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13 Febbraio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°47-UNA CITTA’, UNA STORIA

Iasi, Romania. Intervista a Manu Ahrip, discendente di emiliano romagnoli che vive a Iasi.

Iasi è la capitale della regione della Moldavia rumena, ha 320 mila abitanti e, dopo Bucarest, è il secondo comune più popolato della nazione. A Iasi opera un’associazione di emiliano-romagnoli, costituita alcuni anni fa. Il territorio è disegnato dalle dolci colline situate nella parte meridionale nell’Altopiano centrale moldavo, e che fanno di Iasi la “città delle sette colline”, mentre il settore settentrionale è occupato dalla pianura moldava; ad ovest, infine, il paesaggio è creato dal corridoio del Siret e dalle ultimi propaggini dell’Altopiano di Falticen. La città sorge sulle rive del Bahlui che è affluente del Jijia.


Il clima è fortemente continentale con inverni molto freddi, con minime che toccano i 20° gradi sotto zero, a causa delle masse di aria fredda provenienti da oriente, ed estati calde abbondantemente al di sopra dei 30 gradi.


Iasi è stata capitale del Principato di Moldavia dal 1565 al 1859; in seguito, tra il 1859 e il 1862, Iasi e Bucarest erano insieme le capitali dei Principati Uniti di Moldavia e Valacchia da cui prese vita lo Stato moderno di Romania che fu riconosciuto nel 1862 con capitale Bucarest.
Durante il periodo della prima guerra mondiale tornò ad essere nuovamente la capitale del paese che il 6 dicembre 1916 aveva visto l’occupazione della Valacchia da parte degli Imperi centrali. Una volta liberata Bucarest, nel novembre del 1918, la capitale fu di nuovo e definitivamente trasferita lì.
Nel maggio 1944 Iasi diviene teatro di feroci battaglie tra i romeni, appoggiati dalla Germania nazista, e l’Armata Rossa Sovietica che stava avanzando. Nella battaglia di Târgul Frumos, nelle vicinanze di Iasi, l’unità d’élite nazista Panzergrenadier-Division Großdeutschland ottenne una vittoria importante che comunque non scongiurò la capitolazione della città nel luglio dello stesso anno.
Negli anni postbellici le sorti della città furono le stesse della Romania, inglobata nell’orbita sovietica, mentre nella rivoluzione civile del 1989 fu la meno coinvolta tra le grandi città della Romania.
Tra le tragedie che hanno sconvolto la città, si ricorda il pogrom del 28 e 29 giugno 1941, che fu uno dei più violenti pogrom della storia ebraica e venne scatenato dalle forze governative della città di Iasi contro la popolazione ebraica. Gli ebrei brutalmente uccisi furono oltre 13 mila.
Iasi è senza dubbio la città culturalmente più importante del paese. E’ sede di cinque università: l’Università Alexandru Ioan Cuza che è la più antica della Romania, istituita nel 1860 dallo stesso Cuza che fu tra i fondatori della Romania moderna; l’Università Tecnica Gheorghe Asachi; l’Università di Agronomia e Veterinaria Ion Ionescon de la Brad, l’Università di Medicina e Farmacia Grigore T. Popa e l’Accademia delle Belle Arti. In tutto il polo universitario conta circa 60 mila studenti.


Numerosi anche i musei, spesso ospitati in edifici molto importanti dal punto di vista artistico e architettonico come il neogotico fiammeggiante “Palazzo della Cultura”, simbolo della vitalità culturale della città, che ospita quattro musei e una biblioteca.
In piazza Eminescu, nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, è stato costruito l’edifico della Fondazione Culturale Reale che oggi ospita la Biblioteca universitaria centrale ricca di circa 3 milioni di libri di cui alcuni molto rari, dedicata a Mihai Eminescu, il più grande poeta rumeno che in questa città ha vissuto per alcuni anni della sua vita. Oggi il Palazzo della Cultura è il simbolo della città, espressione del movimento che fa di Iasi la capitale rumena della cultura. Infatti è sede del complesso museale Moldova, che comprende il Museo d’Arte con oltre 8 mila dipinti, tra cui Caravaggio, Veronese, Salvator Rosa, van Dyck e Poussin, il Museo di Storia della Moldova con più di 35 mila oggetti della cultura locale, il Museo Etnografico della Moldova, il Museo di Scienze e Tecnologie e la Biblioteca Comunale.


Intervista a Manu Ahrip.

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