Cari ascoltatori, uno dei motivi su cui si fonda il mito di Ravenna come “dolce morta” sono le pinete. Il bosco litoraneo con il cui legno l’imperatore Augusto aveva costruito la sua flotta. “La divina foresta spessa e viva” di Dante. La pineta dove Boccaccio ambienta la novella della caccia infernale, cioè la scena in cui Nastagio degli Onesti vede sopraggiungere la donna nuda rincorsa dai cani e dal cavaliere nero. E qui, visto che stiamo parlando di Boccaccio, apriamo una parentesi perché il Decamerone somiglia a quei vecchi suk arabi dove trovavi profumi, gioielli, spezie, stoffe che venivano da tutte le parti, e ogni merce portava con sé il ricordo delle linee di circolazione dei commerci nel nord Africa. Le novelle erano collezioni di aneddoti, favole, leggende, motti arguti legati alle rotte dei pellegrini e dei mercanti. E sicuramente anche il porto di Ravenna accoglieva questa molteplicità di voci e contatti tra Oriente e Occidente, prima che l’insabbiamento e l’impaludamento ne causassero la decadenza, rendendo la città vedova dell’Adriatico.
Musica. Natasha Atlas e Gllykeria: Agapi hioni
Ma torniamo alla pineta, teatro prediletto da Byron per le cavalcate solitarie, gli incontri d’amore o di cospirazione: “Dolce ora del crepuscolo / nella solitudine della pineta…” – quante pagine il poeta inglese ha dedicato al bosco ravennate, che ai suoi tempi era al massimo dello splendore! – quasi 7 mila ettari per una lunghezza di oltre
Ravenna era tutt’uno col suo bosco, che è restato vivo finché era affidato alle cure delle sue grandi abbazie, di cui le pinete rappresentavano una preziosa fonte di reddito. Certo, i viaggiatori dell’Ottocento come Gregorovius, traditi dalla percezione romantica, se arrivavano qui col brutto tempo, sotto un cielo cupo, potevano scrivere: “L’acqua stagnante, da cui emerge qua e là qualche tomba fiorita di gigli d’acqua, i foschi tamerici che annunciano la vicinanza del mare, le rovine cadenti, l’antichissima basilica con i suoi ricordi, la strada deserta verso Cesena, l’oscura interminabile pineta … tutto ciò fa un’impressione indicibile”.
Musica. Luigi Einaudi: La linea scura
La pineta di Ravenna ci porta a parlare di un grande poeta romagnolo, ravennate per origine paterna, Giovanni Pascoli. Originale studioso di Dante, Pascoli è sempre stato convinto che
Musica. Antonella Ruggiero: Kyrie
Pascoli si impuntò su questa sua credenza, o fantasia, e cullato da questa visione chiese ripetutamente di spostare il sepolcro di Dante proprio in pineta, tra i tronchi secolari che sembrano un’infinita fuga di colonne, nel bosco che assomiglia a una cattedrale. “Quella foresta è il tempio di Dante, solo tempio degno di lui”, scriveva.
Per fortuna non l’ha vista oggi. Certo, sorprendono le coincidenze. Anche Garibaldi è passato per la pineta. E visto che nella pineta avvengono incontri che superano le barriere del tempo e dello spazio (Dante incontra Matelda, Boccaccio ha la visione della caccia infernale), Pascoli fa incontrare Dante e Garibaldi. A distanza di secoli, tutti e due nella pineta: uno esule, l’altro fuggiasco. I nostri padri della patria: smarriti, braccati, rifugiati, nel bosco di Classe, nella pineta di Ravenna.
Ci avviamo alla conclusione di queste nostre giornate a Ravenna, dove siamo stati realmente e con l’immaginazione (non sappiamo districarci, perdonateci), mentre i vacanzieri di fine estate, quelli che vengono a catturare l’ultimo spicchio di sole, sono poco più in là, sulle spiagge della Riviera Adriatica. Noi, col nostro tour, ci siamo aperti al fluire del passato, al sorgere dell’invenzione artistica. Dante che nel bosco di Classe forse pensò
Cole Porter: Night and Day
A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.