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2 Maggio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°58 – UNA CITTA’, UNA STORIA

Montegridolfo, un piccolo castello sulla linea Gotica.

Cari amici, oggi vi parliamo di un piccolo borgo in provincia di Rimini, sulle dolci colline di fronte al mare. Storicamente conteso dai Malatesta e dai Montefeltro, il borgo di Montegridolfo dista 30 km da Rimini e 20 da Urbino, e pertanto vanta lo spirito “marchignolo”, cioè un po’ marchigiano e un po’ romagnolo,  di chi sta tra le Marche e la Romagna. L’appartenza a territori di confine permette l’ibridazione delle culture, ed è così che dal rapporto conflittuale, ma anche di differenziazione e di scambio, tra la Signoria dei Malatesta e le terre dei Montefeltro è nato uno dei paesaggi storici più interessanti d’Italia, una vera concentrazione d’arte.


Si comincia sempre con poco, e Montegridolfo non era che un colle ricoperto di piante d’alloro e un piccolo baluardo a guardia del crinale che separa il versante romagnolo dal marchigiano. Poi è diventato un castello, ha ospitato le pitture di Guido Cagnacci, ha cresciuto un papa. Poche cose, forse, ma anche la “Romandiola” è diventata Romagna partendo da una “piccola Roma” che voleva imitare, ed oggi è terra con una precisa identità, idealista e visionaria, quasi anarchica: “un nulla impreziosito di gemme orientali”, come l’ha definita lo storico dell’arte Flavio Caroli pensando ai mosaici bizantini e alle raffinatezze malatestiane.


Dopo questa breve premessa, entriamo nel piccolo borgo. Mentre oltrepassiamo la torre d’ingresso al castello, possiamo dire di sentirci – non sembri esagerato il paragone – come Dante all’entrata in Paradiso: “rifatti sì come piante novelle rinnovellate di novella fronda puri e disposti a salire a le stelle”. Infatti il castello dei Malatesta, che racchiude l’intero borgo, si presenta con un perfetto restauro, dove ogni cosa è al posto giusto (e come, forse, non è mai stata). Eppure l’impressione è che non si sia persa del tutto la vita che qui c’era dentro, testimoniata dalle numerose opere d’arte ed evocata da queste forme “nuove” rimodellate sulle antiche. Il microcosmo di borgo-castello appare così in tutta la sua suggestione poetica: basta passeggiarvi all’interno, soffermarsi sui particolari architettonici o, nelle lunghe sere estive, “salire a le stelle” che punteggiano il cielo, e poi, dalla parte di levante, guardare giù verso il mare di Pesaro.


L’impianto urbanistico è rimasto quello medievale: il terrapieno è circondato da forti mura fiancheggiate da torrioni e dentro le mura vi sono strette stradine su cui si affacciano i principali edifici e le casette, oggi utilizzate per le vacanze ma anche come residenza principale. Il palazzo del Municipio si trova accanto alla torre portaia, mentre palazzo Viviani, l’antica dimora dei signori del castello, è oggi un attraente albergo-ristorante. La cappellina Viviani è quanto resta della duecentesca chiesa di S. Agostino distrutta nel 1336 da Malatesta Guastafamiglia, da lui fatta ricostruire l’anno successivo e definitivamente demolita nel 1957 perché danneggiata dagli scontri del 1944 sulla linea Gotica.


Ai piedi delle mura castellane sorge la piccola chiesa di S. Rocco, costruita nel 1427 e dotata di un bel portale a ogiva di ispirazione gotica. Custodisce una splendida tela di Guido Cagnacci, il maestro riminese della seduzione, uno dei protagonisti del Seicento. Il quadro appartiene alla sua fase giovanile (1617-23) e raffigura la Madonna col Bambino adorata dai Santi Rocco, Giacinto e Sebastiano, dove quest’ultimo ha così curiose fattezze femminili, per la posa e lo splendore della carne, che sembra uno scherzo o uno sberleffo all’iconografia mistica (siamo in Romagna, in fondo). Interessanti anche gli affreschi, uno di anonimo marchigiano (XV sec.) e l’altro attribuito a Girolamo Marchesi da Cotignola (1520-25).


Verso valle s’incontra la chiesa di S. Pietro, di origine antichissima ma ricostruita dalle fondamenta dopo i danni della seconda guerra mondiale: conserva un bell’affresco di anonimo del XV sec. Infine, in località Trebbio (da trivium, luogo privilegiato per gli incontri sovrannaturali) sorge il santuario della Beata Vergine delle Grazie, innalzato all’indomani dell’apparizione della Madonna nel 1548 e meta di pellegrinaggi dalla Romagna e dalle vicine Marche. Contiene, tra le altre opere, una tela, cara alla devozione popolare, del pittore rinascimentale fanese Pompeo Morganti, che riassume coi pennelli le deposizioni processuali del giovane e della contadina Antonia che ebbero la visione della Vergine vestita di bianco. Interessante anche il paesaggio che riproduce quello reale delle colline di Montegridolfo, il cui castello è chiaramente riconoscibile dalle mura e dalle torri.


Non possiamo lasciare Montegridolfo senza aver ricordato che il suo prodotto più importante è lo squisito l’olio extravergine di oliva che proviene dai numerosi frantoi disseminati sul territorio.  Quanto alla cucina, qui troverete i migliori piatti della tradizione romagnola: tagliatelle al ragù e ai funghi, strozzapreti pasticciati, agnello, coniglio e piccione al forno, salumi e formaggi. Il Trebbiano è il vino che ottimamente si sposa con i sapori della collina. Buona visita, dunque, a questo bellissimo borgo!


A cura di Claudio Bacilieri.

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