Cari ascoltatori, in questa puntata di Una città una storia vogliamo raccontarvi di un piccolo comune dell’Appennino reggiano, abitato da poco più di 3500 anime. Un comune come tanti in questa zona ma che Mille anni fa fu il palcoscenico di eventi storici di portata europea. A molti il nome di Canossa avrà fatto affiorare alla mente un altro nome, quello di Matilde, la contessa Matilde di Canossa appunto, figlia di Bonifacio e dalla sua seconda moglie, Beatrice di Lorena. Cugina di Enrico di Franconia, l’imperatore Enrico IV, fu la figura femminile più importante della storia medioevale italiana e germanica, un caso unico nell’Europa del tempo. Matilde trascorse in Germania la fanciullezza e gran parte dell’adolescenza. Alla morte del padre ereditò il vastissimo patrimonio feudale, esteso dall’attuale provincia di Lucca a Ferrara, dalla Garfagnana a Brescia. La contessa visse nella striscia d’Appennino compresa tra il fiume Secchia e l’Enza dal 1071 al 1115. Canossa, centro della contea nella quale fu allestito il formidabile sistema di torri di avvistamento di cui si conservano ancora le traccia, non fu la residenza prediletta di Matilde, che la abitò per periodi relativamente brevi, ma deve gran fama al più emblematico e significativo episodio dello scontro tra il papato e l’impero: l’atto di sottomissione compiuto dall’imperatore Enrico IV nei confronti del Papa Gregorio VII che lo aveva scomunicato durante la lotta delle investiture. Nel gennaio del 1077, per tre giorni l’imperatore, scalzo e in veste di pellegrino, implorò sotto le mura del castello il perdono di Gregorio VII e l’annullamento della scomunica. Alla fine, ricevuto dal Papa per intercessione di Matilde, stipulò una pace poi resa vana dalla feroce vendetta per l’umiliazione subita. La cruenta guerra che ne seguì, durò decenni e mise a dura prova l’imponente sistema difensivo dei castelli, che comunque permisero alla contessa di resistere fino al colloquio rappacificatore nel vicino castello di Bianello con Enrico V, figlio di Enrico IV, nel 1111. In quell’incontro furono poste le basi del successivo trattato di Worms che mise fine, dieci anni più tardi, alla lunga lotta delle investiture.
Tutta quest’area della pedecollina reggiana allo sbocco dell’Enza, conserva i segni di un antico passato e della presenza di personaggi famosi come il poeta Francesco Petrarca (a lui è dedicato un tempietto tra Selvapiana e Cerezzola) o Ludovico Ariosto.
La presenza umana in questi luoghi è documentata sin dalla preistoria: manufatti in pietra scheggiata risalenti al paleolitico e al neolitico sono particolarmente diffusi nel fondovalle, sulla sommità del terrazzo alluvionale dell’Enza, e costituiscono la più arcaica testimonianza della presenza umana nell’intera montagna reggiana. Il corso del fiume, importante asse viario che collegava i centri della pianura padana meridionale con Lucca e con Luni (antico porto ligure) ospitò un importante insediamento: Luceria (o Nuceria), una delle quattro colonie romane più importanti della Gallia Togata, testimoniata da una serie d’interessantissimi reperti, tra i quali una quantità stupefacenti di monete, tale da far ritenere che la fine della città sia stata causata da un’improvvisa catastrofe più che da un improbabile saccheggio. Tracce di reperti d’origine etrusca sono inoltre state rinvenute sui rilievi montuosi. Solo con l’oppressione delle scorrerie barbariche e col graduale affermarsi della società feudale, si assistette al popolamento della montagna, luogo difensivamente strategico e più sicuro delle vicine campagne. Sfruttando le forme accidentate del suolo sorse quindi la cintura di fortificazioni medioevali: le rocche e i castelli tra cui ricorre appunto il nome di Canossa, nucleo fortificato eretto intorno al IX secolo sulla “bianca, brulla, erma rupe” come cantava il Carducci.
Canossa è situata sulla sommità di una guglia d’arenaria che sormonta il suggestivo anfiteatro calanchivo di Riverzana. Dell’antico fortilizio sopravvivono oggi pochi ruderi.
L’originario edificio fortificato subì infatti, nel corso dei secoli, numerosi assalti, che distrussero il più antico impianto architettonico; i residui murari attualmente visibili, risalgono prevalentemente al tardo medioevo, epoca in cui il fortilizio fu ricostruito adattandolo a dimora signorile.
Ogni anno, Canossa rinnova il ricordo della gloria dei suoi luoghi con una rievocazione storica che attira numerosissimi turisti. in occasione dell’antica fiera, attraverso una grande rappresentazione scenica. Un momento d’incontro di tutte “le genti” di Canossa, provenienti dalle varie contrade, che si raccolgono nel capoluogo Ciano, rigorosamente in costume medievale, per realizzare ad un imponente corteo ed animare, tra musica e balli, prove di forza, tiro con l’arco, giochi di bandiere e duelli a cavallo, la rappresentazione del memorabile perdono. Protagonista, oggi come allora, Matilde, la grande contessa.
Per informazioni : www.comune.canossa.re.it
A cura di Marina Leonardi.