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9 Aprile 2007 | Paesaggio dell'anima

N°54-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 54^ puntata.


Cari amici, eccoci di nuovo sulle tracce degli antichi pellegrini, nella verde Val d’Arda che stiamo attraversando in una luminosa giornata di primavera. Siamo nel territorio piacentino solcato dalla Via Francigena, la quale si snoda seguendo il corso del fiume come un serpente che abbia lasciato qui le sue scaglie, disseminando la valle di pievi, abbazie, monasteri e piccoli centri storici ancora intatti.


Musica. Antonella Ruggiero: Kyrie


Un pomeriggio stabile di sole rischiara la valle, nutre le possenti anime della campagna, aumenta le visioni con la sensazione del tempo che passa. Da Castell’Arquato, in pochi chilometri, raggiungiamo la frazione di Vigolo Marchese, dove esattamente mille anni fa il marchese Oberto d’Orta, signore della Val Nure, fondò un monastero benedettino di cui resta splendida testimonianza nel complesso romanico che stiamo ammirando. La data di costruzione è il 1008. Mille anni, ci pensate?


Giriamo intorno al Battistero a pianta circolare in mattoni dorati, osserviamo la chiesa di San Giovanni, la robusta torre campanaria. L’aria è pulita, tersa, azzurra e la felicità ci viene incontro all’improvviso, per celebrare insieme alle fioriture degli alberi l’inizio della primavera, come canta Franco Battiato nel brano che andiamo ad ascoltare. 


Musica. Franco Battiato: Era l’inizio della primavera


Torniamo a Castell’Arquato, imbocchiamo la provinciale di fondovalle per raggiungere Vernasca, dove si trovano i resti della pieve romanica di San Colombano, e poi la frazione di Vigoleno. Come Castell’Arquato, anche Vigoleno è inserita ne “I Borghi più belli d’Italia”, l’associazione che raduna i piccoli centri storici italiani con un patrimonio architettonico, artistico e paesaggistico di particolare pregio: 150 gioielli che tutto il mondo ci invidia. Vigoleno è un brano di Medioevo immerso nella dolcezza della campagna piacentina. Entriamo nel borgo e restiamo subito incantati dalla piazzetta con la fontana: un luogo intimo, raccolto, dove si può chiudere gli occhi e bearsi d’infinito.


Lasciamo trascorrere il tempo. “Fuori, lungo la campagna / fiorita, solo polvere e vento. / Nel silenzio ascoltavo un canto / salire lentamente verso l’abside…”, recita una poesia di Pasquale Di Palmo. Siamo dentro l’antica pieve di Vigoleno. L’affresco con il cavallo bianco di San Giorgio emerge dalla penombra per ricordarci i tempi dei paladini e dei cavalieri. Usciamo dalla chiesa inebriati di bellezza, perché, come cantano i Marlene Kuntz, “Noi cerchiamo la bellezza ovunque”: nelle tracce del passato come nelle luci delle metropoli, tra i fili d’erba come nell’ardore dei sentimenti – “noi succubi di demoni e lupi / noi forti e abili / o spenti all’angolo”.


Musica. Marlene Kuntz: Bellezza.


Bellezza e furore, dunque. Il cammino di ronda visto dal mastio evoca grida notturne, assalti feroci. Ma alla graziosa bifora, profilata in pietra e ornata di tre cariatidi, che ingentilisce la piccola torre del castello, forse si sarà affacciata una fanciulla. E un trovatore avrà suonato il liuto alla festa di corte. Tutto questo è possibile a Vigoleno. Anche che una bella dama sans merci ci guidi con una torcia nella nostra camera, lungo la scala della torre.


Nel castello, tra il 1921 e il ’34, la principessa Maria Ruspoli de Gramont creò un salotto mondano frequentato dalla “bella gente” del tempo: intellettuali e artisti come Max Ernst, Jean Cocteau, Gabriele D’Annunzio, Riccardo Bacchelli, l’attore Douglas Fairbanks, la ballerina Anna Pavlova, il pianista Arthur Rubinstein – che sta eseguendo la Sonata al chiaro di luna di Beethoven (è ormai notte a Vigoleno, e c’è una bella luna di primavera). Secondo alcuni critici, si trattava di una specie di “corte dei miracoli” che viveva alle spalle di una principessa un po’ provinciale. Comunque sia, nel castello di Vigoleno Max Ernst nel 1933 dipinse uno dei capolavori del surrealismo, “La foresta imbalsamata”, oggi conservato alla Menil Collection di Houston.   


Musica. Arthur Rubinstein esegue al piano la Sonata al chiaro di luna di Beethoven (opera 27 n° 2).


L’intima, invincibile poesia di Vigoleno ci regala, al mattino, un’altra sorpresa. Infatti, ieri non ce n’eravamo accorti ma adesso, nella piazzetta con la fontana, lo vediamo benissimo: incastonato nella facciata della chiesetta di San Giorgio, c’è lui, il pellegrino. E’ lui il viandante che stiamo cercando, che è passato di qui ed è immortalato per sempre in questo bassorilievo. E’ lui – e siamo noi. Come se ci guardassimo allo specchio e vedessimo il nostro ‘io’ medievale. Pellegrini su questa terra, in questa regione.


“The pilgrim”, il pellegrino, si chiama il brano – con il quale vi salutiamo – del grande pianista sudafricano Abdullah Ibrahim, precursore di un jazz dai risvolti etnici, spirituali e, in qualche modo, sciamanici. La musica, come il viaggio, ha funzione terapeutica: guarisce dalle ansie, dai dolori dell’anima.  Questa musica ci accompagna fuori dal borgo gioiello di Vigoleno, sulla provinciale che ci porta verso Morfasso. Dopo aver visto, presso il laghetto di Mignano, l’oratorio romanico con l’affresco raffigurante San Giacomo, protettore dei viandanti e dei pellegrini, ritorniamo attraverso le nostre stradine appenniniche alla via panoramica di crinale che da Lugagnano porta a Bardi superando il passo del Pellizzone, confine naturale tra le province di Piacenza e di Parma. Ma riprenderemo il cammino la prossima volta. 


Musica. Abdullah Ibrahim: The pilgrim


Testo di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

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