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16 Luglio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°69-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 69^ puntata.


Musica. Giovanni D’Anzi – Mina: Bellezze in bicicletta


Cari ascoltatori, eccoci di nuovo on the road, sulla strada che da Bologna porta a Ravenna. La città adriatica è a una ventina di km da Bagnacavallo, la nostra ultima sosta. Tanto vale, questo tratto finale, farlo in bicicletta. Il percorso è facile, tutto in pianura, e permette di conoscere meglio quella “Romagna solatìa, dolce paese…” cantata da Giovanni Pascoli. Fuori di retorica, è bello vagabondare senza meta,  lungo stradine in cui regnano il silenzio, il canto degli uccelli, i lavori dei contadini. Ci si inoltra  fra i campi coltivati ad alberi da frutto, viti, grano e barbabietole, per osservare il paesaggio che cambia secondo le stagioni. Se in primavera dominavano il rosa e il bianco dei fiori di pesco, ora che è estate spiccano il giallo dei campi di grano e il verde intenso della vegetazione. Incrociamo molte aziende agricole e case padronali e coloniche, oggi in gran parte ristrutturate, con i vecchi forni a legna, dove un tempo si cuocevano il pane e i biscotti. Piano piano, con tutto il rispetto per la natura, ci avviciniamo a Ravenna. La città dei mosaici profuma d’oriente: un oriente favoloso di cui ci dà un’anticipazione il cantautore faentino Claudio Toschi, che ritorna sulle scene dopo 25 anni in cui si era perduto, arrivando anche a suonare in un’orchestra di liscio. Il suo brano parla di un mercante del Mar Nero: ascoltiamo.


Musica. Claudio Toschi: Il mercante di Odessa 


Siamo arrivati a Ravenna ancora carichi delle suggestioni del Festival che si è appena concluso, ma che potete recuperare alla memoria grazie alla nostra radio, dove trovate musiche, interviste, eventi. L’edizione 2007 del Ravenna Festival aveva come tema centrale l’Apocalisse, anzi le Apocalissi, al plurale, dilagate attraverso la musica nelle magnifiche chiese e basiliche bizantine, ma anche nei teatri e nelle piazze della città grazie alla danza, alle rappresentazioni teatrali e di nuovo alla musica senza confini di genere: rock, popolare, jazz, classica, da camera e sinfonica. Nato da una scommessa del direttore d’orchestra Riccardo Muti e della moglie Cristina, che ne è la presidente, il Festival è diventato una delle più articolate e fantasiose manifestazioni italiane, con la consueta appendice all’estero. E’ dal 1997, infatti, che Ravenna e il suo Festival con i concerti della pace ripercorrono idealmente le antiche rotte di Bisanzio – crocevia di popoli e culture – gettando ponti di amicizia verso città simbolo, come Sarajevo, Beirut, Gerusalemme, Mosca, Erevan, Istanbul, New York, Il Cairo, Damasco, El Djem, Meknès e quest’anno di nuovo il Libano, dove tra qualche giorno Riccardo Muti dirigerà la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi.   


Tra i tanti eventi del Festival, anche la canzone d’autore con Paolo Conte, il cantautore astigiano che si muove tra jazz, swing e ritmi sudamericani.


Musica. Avion Travel: Blue Haways (da “Danson Metropoli”, canzoni di Paolo Conte).


Sembrano buttate lì, le parole di questo brano di Paolo Conte riproposto dai bravissimi Avion Travel. E invece questi versi scanzonati, che sembrano scritti svogliatamente al bar su un tovagliolo di carta, sono vera poesia.  Come: “Il mio viso s’intontiva davanti al tuo parlare difficile / c’era da indossare subito una camicia hawaiana”. Oppure: “tu parli difficile come fa l’Europa / quando piove”. Non è splendido?


L’evento centrale del Festival è stato “Pietra di diaspro”, un’opera sperimentale di Adriano Guarnieri che, tra teatro, video e suono, ha cercato di mettere in scena nientemeno che l’Apocalisse, partendo dal libro di Giovanni e dalle poesie di Paul Celan. Sempre sul tema, è stato protagonista di un evento filosofico-teatrale il filosofo e sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Il quale, come al solito, ha inondato la platea di suggestioni, spiegando che il vero significato dell’Apocalisse non è la profezia su qualcosa che deve compiersi, ma al contrario la rimozione dell’idea di fine da parte della nostra cultura, che teme la morte e perciò la elimina a favore di un progresso infinito, come fa la scienza. “Ma il Signore – avverte Cacciari – viene come un ladro di notte”. Bisogna dunque essere pronti, perché non c’è un tempo a venire: ogni istante è il tempo ultimo e “in ogni momento dobbiamo responsabilmente render conto di noi”.


Musica. Ian Anderson: Boris dancing


Con questi pensieri ci avviciniamo al cuore di Ravenna. Lo facciamo trascinati dalla musica di quel pifferaio magico che è Ian Anderson, leader dei Jethro Tull, una delle band storiche del rock inglese anni Settanta, presente anche lui al Festival con il suo eclettismo fatto di folk, rock e classica.


Ravenna è stata un mito della società occidentale. Rappresenta il passato. Ma, come ha detto Cacciari a proposito dell’Apocalisse, la nostra cultura non si cura né dell’inizio né della fine, né delle origini né della morte. Viviamo nel presente pensando a quello che faremo domani: ci “infuturiamo” – se così si può dire – ogni giorno. Tendiamo al futuro, ci interessa il presente solo come anticamera, come presupposto del futuro. E allora, Ravenna? L’immaginario di Ravenna ci porta dentro il passato più remoto, più misterioso. E’ per questo che ci siamo venuti.


Musica. Paolo Fresu: Sì dolce è il tormento


Ravenna città fantasma. Deserta. Immersa in un silenzio di tomba. In mezzo a vaste e solitarie pianure. Vedova dell’Adriatico. Sono tanti gli stereotipi che si addicono a Ravenna, secondo gli scrittori romantici il luogo più decadente del mondo. Sbiaditi gli ori di Bisanzio, non resta altro a Ravenna che morire in un sonno avvolto dai pini. I viaggiatori che nell’Ottocento arrivavano qui, avevano occhi solo per i mosaici, per la capitale dell’impero romano d’Occidente, per la magnificenza immaginata della corte del re dei Goti, Teodorico. Il presente per loro era solo aria morta, vuoto secolare. “Sì dolce è il tormento”: sentite la meraviglia della tromba di Paolo Fresu, che strugge questo madrigale di Monteverdi fino allo spasimo, fino alla dolce rovina: fino al silenzio. Ci sembra la musica giusta per entrare in punta di piedi a Ravenna. La prossima volta.


A cura di Claudio Bacilieri, lettura Fulvio Redeghieri

Brano corrente

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