Salta al contenuto principale
5 Agosto 2007 | Paesaggio dell'anima

N°59-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 59^ puntata.


Musica. My Awesome Mixtape: Me & the Washing Machine 


Cari amici, apriamo con un brano electro-pop di una band di giovanissimi studenti che ci riconduce a Bologna, dopo il nostro lungo viaggio sulla Via Francigena tra i paesi e i boschi dell’Appennino. Bologna, città universitaria dove ogni pretesto è buono per fare musica. Ci si mette in gruppo, si prova il proprio talento, si portano le ragazze, si beve una birra – e giù coi suoni, le parole, le sperimentazioni, la voglia di fare qualcosa protetti dalle lunghe infilate dei portici.


Tra poche settimane a Bologna, esattamente il 3 giugno, ricorrono i 750 anni dell’editto che abolì la schiavitù. In quel giorno del 1257 il Comune riscattò tutti i 5855 servi, pagando ai loro padroni oltre 50 mila lire di allora per liberare maschi e femmine, minorenni e maggiorenni. “La città sia priva di servi ed essendo nobile e libera in essa abitino soltanto liberi”, affermava il Comune in questo decreto, che “per il suo valore deve essere chiamato con la parola paradisus”. E così il Liber Paradisus diventò un provvedimento rivoluzionario che fece di Bologna la città della libertà.


Ma oggi questi spazi di libertà si restringono – dice il rapper Inoki, che vive a Bologna, dove ha iniziato a cimentarsi con la scena hip-hop, di cui ora è uno dei protagonisti in Italia. Testi arrabbiati, tipici dello street rap, con parole in slang e scorci di vita quotidiana, con riferimento anche alla realtà bolognese.


Musica. Inoki: Il mio paese se ne frega 


Si discute molto, negli ultimi tempi, del lento sgretolarsi di Bologna. I cittadini sono preoccupati del degrado che ha investito una città così bella: dopo Venezia, la più bella d’Italia, diceva Pier Paolo Pasolini. Per il rapper Inoki, “quello che loro chiamano degrado, in realtà è un disagio che non sanno affrontare; hanno chiuso tutti gli spazi sociali storici dal Link al Livello, poi si lamentano che i giovani stanno in strada”. “Loro”, sono i governanti, accusati di volta in volta di non contrastare a sufficienza il degrado e l’insicurezza, o di prendere a pretesto questi problemi per imporre divieti ai giovani e agli studenti. La massiccia immigrazione dai paesi poveri, con le tante persone di passaggio o mal inserite in una città ricca e costosa e, in fondo, un po’ sfruttatrice; la grande massa di studenti in libertà; la decadenza generale che ha investito il nostro paese e l’Europa: sono tutti fattori che concorrono alla sensazione di disagio che circola oggi a Bologna, tanto più forte in quanto questa città è stata per decenni un modello di socialità, libertà e creatività.


Musica. Paolo Buonvino: Bologna (dalla colonna sonora del film “Romanzo Criminale”)


Ma quante sono le rappresentazioni possibili di Bologna? La Bologna dell’ultimo film di Gabriele Salvatores, Quo vadis, baby?, con le sue atmosfere noir, con i passi che scandiscono il silenzio sull’asfalto umido e i portici che inseguono le vicende della protagonista, in crisi d’identità come la città stessa? Catturata dentro lunghe carrellate notturne, la protagonista alterna stati di euforia e depressione, inciampa in amori sbagliati, si sclerotizza dentro rancori che non portano a nulla. Allo stesso modo,  la città mette in scena il suo suicidio simbolico, che è poi quello della generazione del 1977, l’anno che ha segnato il punto di non ritorno della società bolognese: la frattura tra apocalittici e integrati, tra giovani e anziani, tra illusione e delusione, creatività e inconcludenza. Oppure è la Bologna di Almost blue, il film che Alex Infascelli ha tratto dal libro del giallista bolognese Carlo Lucarelli: un fitto reticolo di trame e ossessioni, una sorprendente megalopoli italiana che si stende su tutta l’Emilia, e anche il teatro magico dove tutte le storie possono accadere? Qui c’è un ragazzo cieco che ascolta la città con lo scanner e con l’unica compagnia di Almost blue suonato da Chet Baker…


Musica. Chet Baker: Almost blue


Strano che questa città, un tempo considerata paciosa, bonaria e provinciale, sia vista da molti autori come un crocevia di intrighi: così è, infatti, anche in The Broker dello scrittore americano John Grisham. Ma qui dove hanno trovato spazio tutte le avanguardie giovanili, dove sono nati il punk italiano, il rock demenziale, il fumetto postmoderno, c’è ancora tanta nostalgia per quello che è lo stereotipo di Bologna: le osterie, i biassanot, la gente che passa la notte di locale in locale, la retorica dell’eterno studente. Nostalgia per qualcosa che non c’è più, ma continuamente rievocata, ad esempio nei film di ambientazione bolognese di Pupi Avati, con quella infatuazione sentimentale per le orchestrine jazz del periodo postbellico. Ascoltiamo, allora, una delle glorie del jazz bolognese, Jimmy Villotti.


Muisca. Jimmy Villotti: Penombra 


Ma in fondo, cari amici, questa città tanto amata, desiderata, che attira studenti da tutta Italia, e ora accusata, deludente, sul viale del tramonto, non è che lo specchio della “società liquida” di cui parla Zygmunt Bauman nel suo ultimo libro, Modus Vivendi. Le città, che un tempo erano luoghi di abitazione e radicamento, ora – dice Bauman – sono diventate luoghi di scambio, agglomerati confusi di sconosciuti, senza più quel tessuto sociale che permetteva di riconoscersi, di avere fiducia gli uni negli altri, di rispettare le leggi, scritte e non scritte, che definivano il costume degli abitanti della città. Così è per Bologna, con le sue torri antiche e quelle moderne di Kenzo Tange alla Fiera; con le sue osterie (ora un po’ più care) e i suoi muri color mattone (un po’ più imbrattati) e i suoi portici (un po’ più sporchi), e gli affitti esosi per gli studenti, e i commercianti che dettano legge ma devono rassegnarsi alla pedonalizzazione del centro; e ancora tanta cultura, tanti spettacoli, e la gente che esce la sera, va al cinema, mangia fuori al ristorante, solo con un po’ più di ansia. La nuova Galleria d’Arte Moderna, da un lato, e la Bologna multietnica dei romeni e dei cinesi, dei pakistani e dei maghrebini, dall’altro. Nuova sì, ma in fondo? Da quando sono stati liberati gli schiavi, 750 anni fa, c’è sempre stata speranza di integrazione per tutti. L’accoglienza oggi sarà un po’ meno amichevole, un po’ più sospetta, la città si sarà un po’ incartata su se stessa, ma ha la forza di reagire, di sfogliare di nuovo il suo Liber Paradisus, dove soffia il vento della libertà.


Musica. Lucio Dalla: Dark Bologna


Testo di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi