Cari ascoltatori, mentre scriviamo e prepariamo le musiche per la nostra trasmissione, è il 1° maggio. E la settimana scorsa era il 25 aprile, festa della Liberazione. Dunque non possiamo che farvi ascoltare “Bella ciao”, che prima di diventare il canto partigiano simbolo della Resistenza era un canto di mondine. Le mondine che raccoglievano il riso nei campi della Bassa padana, curve sotto il sole cocente o con le gambe nell’acqua gelida. Le mondine cantavano per alleviare la fatica. Per dimenticare lo squallore della loro vita. Resistenza e lavoro. Sentiamo allora “Bella ciao” cantata dalle famose Mondine di Novi, un paese in provincia di Modena, e dal più importante gruppo italiano di combat-folk, i Modena City Ramblers. Musica. Modena City Ramblers: Bella Ciao (con le Mondine di Novi) Come ricorderete, cari amici, la settimana scorsa eravamo a Bologna, reduci da un lungo girovagare sulle colline e i monti d’Appennino, inseguendo i passi perduti degli antichi viaggiatori della Via Francigena. Siamo tornati in città, in questa rossa città del colore del cotto; in questa selva di torri, colonne e navate, di lunghi portici scuri e chiari cortili. Le sue piazze si aprono improvvise nel ventaglio dei giorni, le sue ragazze chiacchierano e ridono ai tavolini dei bar, i passanti frettolosi danno un’occhiata distratta alle fotografie dei morti in Piazza Maggiore: gli eroi della Resistenza. Ma almeno in questi giorni va a loro il nostro pensiero. Il ricordo dei tempi di guerra, della vita appesa a un filo, della sognata libertà. Per un momento, allora, ci spostiamo in Romagna, dove correva il fronte della linea gotica. E dove è ambientata la canzone della Pneumatica Emiliano Romagnola, gruppo impegnato nel recupero delle musiche popolari della nostra regione. Canti di lavoro, di resistenza, di aspirazione alla pace, canti degli emigranti, delle mondine , dei partigiani: questo il repertorio del gruppo di Stefano Zuffi e Marco Bartolini, da cui abbiamo tratto “L’instèda del quarentaquàtar”, un ricordo del tempo di guerra su testo del poeta cesenate Walter Galli. Musica. Pneumatica Emiliano Romagnola: L’instèda de quarentaquàtar Grandi narratori, gli emiliano-romagnoli: grandi destini, e il piacere infinito di mettersi lì, di farsi raccontare le storie, proprio come fanno i bambini. Le storie di risaia delle mondine nella Bassa, le donne in bicicletta che attraversavano Piazza Maggiore nel ’45, le lacrime dei bolognesi il giorno della Liberazione. Ci sfilano davanti agli occhi i ricordi come le scene di un film neorealista, perché noi non c’eravamo, quando Bologna era Bologna con tutta la sua aura, e non ancora l’indecifrabile palco su cui tutti oggi si agitano in maniera indifferente, come vasi non comunicanti: di qua gli alternativi e i nottambuli, di là gli anziani; di qua gli studenti, di là i residenti; di qua i commercianti, di là gli immigrati; di qua le boutiques con le griffes, di là i disgraziati; di qua la creatività più sfrenata, di là il soporifero buon senso. Poi tutto si mescola, si intorpidisce, si confonde, si differenzia e si combatte: e così si arriva alla città moderna, irrisolta, enigmatica, dall’identità sempre più leggera, liquida, sfilacciata. E ora? Bologna è ancora una città che pensa? Le cose precipitano o è solo una percezione? Musica. Jeniferever: Swimming eyes Sarebbe bello poter cambiare la storia. Cambiare direzione. Inventarsi un finale. Ad esempio: il Vangelo avrebbe potuto finire – perché no? – alle nozze di Cana, risparmiando a Gesù il calvario e la croce, alla Madonna lo strazio della crocifissione, e a noi tutti un sacrificio inutile se non ci fosse stato il peccato originale. Se il Vangelo si fosse fermato alla trasformazione dell’acqua in vino, negando in tal modo la colpa di cui l’umanità si è caricata col peccato originale, tutto avrebbe potuto risolversi in ebbrezza, in festa, in dispendio dell’essere. E’ quanto ha immaginato Gian Piero Rubiconi in un testo musicato e orchestrato da Fulvio Redeghieri. La splendida voce che sentirete è di Michele Pertusi, un basso tra i più celebri al mondo; e tutto questo lavoro è nato a Parma da autori, musicisti e cantanti parmigiani, tra cui Bernardo Lanzetti la storica voce della PFM, gruppo rock-progressive degli anni ’70. Ma per tornare alla metafora del Vangelo “tronco”, ecco che parte un basso-tuba, senza percussioni, con un ritmo allegro, sincopato, poi una strofa cantata accompagnata dagli archi, e quindi due ottoni, un trombone e una tromba si uniscono al basso tuba e felici, alzandosi in piedi cantano ognuno un’aria diversa, contribuendo all’atmosfera di festa che pian piano si crea. Il più bel dono di Gesù in quelle nozze fortunate: la promessa di felicità. Tutti in piedi, ottoni, legni, archi, strumenti, a cantare, contenti, un po’ ubriachi, per aver allontanato la morte. Musica. Gian Piero Rubiconi – Fulvio Redeghieri: Ho sognato un Vangelo (dal cd “Guarda la vita”, canzoni di F. Redeghieri, G. Cinquetti, B. Di Benedetto, A. Salvini, su testi di G. P. Rubiconi, con Michele Pertusi, Bernardo Lanzetti e Orkestra Novecento) E già che ci siamo, allora, tornando da Parma a Bologna, facciamoci prendere da un’altra, delicata ebbrezza: quella della musica brasiliana che avvolge in questi giorni e fino all’inizio di giugno la città petroniana. Il Festival Brasiliano si svolge a Bologna dal 2002 e, al di là delle solite ballerine di samba e delle coreografie della capoeira, è diventato un punto di riferimento per gli amanti di questa cultura che solo apparentemente è simile alla nostra. Sono 21 quest’anno gli eventi di musica live che animano locali e circoli bolognesi toccando, in un paio d’occasioni, anche Rimini e Marina di Ravenna. Tra la fitta agenda degli spettacoli c’è anche il concerto della bravissima Maruça Rodrigues, accompagnata da Stefano Girotti alla chitarra e Massimiliano Tagliata alla fisarmonica. Con un brano di questa cantante brasiliana vi salutiamo dandovi appuntamento alla prossima settimana per un giro nella Bassa. Appena oltre le porte di Bologna, si apre un mondo che forse non conoscete, cari ascoltatori. Musica. Maruça Rodrigues: Mama Hue
Testo di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.