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27 Marzo 2007 | Paesaggio dell'anima

N°53-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 53^ puntata.
La Via Francigena.


Cari ascoltatori, un viaggio si può declinare in molti modi. “In un viaggio – canta il bolognese Claudio Lolli – può capitare di ritrovarsi a ricontare tutto / quel che è stato di te / quello che  hai perso / quel che hai trovato / quel che hai goduto / e quel che hai sprecato”.


E’ chiaro che il nostro viaggio lungo la Via Francigena è un pretesto per ritrovare emozioni, camminare a piedi, assaporare la gloria del mattino, il diluvio della notte, il passaggio delle stagioni, soprattutto adesso che è primavera e i sensi ci spingono all’aria aperta. Ma siamo ancora in città, siamo a Piacenza – e qui vogliamo per un po’ sostare.


Musica. Claudio Lolli: Viaggio


Torniamo al Duomo, dove ci eravamo lasciati la settimana scorsa. Osservandolo bene – dice Sandra Petrignani – si capisce che il cuore di Piacenza è ruvido e campagnolo, anche se oggi è una delle città più ricche d’Italia, con negozi belli e ordinati e belle ragazze ben vestite. “Piacenza ha l’anima rustica, non è incline alle favole, non corteggia miti. I suoi sono lari poveri, quanto i fiorellini di campo che ornano gli archi dei portali del duomo. Bisogna tenere presenti le formelle sui pilastri della cattedrale. Ciabattini, merciai, carrai, tintori, fornai, muratori, cuoiai, carpentieri. (…) Chi sono questi personaggi? Perché si sono intrufolati fra le madonne e i santi della chiesa? (…). Dal XII secolo le loro facce larghe, le dita operose (…), le posture inclinate del dorso che suggeriscono concentrazione sul gesto del lavoro, rappresentano l’intima religione delle cose dei piacentini, il senso di una comunione col divino raggiunta attraverso l’atto costruttivo, l’assunzione della responsabilità intera dell’essere nati, dell’abitare la terra e contribuire, ognuno con la sua arte e il suo mestiere, all’edificazione comune”.


Chissà quante donne di nome Maria hanno avuto a che fare col Duomo. Magari erano mogli o figlie delle maestranze che l’hanno costruito, oppure, nei secoli, sono entrate lì dentro a pregare, o vi si sono sposate, o semplicemente l’hanno ammirato da fuori. A tutte le donne con questo nome semplice e meraviglioso dedichiamo la “Ballata per Maria” per organetto e clavicembalo del Timbralia Trio. Un piccolo ensemble che opera a Bologna, composto da Michela Aliberti agli organetti, l’autrice del brano, Michele Orsi agli strumenti a fiato e Luca Gherardi al clavicembalo.


Musica. Timbralia Trio: Ballata per Maria


Eh sì, cari amici, facciamo viaggi transoceanici, ci abbronziamo ai tropici, ma capita poi di non conoscere luoghi e paesaggi della nostra regione a due passi da casa, altrettanto belli, intensi e poetici. Il cammino della Via Francigena è un viaggio emozionante attraverso l’arte romanica e gotica, e una natura che va salvata dalla distruzione. E’ un viaggio della conoscenza che ci ha fatto arrivare, ora, a Piacenza. Sentiamo ancora cosa ci dice Sandra Petrignani di questa città. “Non ingannino certi lussuosi ori dei tramonti, quelli che scaltre cartoline fissano sull’acqua docile del Po, sotto i ponti di ferro. In queste giornate Piacenza può apparire calda e ospitale, crepitante di pietre e tegole rosso mattone, il rosso dello stemma comunale. No, Piacenza non è dolce, non è una città ‘aperta’. Piacenza è dura, intensamente nordica, operosa. Taciturna, introversa, cucita dentro una densa placenta di nebbia. Cucita dentro se stessa. Ci sono mattine buie in cui apri una finestra in cerca della luce e ti trovi contro la faccia il grigio ferro di una parete di nebbia”.


Nebbia appena fuori città. Le coordinate geografiche si confondono, e l’Emilia assomiglia all’America più profonda. Sì, sono proprio atmosfere rurali queste dei Franklin Dèlano, band bolognese che si richiama al mitico presidente Roosevelt. Arpeggi di chitarra, ipnosi acustiche, fremiti blues: siamo dalle parti del post-folk, e questo gruppo è uno dei più promettenti della scena musicale italiana.


Musica. Franklin Delano: Me and my dreams


Lasciamo Piacenza, il suo respiro umido; lasciamo la città padana che “ama nascondersi nella nebbia”, non senza aver visto nel suo centro storico altre due meraviglie: la basilica romanica di Sant’Antonino e la bellissima chiesa di San Savino, il cui interno, anch’esso romanico, conserva antichi mosaici pavimentali.


Giunta ai piedi delle prime colline dell’Appennino, la Via Francigena si allarga in un ventaglio di possibili vie su varie direttrici di crinale, ricalcando spesso percorsi già esistenti in epoca romana e preromana. Bisogna dunque affrontare la lenta salita ai valichi appenninici, con tutti i disagi e i pericoli che comportano gli accidentati percorsi montani. Prima, però, abbiamo un altro tratto pianeggiante sino a Fidenza, a meno che non si voglia subito imboccare la Val Trebbia per salire sino al celebre monastero di Bobbio.


Musica. Roberto Bonati: Veni Sancte Spiritus (da “Le rêve du jongleur”)


Il nostro itinerario da Piacenza a Fidenza segue il lungo rettifilo della Via Emilia, ma può essere interrotto prima, a Fiorenzuola d’Arda, per prendere un’altra direttrice che porta a passare la montagna, e scendere giù in Lunigiana, attraverso la Val d’Arda e la Val di Taro. E’, questo, il tratto della Via Romea della Val d’Arda, che ci apprestiamo a seguire, rinviando per il momento l’itinerario più battuto, cioè la Via di Monte Bardone.


Cari amici, forse siete un po’ sconcertati da tutti questi nomi di luoghi. Tutti questi incroci, questi tragitti alternativi… Gli incroci – si sa – sono pericolosi. I bluesmen dicevano che lì nasce la musica del diavolo. Ce lo ricorda con questo blues (per la verità, più da salotto che di strada) Carla Bruni: il testo di “Lady weeping at the crossroads”, la signora che piange agli incroci, è una poesia di Auden: “Signora, che piangi agli incroci / Vorresti incontrare il tuo amore / Nel crepuscolo con i suoi levrieri / E il falco sul suo guanto?”.   


Musica. Carla Bruni: Lady weeping at the crossroads.


Seguiamo dunque la Via Romea della Val d’Arda, lasciandoci alle spalle la pianura padana con le sue città e il moderno intrico stradale che rende illeggibile l’antico percorso. Ricalcando le orme dell’arcivescovo di Canterbury, arriviamo a Pontenure, dove resiste il campanile romanico dell’XI secolo, e poco dopo a Cadeo, paese che nel nome – “casa di Dio” – conserva l’originario ruolo di stazione per l’ospitalità dei pellegrini. Superata Fiorenzuola, dove pure sostò Sigerico, i morbidi rilievi collinari che caratterizzano il paesaggio della Val d’Arda ci lavano gli occhi dalle mediocri periferie urbane, uguali in tutto il mondo – “non luoghi”, come li chiama Marc Augé – e ci conducono invece a luoghi veri, vissuti, ricchi di identità e di storia. Uno di questi – il primo che incontriamo – è lo splendido borgo di Castell’Arquato, che emerge dal verde con il suo profilo medievale di torri, merli e campanili. Le antiche case color terra scendono da un pendio che le rendi visibili da lontano. Il colore dorato dei mattoni e delle pietre nella quiete della campagna, è pura poesia. Davanti a tanta bellezza, non possiamo che scatenarci come giullari con una folle danza dalle atmosfere circensi, uno dei sei brani strumentali del “Circo immaginario” di Rossana Casale.


E con questa immagine di un mondo lontano che, per fortuna, in certi luoghi, è ancora un po’ il nostro, vi lasciamo. Arrivederci a lunedì.


Musica. Rossana Casale. La folle danza di Groppo (Da “Circo immaginario”)


Testo di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

Brano corrente

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