Musica. Erik Satie: Gymnopédies – n° 1 E’ circa un anno e tre mesi che vi portiamo in giro per le strade di questa regione: un territorio ricco di bellezza e cultura, capace di suscitare emozioni intense. Speriamo di avervi un po’ intrigato con le nostre storie, le nostre divagazioni e i percorsi che vi abbiamo proposto, che sono innanzitutto – se così si può dire – viaggi dentro la nostra anima, per quel tanto di universale che c’è in ogni esperienza umana, anche se confinata dentro un microcosmo di vicende particolari. Vi sarete chiesti perché, andando in giro per Musica. Milva: La pianura “Soli nella pianura / dove sbadiglia il tempo – dice il testo – il fiume è una ferita / scavata nella terra… / il mio paese è un canto / di case e di canali / di strade e di fossati / che io trovo sempre uguali…”. Monotonia di un paesaggio di orizzonti bassi che, in realtà, ha molte sfaccettature. Basta saperlo guardare con attenzione. “Paolo aveva detto che li avrebbe portati in un posto un po’ lontano, e bellissimo. Un posto oltre Budrio, verso Medicina, in mezzo alla campagna, dove c’era un ponte sospeso sopra un canale artificiale. Un ponte in mezzo alla campagna, in mezzo al niente della pianura. Le strade accese di luci intermittenti in lontananza, le torri riceventi della tele illuminate di rosso e un silenzio profondissimo, sfumato di riverberi lontani”. Nel libro di Simona Vinci di cui vi abbiamo parlato la settimana scorsa, “Dei bambini non si sa niente”, ci sono queste descrizioni della Bassa che fanno da contrappunto lirico alle spaventose scene che hanno come protagonisti i bambini, sulle quali si posa lo sguardo gelido e assente del narratore. E’ come se questi due livelli, lo schifo e la poesia, avessero bisogno l’uno dell’altro per esistere. Musica. Giardini di Mirò: Broken by Cantano in inglese ma vengono da Cavriago, vicino a Reggio Emilia, i Giardini di Mirò, una delle migliori band della scena indie-rock in Italia, che abbiamo appena ascoltato. Emiliani sono anche l’altro gruppo che tra poco vi proponiamo, i Franklin Dèlano, capaci di mescolare l’indie-rock con un folk stralunato e visionario che denota il legame con gli States, come sottolinea il nome della band, lo stesso del presidente Roosevelt. Questo per dire quanta energia creativa corre lungo “Sono arrivati in fondo al fosso, proprio dove finisce e comincia un’altra strada sterrata. Niente, tutt’intorno, né luci né l’abbaiare dei cani, niente fari d’automobili. L’ombra delle case coloniche in lontananza. Campi stesi, neri e zitti”. Franklin Dèlano: Sounds like rain Siamo arrivati alle ultime pagine del libro di Simona Vinci. I bambini scaricano dal bagagliaio il sacco azzurro con il corpo di Greta, l’amichetta morta durante uno dei loro giochi proibiti, e sempre più estremi. Non avevano mai visto prima un cadavere. “Martina aveva pensato che non restava niente di vivo, niente che le assomigliasse, niente che facesse riconoscere lei in quella cosa. Però era bella. Bello era questo colore del suo corpo che non aveva niente di umano. Come un extraterrestre caduto in mezzo ai campi della pianura padana, solitario e muto, graffiato dalle meteore e dai pianeti sfiorati nella caduta”. In questo terribile epilogo, noi leggiamo la necessità di ritrovare quell’innocenza infantile – ma anche le forme tradizionali dell’architettura, la crescita rassicurante delle campagne, l’antica convivialità e solidarietà tra le persone – che uno sviluppo insensato, un progresso insostenibile ci hanno fatto perdere. Il libro termina con uno strazio che in qualche modo si ricompone, con parole di speranza. Musica.Willard Grant Conspiracy: Froma a distant shore “Dritto dentro i campi per cinque minuti, poi ancora dritto, lungo il fosso, fino alla fine, poi dentro, nel fango e tra le ortiche. Tra i fiori gialli e viola, le rane e i grilli. (…) Ancora dritto, fino alla fine. Quando verranno le prime gelate, sarà facile scivolare lungo l’ultimo tratto, specialmente di sera. Quando farà molto freddo, alla fine di novembre, diciamo, sarà più complicato uscire di sera. Fare questa strada dentro i campi, attraversando le righe tracciate dall’aratro pestare il ghiaccio con gli scarponi da trekking e venire davanti all’oceano a cantare”. Testo di Claudio Bacilieri, l
11 Giugno 2007
| Paesaggio dell'anima
N°64-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA
Un viaggio in regione attraverso la musica. 64^ puntata.