Eccoci di nuovo, cari amici, sull’Appennino tosco-emiliano, a celebrare un inverno crudele, di poca neve, sconvolto dall’uragano nel nord Europa, spazzato dal vento caldo sotto le Alpi, con l’effetto serra che liquefa i ghiacciai. Che dire? Ci consoliamo tornando ai nostri vecchi monti, “a tre case sperdute tra boschi e dirupi / non c’era la strada i bambini l’inverno / stracciavano la neve per salire / sino alla scuola l’aula ricavata / in una stanza della canonica piccola…”. Siamo tra i nostri borghi dell’Appennino, come suggerisce questa poesia di Lisabetta Serra. Siamo a Pianaccio, un piccolo borgo incastonato in una gola, nella valle del Silla. Qui Enzo Biagi, uno dei più grandi giornalisti italiani, ha la sua casa natale, dove spesso torna per riposarsi. Lo si vede in terrazzo, con un libro in mano, di fronte ai boschi di castagno, innamorato – come noi ora – dei carpini, dei noccioli, degli aceri e dei faggi che disegnano la trama di questi verdi scintillanti, lavati al mattino dalla guazza. Musica. Mario Biondi & The High Five Quintet: No trouble on the mountain Si parla ancora di montagna in “No trouble on the mountain”, un pezzo che sembra uscire dalla voce di un possente cantante di colore, e invece è dell’italiano Mario Biondi, catanese di nascita ma parmigiano-reggiano d’adozione. Il fervore della sua voce afroamericana ricorda i grandi della musica soul & rythm’blues. Fino a poco fa Biondi era uno dei tanti musicisti che facevano la gavetta nei club di Parma: una serata qui, una là, qualche jam session da retrobottega, piccoli palchi messi in piede dai soliti amici. Poi il successo internazionale, improvviso, fulminante. Grazie anche al quintetto che l’accompagna e che s’inserisce nel filone del jazz ritmico e swingante, intinto di memorie cinematografiche. E a proposito di memorie cinematografiche, la parte di Appennino di cui stiamo parlando, in particolare la valle del fiume Dardagna con l’antico Mulino del Capo, ha fatto da set cinematografico per il film “Una gita scolastica” del regista bolognese Pupi Avati. Anche Pupi Avati è un amante del jazz, delle atmosfere swing della Bologna anni Cinquanta, tante volte raccontate nei suoi film. E’ per questo che non ci allontaniamo da Mario Biondi e, anzi, ve lo riproponiamo nel suo più grande successo, “This is what you are”, trasmesso in continuazione dalla BBC. Musica. Mario Biondi & The High Five Quintet: This is what you are Torniamo ai nostri monti, che ci scorrono davanti agli occhi come nel film di Pupi Avati. E’ un film dolce, struggente, che incastona nei ricordi di un’anziana signora i paesaggi incantevoli dell’Appennino, da lei attraversati a piedi quand’era ragazza, nella gita scolastica con i compagni di liceo. Un’intera classe, alla vigilia degli esami di maturità, parte da Bologna per raggiungere Firenze in gita-premio. E’ il 1914, la vigilia del primo conflitto mondiale e la fine dei sogni. Finirà anche la guerra e si tornerà a ballare, prima di ricominciare con un’altra guerra. Ascoltiamo allora The Puppini Sisters, un trio canoro che furoreggia in Inghilterra ed è capeggiato dalla bolognese Marcella Puppini. Con grande versatilità le tre ragazze propongono ritmi anni Quaranta, densi di nostalgia e spensieratezza. Musica. The Puppini Sisters: Wuthering Heights Il Parco regionale del Corno alle Scale è ricco di flora e fauna, di cascate spettacolari e di antichi borghi come Poggiolforato o Monteacuto. Queste sono zone di ottimi formaggi pecorini, formaggelle di latte vaccino, funghi, frutti di bosco ma soprattutto castagne, il prodotto principe. Un documento attesta che il campanile della chiesa di San Nicolò a Monteacuto fu pagato, al muratore che lo costruì, in quintali di castagne, che fino al 1930 era la “moneta” utilizzata per il baratto. A Lizzano in Belvedere si dice sia passato Annibale con le truppe cartaginesi; di molto antico c’è comunque un tempietto bizantino, costruito tra il VII e l’VIII secolo. Tutte queste chiesette di montagna, come le torri, i campanili, le case in pietra a vista, con il Corno alle Scale alle spalle e i boschi tutt’intorno, con le acque che scorrono e le iscrizioni neolitiche scalfite sulla roccia, danno una misura del tempo: dispiegano l’infinito. “Infinito” è il titolo di questo brano di Cecilia Chailly, che per anni è stata prima arpa del Teatro alla Scala e ora è musicista in proprio, con un sound “crossover” che sta tra la classica e Musica. Cecilia Chailly: Infinito Chiudiamo questa puntata dedicata all’Appennino tosco-emiliano con la nostalgia della neve. Il 1985 fu l’anno che morbidamente rivestì di bianco l’autostrada Bologna-Firenze e tutto il nord Italia. Tanta neve non si era mai vista. “Gennaio e nevica nevica nevica / cominciò un cavaliere armato a sperdersi fra gli alberi / delle foreste e fu divorato dai cani / selvatici i cani urlano mentre cresce la / luna sul ghiaccio. Oh bianco il mondo / bianco da est a ovest da nord a sud” – scrisse il poeta bolognese Roberto Roversi ne “L’Italia sepolta sotto la neve”. E così, fermandoci a osservare ghiacciai che vorremmo di neve granitica, incapace di sciogliersi, ci congediamo con questo splendido brano del pianista e compositore Ludovico Einaudi. Il brano è tratto dall’album “Divenire”, nato dalla suite composta per il Festival “Il suono delle Dolomiti”. Einaudi ha suonato questa musica con l’orchestra su un altipiano a Musica. Ludovico Einaudi: Andare (dall’album Divenire)
Lettura di Fulvio Redeghieri.