Musica. Lisa Gerrard e Patrick Cassidy: Sailing to Byzantium
Bentornati, cari amici a questa nuova puntata de “Il Paesaggio dell’Anima”. Il percorso che ci ha portato fino a Ravenna vuole essere come quello che facevano i viaggiatori dell’Ottocento, ai quali non interessava tanto vedere delle cose, quanto trasformare il viaggio in una scoperta di sé, in un itinerario spirituale. E’ qui che vogliamo condurvi: a intraprendere viaggi esistenziali, ad accrescere e raffinare la sensibilità.
Sensibilità romantiche, devono essere le nostre, come quella di Byron che, arrivato in questa città nel 1819, vi ha trovato esattamente quello che il suo animo cercava. Faceva cavalcate liberatorie nella pineta ravennate, che gli alimentava fantasie, drammi neri, progetti di cospirazione. Aveva una giovanissima amante, Teresa Gamba Guiccioli, inseguiva il luccichio dei mosaici, la suggestione dei sepolcri, componeva il Don Juan. Molti anni dopo, nel 1903, Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse vennero a Ravenna per inseguire le emozioni di Byron e della sua amante, e con grande scandalo nell’intera città – raccontano le cronache – consumarono in pineta “notti d’amore e giorni di nudismo…”. Perché a Ravenna la storia si fa leggenda, mito.
Musica. Giuni Russo: I Giardini di Eros
Vedete quali fantasie può alimentare una città così, dove il grande psicologo analista Carl Gustav Jung ebbe nel 1934 un’esperienza paranormale, da lui stesso raccontata. Era alla sua seconda visita a Ravenna e si trovava nel Battistero Neoniano. Era molto scocciato perché i quattro grandi mosaici di incredibile bellezza che stava ammirando, non si ricordava di averli visti la prima volta, quindi temeva che la memoria cominciasse a fargli brutti scherzi. Uscito dal Battistero, andò alla ricerca delle fotografie dei mosaici, ma era tardi e quindi si ripropose di ordinare le riproduzioni dalla sua casa di Zurigo. Tornato in patria, chiese a un conoscente che andava a Ravenna di procuragliele, ma questi non trovò alcuna fotografia. Quei quattro meravigliosi mosaici, infatti, proprio non esistevano.
Musica. Cecilia Chailly: Infinito
C’è come un confine, a Ravenna, tra il sogno e la realtà, che viene varcato in continuazione. Non potrebbe essere altrimenti, in una città di tombe. Qui all’ombra della chiesa di San Francesco riposa Dante Alighieri, spirato nella notte tra il 13 e 14 settembre 1321 mentre, esiliato da Firenze, era ospite a Ravenna di Guido Novello da Polenta. Sul suo sepolcro arde perennemente una lampada votiva settecentesca alimentata con olio d’oliva dell’Appennino toscano donato ogni anno dalla città di Firenze.
E poi, a Ravenna, c’è il gigantesco mausoleo del re goto, Teodorico; e ancora, c’è la tomba di Galla Placidia, l’iridata sepoltura d’oro della bellissima Galla che dorme nella dolce penombra degli alabastri investiti dal sole. Tutto questo – scrive Vernon Lee – è “una sintesi magnifica della potenza e dello splendore che venne a morire a Ravenna e chiama nei secoli la gloria e l’ammirazione del mondo”.
Vi lasciamo con questa meravigliosa interpretazione del Kyrie della cantautrice romagnola Alice: un’invocazione mistica sottolineata da una strumentazione perfetta, che evocare i tempi delle basiliche ravennati. Arrivederci alla prossima puntata, ancora a Ravenna.
Musica. Alice: Kyrie (Florian Fricke – Popol Vuh)