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20 Febbraio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°48-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 48^ puntata.


Musica. Lucio Battisti: La collina dei ciliegi


Cari ascoltatori, “planando sopra boschi di braccia tese”, come cantava Lucio Battisti ne “La collina dei ciliegi”, scendiamo dalle montagne e ci allontaniamo dal freddo e dal nord, dove siamo stati per diverse settimane. L’inverno sta finendo e noi, a volo d’uccello, riconquistiamo la nostra regione abbracciandola con lo sguardo tutta intera dall’alto, come deltaplanisti, aquile o aviatori. Vogliamo riassumerla in una panoramica, in un colpo d’occhio, prima di addentrarci nuovamente dentro di essa per percorrerne le strade, le abitudini, le musiche. E lo facciamo prendendo a prestito le parole sull’Emilia-Romagna scritte da Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia” esattamente 50 anni fa. Esperto nell’“arte del paesaggio”, Piovene ci racconta le atmosfere cittadine degli anni Cinquanta, trovando con  chiaroveggenza un rapporto profondo tra le forme architettoniche urbane e le forme del vivere sociale. “Chiaroveggenza” è anche il titolo di questo brano dei Giardini di Mirò, un’ottima band emiliana – precisamente di Cavriago, provincia di Reggio Emilia – che ha il merito di aver creato un sound originale, che non si confonde con altri.


Musica. Giardini di Mirò: Clairvoyance


La Lombardia muore a Piacenza, e ad essa subentra l’Emilia” – così comincia il capitolo del “Viaggio in Italia” di Piovene dedicato alla nostra terra. Una terra dalla bellezza particolare, “meno rigorosa, essenziale, più sensuale e colorata di quella che troveremo in Toscana”. Ardengo Soffici, che toscano lo era davvero, venendo in Emilia attraverso l’Appennino notava già il carattere “più legnoso e severo” degli abitanti, che gli faceva dire: “è il nord”. Questa legnosità tutta montanara, che si sposa con i calanchi e le rocce brulle di certi Appennini, sembra quasi rivivere in questa splendida canzone del Consorzio Suonatori Indipendenti di Giovanni Lindo Ferretti, reggiano di montagna. Una riflessione sugli spazi dell’esistenza, come quella che stiamo facendo anche noi e che usa parole come queste: “Nell’occhio inconsapevole di un cucciolo animale /archivio vivente della terra / un battito di ciglia sonnolente racchiude un’esistenza / spazio determinato, costretto dilatabile …”


Musica. CSI: A tratti 


Del paesaggio naturale dell’Emilia-Romagna, Guido Piovene ci mostra “la bellezza narcotica di una pianura totale” che pure si adorna di ondulazioni e colline sul confine meridionale. Il Po è una presenza silenziosa, certa, quasi sottintesa, che in quanto margine, contribuisce a plasmare questa nostra terra, proprio come la via Emilia che l’attraversa tutta, lunga e dritta. In questo territorio spiccano quattro nuclei culturali fondamentali che si sono magnificamente sedimentati nelle nostre città e nella storia della loro arte: Ravenna con i suoi echi bizantini; Modena e Parma capitali del romanico; Bologna che fiorisce col gotico; Ferrara, Rimini e Cesena che testimoniano in purissime forme il rinascimento. Disincantato flâneur, viaggiatore vagabondo come piaceva a Walter Benjamin, più che turista, Piovene ha intuito come il tempo abbia convertito le atmosfere cittadine in bellezze affini a quelle naturali. Anche oggi, ad esempio, l’intimità raccolta dei meravigliosi piccoli centri storici di Modena o Ferrara, attraversabili in bicicletta tra una vetrina, un caffé al bar e una chiacchiera con gli amici, ha qualcosa di potentemente naturale che emoziona come un bel paesaggio, come un tramonto sul mare o una montagna coperta di neve.


Sentiamo allora questa “Corale” dei Bevano Est, gruppo romagnolo che ci porta con la sua musica dentro le nostre malinconie, la nostra sensibilità, aiutandoci a disegnare il “paesaggio umano” dell’Emilia-Romagna di cui parleremo tra poco.


Musica. Bevano Est: Corale 


Il paesaggio umano dell’Emilia-Romagna è contraddistinto, secondo Guido Piovene, da una “insoddisfazione perpetua”, motivata da circostanze storiche ben precise, ma anche da una natura emotiva, che conserva un fondo fideistico accanto alla praticità. Se pensiamo infatti alla storia della nostra regione, che ha visto fiorire personaggi come il carbonaro Ciro Menotti, Mussolini o il brigante Passatore, tanto diversi ma accomunati da una vena rivoluzionaria e anarchica, vediamo come ci sia qualcosa di apocalittico nel carattere degli emiliano-romagnoli: l’“attesa di grandi eventi”, di un rivolgimento imminente, come scrive Piovene – perché questa è “regione avida di speranze, di mutamenti radicali e di cultura”, insomma una terra dove la gente borbotta piano “come una pentola che bolla e bolla a fuoco lento”, come un vulcano che non erutta ma fa scendere dalle sue bocche sempre un poco di lava.


Dalle lotte contadine e operaie al fascismo, dalla nascita delle cooperative alla resistenza partigiana e ai moti studenteschi del 1977 a Bologna, sino ai nostri giorni quando è in incubazione il partito democratico proposto dall’emiliano Romano Prodi attuale presidente del Consiglio, la nostra regione è sempre stata in primo piano nel confronto politico in Italia. Dall’attesa di un cambiamento che migliori il presente, che dia una sterzata all’immobilità del quotidiano, nasce questa forte tensione sociale e politica che caratterizza gli emiliani: sempre in prima fila, mai domi – impossibile mettergli i piedi in testa. Battagliera, dunque, la nostra gente, tanto che per sottolinearne il carattere ci sembra adatta questa canzone partigiana in versione reggae dei Modena City Ramblers in collaborazione con Africa Unite. 


Musica. Modena City Ramblers e Africa Unite: Il partigiano John 


Per fortuna, questa tensione verso il cambiamento che contraddistingue gli emiliano-romagnoli è vitale e non distruttiva, dal momento che – nota Piovene nel suo “Viaggio in Italia” – “la violenza svapora in fantasia”. Fantasia che è anche immaginazione, capacità di progettazione, avanguardia – come ad esempio ha saputo fare Bologna negli anni dai ’50 ai ’70 con scelte innovative di democrazia partecipativa, anche in campo sociale e urbanistico. Fantasia che sconfina nel grande amore per la vita, in sensualità declinabile nei due diversi e complementari aspetti dell’erotismo e della gastronomia. Aperta dalla tromba di Paolo Fresu, inzia questa bella canzone d’amore della forlivese Alice su testo di Franco Battiato: “Ponimi come un sigillo sul tuo cuore / così resterò impresso in te per sempre”. I gesti dell’amore che diventano alchimia, parte essenziale di un rituale negromantico della memoria, che arriva a pronunciare il nome dell’amante “contro ogni sventura”. Anche l’eros qui, in terra d’Emilia, è cultura. Il banchetto dei sensi assomiglia a una “favolosa cena notturna” reggiana, tra frizzante lambrusco e carni bianche delle donne. Questo lasciava intendere Piovene, dopo aver letto Zavattini e compresa la natura della nostra regione, di “speciale e geniale follia”.


Musica. Alice: Come un sigillo


Lettura di Fulvio Redeghieri.

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