Musica. Anja Lechner & Vassilis Tsabropoulos: Chant Bentornati, cari amici, al “Paesaggio dell’anima”, il nostro viaggio in Emilia-Romagna attraverso la musica. Le settimane scorse siamo stati a Ravenna, ne abbiamo raccontato il mito che ha affascinato tanti artisti e scrittori nei secoli. Ora, non abbandoniamo la Romagna, ma ci spostiamo sulle sue spiagge, al crepuscolo dell’estate, quando già la folla dei vacanzieri è sparita e il mare si mostra per quello che è: un elemento fondamentale del paesaggio e della tradizione letteraria romagnola. Ad introdurci in questa puntata del nostro viaggio è la romantica voce di Anthony dei Johnsons in un inno all’ombra che avanza o sparisce: alba o crepuscolo, è il momento delle mezze tinte, dell’estate che declina, del mare che si indora e si fa voragine cosmica al tramonto. Musica. Anthony & The Johnsons: Twilight Ci serve una guida per questo viaggio crepuscolare. La troviamo in Alberto Bertoni, fine critico letterario e poeta, modenese, che in un libro dedicato alla “geografia letteraria tra Emilia e Romagna” ha indagato gli “Archetipi marini nel Novecento letterario romagnolo”: in altre parole, la presenza del mare negli scrittori romagnoli del secolo scorso – importante, secondo noi, per contrastare l’idea dell’Adriatico come litorale deputato al divertimento di massa. Naturalmente, è anche e soprattutto questo, ma non solo. Vedremo perché. Dopo essere stati, con Bill Wells e Maher Shalal, sul bus dei Beach Boys. Musica. Bill Wells & Maher Shalal: On the Beach Boys bus Il mare, dicevamo. Molti scrittori romagnoli, sostiene Bertoni, si riconoscono nella unione di mare e campagna che caratterizza questa regione. A partire da Giovanni Pascoli, con la sua nota teoria – di cui abbiamo già parlato – dell’origine ravennate della Divina Commedia. La selva in cui Dante, all’inizio del poema, si è smarrito, sarebbe secondo Pascoli la pineta ravennate di Classe, per il valore altamente simbolico del suo trovarsi alle foci del Po, in una zona che è contemporaneamente bosco, pianura, palude e marina, tra salvezza e perdizione, purificazione e peccato. Forse, sottolinea Bertoni, Pascoli immaginava lo sguardo di Dante, esule a Ravenna, davanti alla foce del grande fiume, dove non poteva non provare un desiderio di purificazione battesimale: perdersi e ritrovarsi in una vita nuova, abbandonare l’inferno, rigenerarsi come fa l’acqua corrente che scorre sempre diversa nello stesso punto. Ci fermiamo un attimo per ascoltare un brano di Anouar Brahem che si intitola “E la nave va”, proprio come il film di Federico Fellini, un altro grande romagnolo che ha reso potente la metafora del mare come luogo di passaggio verso una dimensione altra, favolosa e oscura nello stesso tempo. Musica. Anouar Brahem: E la nave va (da “Komsa”) “Tra quel murmure d’acqua e di vento, Dante si ritrovò” – scrive Pascoli. E anche Renato Serra, Tonino Guerra e altri letterati di queste parti si lasciano incantare dalla “sensazione che passa tra gli alberi e il vento, ma subito rivelano uno sfondo sottile e insistente di ombre, di fantasmi visibili o invisibili, in cui si specchia intero il cosmo” – come ebbe a scrivere un altro acuto critico, Ezio Raimondi. E’ come se gli uomini della pianura, dell’erba, dei campi, smarrissero davanti al mare il loro principio di realtà. Perché il mare coincide con lo spazio sconosciuto del mondo. E’, d’altronde, quello che accade quando si entra in una zona di nebbia (ricordate la scena della nebbia a Rimini nell’Amarcord di Fellini?): si galleggia, si procede a tastoni, ci si sente naufraghi. Ma “in fondo al mare canta una sirena / e in mezzo al mare va una barca scura / che ha perso il vento / perso alla sua vela / e chi la sta aspettando l’aspetterà ancora…” – sono le parole di “Una barca scura” di Gianmaria Testa che andiamo ad ascoltare prima di concludere il nostro viaggio. Musica. Gianmaria Testa: Una barca scura Le profondità del mare, l’avvolgimento esistenziale della nebbia, le giornate di vento ci riportano al pensiero dei limiti della nostra esistenza. Pensiero tanto più forte in una terra come la Romagna, regione di estremi e di passioni, dove il mare rappresenta – dice Alberto Bertoni – “il punto estremo d’arrivo di una familiarità visiva che ha nella campagna il suo referente primario e nei suoi innumerevoli fiumi e canali i tramiti di un naturale movimento verso l’esterno”, verso l’infinito mormorio delle acque: onda o calma piatta, bonaccia o bufera – come può essere la vita. Arrivederci alla settimana prossima. Musica. Susanne Abbuehl: Sea, sea!
A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.