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25 Giugno 2007 | Paesaggio dell'anima

N°66 – UNA CITTA’, UNA STORIA

Ferrara città magica. Seconda puntata.

Cari amici, proseguiamo il nostro viaggio a Ferrara alla ricerca delle simbologie segrete e dei misteri nascosti dentro le sue architetture. Ci fa da guida, anche questa volta, il volume “Ferrara magica” di Morena Poltronieri e Ernesto Fazioli, Hermatena Edizioni.


Oggi vi accompagniamo in visita a uno dei gioielli della città, Palazzo Schifanoia. La sua costruzione si colloca dentro il clima culturale cortese, legato alle tradizioni nordiche e ai poemi cavallereschi. Il termine Schifanoia deriva da schifar la noia e, quindi, schivare il lato pesante e oscuro dell’esistenza, almeno all’interno di questo luogo considerato una delle delizie ferraresi.


Il palazzo fu fatto edificare nel 1385 da Alberto V d’Este su un solo piano, poi ampliato e ristrutturato da Borso d’Este. Fu negli anni 1469-70 che Borso diede ordine di affrescare il Salone dei Mesi. Si tratta di dodici fasce zodiacali, divise in tre parti verticalmente: oggi ne rimangono sette e un frammento del mese di dicembre. A dipingere queste pareti furono chiamati i grandi pittori dell’Officina ferrarese: Francesco del Cossa, Ercole de Roberti e Cosmè Tura.


Negli anni, il palazzo fu abbandonato e adibito a fabbrica di tabacco, tanto che le meravigliose pareti furono imbiancate. Lo storico Baruffaldi testimonia che all’inizio del Settecento la maggior parte dei dipinti era rovinata.


I visitatori entrando nel salone dalla porta originaria si trovavano di fronte il mese di gennaio (ianuarius), con riferimento a Ianus, il dio Giano, guardiano della soglia, in grado di guardare sia in avanti che all’indietro. Sempre entrando, a destra, appariva il mese di ottobre, collegato al segno dello Scorpione, che all’epoca si credeva fosse il segno zodiacale della città di Ferrara.


Considerando la tripartizione degli affreschi, la parte più in basso era dedicata alla città, ai suoi principali monumenti e ricorrenze, ma soprattutto a chi la governava, Borso d’Este.


Nella fascia mediana, sono rappresentati i segni dello Zodiaco, accompagnati dalle tre figure dei decani. Nella parte superiore, sono dipinti gli dei dell’Olimpo nell’ordine stabilito dagli Astronomicon di Manilio, che sostituirono le tradizionali divinità planetarie. Lo studioso Aby Warburg si occupò molto di questo ciclo di affreschi e fu il primo a darne un’interpretazione astrologica. Egli osservò, tra l’altro, una sorta di somiglianza con i Tarocchi del Mantegna.


In Palazzo Schifanoia, le figure astrologiche creano un misterioso collegamento tra simboli razionali e quelli della magia ereditati dalla cultura ellenistica. Le immagini divine sono assoggettate alla legge del Fato e, quindi, non hanno alcun potere personale se non quello di seguire le leggi superiori impartite dal destino.


L’Olimpo greco e la demonologia orientale convivono in una perfetta relazione magica. Le divinità emanano i loro influssi tramite i segni dello Zodiaco e le stelle fisse che, in questo ciclo di affreschi, sono sostituite dai decani. Secondo la tradizione antica, i decani sono potenti tiranni astrali che determinano e influenzano il destino individuale. I decani hanno origine egizia e provengono dalla IX e X dinastia (XXII-XXI secolo a.C).


Questi occupano un certo spazio sopra ai pianeti e possono acquistarne poteri e caratteristiche. Hanno un’ampiezza di 10°, per cui – dal momento che un segno zodiacale ha un’estensione di 30° gradi – i decani sono in tutto 36 (3 per ognuno dei 12 segni zodiacali) e a Ferrara ne restano 21.


Warburg tentò di spiegarli attraverso la Sphaera Barbarica compilata dall’astrologo greco Teucro nel I secolo a.C., che aveva completato il catalogo stellare di Arato con nomi astrali di origine babilonese ed egiziana. Questa opera pervenne attraverso la Persia all’astrologo Albumasar, il cui testo Introductorium in astronomiam composto a Baghdad nell’850 d.C, passando dalla Sicilia alla Spagna arrivò in Europa, dove fu tradotto in francese nel 1273.


Il punto di orientamento stellare considerato da Aby  Warburg è il primo decano  dell’Ariete, ovvero il Vir Niger, dietro il quale si nasconde Perseo. Nel testo di Albumasar, il primo decano dell’Ariete è già un’anticipazione di quello di Schifanoia. Il Vir Niger rappresenterebbe, quindi, Perseo, anche perché la costellazione col suo nome non è distante dell’Ariete, e inoltre, scure bipenne, ascia e scimitarra potrebbero essere i vestimenti orientali di Perseo.


Anche la parte superiore degli affreschi, legata alle divinità, è influenzata dai simbolismi della demonologia orientale, in quanto gli animali presenti sono in un rapporto magico con le divinità. Infatti nel Picatrix, un manuale di astrolatria risalente al 1050, recuperato in Mesopotamia, Venere è associata alle lepri e ai numerosi uccelli, il Sole-Apollo ai falchi, Mercurio alle scimmie e ai lupi.


Il grande talismano murale del Salone dei Mesi conserva il misterioso magnetismo tramandato dal lapidario di Alfonso X el Sabio, sovrano di Castiglia (1260) e dallo stesso Picatrix. Occorre sottolineare l’importanza della figura di Alfonso X, tra le cui opere spiccano Los Liber del Saber de Astrologia e El Libro Astronomico, delle tavole astronomiche con i calcoli più corretti di quelle fino a quel momento in uso. L’importanza di questo strumento astrologico è data dalla larga diffusione che ebbe, raggiungendo le corti di tutta Europa dove fu utilizzato fino al XVI secolo.


Per farla breve, il ciclo di Schifanoia rappresenta una sorta di amuleto artistico, dove i demoni dei decani agiscono sul destino degli uomini, anche se la loro forza è gestita dal grande demiurgo, il mago sapiente, ovvero l’astrologo, in grado di trasformare questa potenzialità in energia positiva.


Osserviamo, ora, la suddivisione dei mesi ancora presente in Palazzo Schifanoia seguendo i dettami di Aby Warburg e i più recenti studi del professor Marco Bertozzi, docente presso l’Università di Ferrara. Possiamo soltanto soffermarci brevemente su alcune figure.


Il mese di marzo corrisponde al segno dell’Ariete. Ha come tutela Minerva. Le immagini dei decani sono Marte, Sole e Venere. La figura centrale viene rappresentata con una donna seduta dall’aspetto regale, che indossa un sontuoso abito rosso e panni svolazzanti sulle spalle. Rappresenterebbe il modello di Cassiopea e trasmette la sua solarità. La terza figura è posta a destra. Appare un giovane biondo, ben vestito, che regge una freccia con la mano destra e un cerchio con la sinistra. La freccia sarebbe ravvisabile nella verga, intesa come attributo di Enioco, costellazione dell’Auriga, dove appare come frusta o lancia.


Il mese di aprile corrisponde al segno zodiacale del Toro. Ha come tutela Venere. Le immagini dei decani sono Mercurio, Luna e Saturno. Nella fascia inferiore dell’affresco, appare Borso mentre sorride al suo buffone Scocola e gli regala una moneta. Sono, poi, rappresentati due falconieri: uno che osserva un falco che precipita e l’altro con la berretta rossa mentre lo soccorre. Nel listello superiore viene rievocato lo spettacolo di corsa che si teneva a Ferrara presso la chiesa di San Sabastiano per la festa di San Giorgio.


Il mese di maggio corrisponde al segno zodiacale dei Gemelli. Ha come tutela Apollo. Le immagini dei decani sono Giove, Marte e Sole. Il decano centrale raffigura due uomini nudi, uno dei quali è inginocchiato con le mani incrociate sul petto, mentre l’altro suona il flauto e ha un ginocchio appoggiato per terra. Questa costellazione è identificata con Ercole, che la tradizione vuole nudo.


Il mese di giugno corrisponde al segno zodiacale del Cancro. Ha come tutela Mercurio. Le immagini dei decani sono Venere, Mercurio e Luna. Nella fascia superiore, appare il trionfo di Mercurio, dio che protegge i traffici, che tiene in mano il caduceo e la lira, mentre si erge su un carro trainato da due aquile. A destra, appaiono alcune botteghe davanti alle quali sostano gli acquirenti. A sinistra, si trovano mercanti barbuti, vestiti alla moda orientale. Sul fondo, alcuni giovani scavano una tomba, si nota Argo decapitato, mentre un lupo, un cane e una scimmia significano le varie modalità legate al commercio, dalla fedeltà alla rapina.


Il mese di luglio corrisponde al segno zodiacale del Leone. Ha come tutela Giove-Cibele. Le immagini dei decani sono Saturno, Giove e Marte. Nella parte superiore, appare Giove su di un carro trainato da due leoni. Dalla parte opposta del carro, è Cibele-Terra sulla cui testa vi è una corona merlata a forma di torre. A sinistra, è rappresentato il matrimonio avvenuto nel 1468 tra Bianca, sorella di Borso, e Galeotto della Mirandola, fratello di Pico, severo detrattore della materia astrologica e della dottrina araba dei decani. Sopra, vi è una cappella con un religioso che prega all’altare, mentre alcune persone fanno conversazione sul sagrato e altri tornano dalla raccolta, con le bisacce colme. Dall’altra parte, appaiono monaci con tonache variegate che cantano, accompagnandosi alla musica, e più indietro dei cavalieri, che ricordano l’aiuto dato da Borso a Pio II  nella Crociata contro il Turco.


Nel mese di agosto è interessante il primo decano a destra, che mostra una Virgo Infera (Persefone-Proserpina) dai lunghi capelli biondi. La donna regge con la mano destra un mazzo di spighe, che appare come attributo di Demetra e Cerere nella fascia superiore dell’affresco. Invece, con la mano sinistra tiene una melagrana dai chicchi sanguigni, il classico cibo dei morti.


Nel mese di settembre, nella zona inferiore è raffigurato il ricevimento voluto da Borso per l’ambasciatore veneziano Paolo Morosini, mandato per accordarsi circa la questione dei confini del Polesine di Rovigo. Appaiono  cavalieri e villici intenti alla vendemmia.


Potremmo continuare all’infinito, ma il tempo stringe e dobbiamo lasciarvi ad ammirare da soli, su un libro d’arte, queste meravigliose immagini create nella Ferrara del tardo Quattrocento.


A cura di Claudio Bacilieri.

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