che sorseggia bibite, una maliarda su un materasso, un drudo in bianco e nero epico mussoliniano. D’improvviso, il professore nota che, da un certo punto in avanti, uno strano graffito decora i cartelloni. Un malvagio pittore primitivo pancazzista ha preso a deturpare quel mondo meraviglioso. Un cazzo è disegnato in ammollo nel bicchiere del presentatore, un altro punta inequivocabil­mente verso il sorriso della maliarda, un altro insidia alle spalle la virilità del drudo e un altro (orrore!) non risparmia neanche il bambino della pubblicità dei pannolini. Perplesso iJ professore esamina il cartellone più grande di tutti: un enorme pannello di bambini internazionali affogati in tute, rimpinzati di sciarpe, obesi di lana, ingozzati di proteine termiche e lasciati lì a sudare tutta estate. Lo esamina con cura per vedere come mai il pancazzista abbia risparmiato quest’affresco dell’amore universale. Ed ‘ecco che, proprio a fianco dell’ultimo bambino, scopre disegnato un cazzo con sciarpina e berretto. Tranquillizzato i1 professore prosegue la sua passeggiata. Sull’asfalto egli nota alcuni fiori urbani di cui è studioso. Oltre al già noto geranio condominiale, la margherita periscopica traforatrice di manti stradali, il radicchio paracadutista, i cui semi si lanciano arditamente per raggiungere i luoghi più incredibili, e poi il soffione dei benzinai, che cresce solo nelle stazioni di servizio. Lucio Lucertola ne coglie uno assaporandone il bouquet di ben­zopirene. Quindi libeccia sud-est verso una rivendita di bevande calde e fredde che prende il nome da un caffè che prende nome da un paese che prende nome da un antico popolo (Bar Mexico).


La locanda, a quell’ora, è ottimamente frequentata da diversi cavalieri e da una sola dama, la barista, denominata Ali­ce. Alice siede dietro un’apparecchiatura elettronica percorrendo i cui tasti, come un cembalo, si ottengono le infinite variazioni della musica della consumazione, sulla qual musi­ca il contralto di Alice recita:


“Millequattro … ”


                grazie, tremila lire … ”


                se ha le duecento mi fa un favore … ”


                centomila ahimè, non ho da cambiare … ”


                arrivederci, signore … ”


Ci sono poi altre apparecchiature elettroniche su cui i giovani guerrieri allenano i riflessi sbriciolando astronavi e preparandosi così a un’invasione nemica: ma a quest’ora le . trincee cosmiche sono deserte, essendo il cavalierame presente di età piuttosto avanzata.


Lucio Lucertola entra salutando un primo tavolo, al quale siedono quattro giocatori di scopone, fieramente roteando carte intrise di storia, picchiandole sul tavolo con grida propiziatorie e adirandosi se qualcuno, specie il compagno, non rispetta le armonie del rito. A un altro tavolo siede immobile un uomo nella posizione del guerriero Geronimo. A un altro due uomini discutono del gioco della palla-al-piede e degli opposti imperialismi Ma il tavolo verso cui deciso si dirige la Lucertola, dopo aver salutato con un elegante zig-zag della mandibola l’Alice, è un tavolo sul fondo, dove in un angolo sono allineate coppe e foto ricordo, piccolo Protzenecke di lenze locali e di tornei di palla-al-piede, di leggendarie apparizioni di carpe dorate e fagiani piumati come incas.


Lettura di Fulvio Redeghieri.

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi