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17 Settembre 2007 | Paesaggio dell'anima

N°75-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. Puntata 75.


Musica. Brian Eno & Robert Fripp: Wind on Water


Vento sull’acqua, evoca questa composizione di Brian Eno e Robert Fripp. Cari ascoltatori, l’acqua che solletica i nostri sensi, anche in questa puntata, è quella del mare Adriatico, che fa da sfondo o è protagonista di tante vicende narrate dagli scrittori romagnoli. Come ha notato Alberto Bertoni – il critico letterario che ci fa da guida nel nostro viaggio di fine estate sulla Riviera adriatica –  la stirpe romagnola “trova il suo teatro naturale nell’intrico vegetale delle selve marittime, popolate di vele e di cervi, che s’aprono sullo sfondo dell’Adriatico come alla propaggine locale di un grembo materno”.


Per farci capire meglio, vi leggiamo poche righe di un volumetto scritto nel 1905 da Antonio Beltramelli per descrivere un viaggio da Comacchio ad Argenta, nel ferrarese, attraverso le lagune e le bocche del Po. “Specchi di mare e antichi silenzi di alberi centenari, ecco la selva di Mesola; il suo fascino tutto si racchiude così dalla carezza del mare all’eterno stupore della vita arborea. Nido agli amori selvaggi, specchio alle vie delle stelle che nascono e tramontano nei suoi stagni oscuri…”. 


Musica. Blonde Redhead: Silently


Dopo cento anni, naturalmente tutto è cambiato. Gli amori selvaggi – per così dire – sono forse quelli concepiti in discoteca, e il bosco della Mesola, che era la tenuta di caccia dei duchi d’Este, lotta per sopravvivere all’avanzata del cemento. La vita arborea violentata da un’estate di incendi (per fortuna non in Romagna) si arrende alla banalità del costruire, alla tristezza del già visto, e non è più ricetto di favolosi pensieri. Sentimenti condivisi già negli anni ’30 da un altro grande scrittore romagnolo, Marino Moretti, preoccupato per la “invasione del moderno” e di non poter più colloquiare col mare in burrasca, il gigantesco mare. Scriveva Moretti: “Quando, anni dopo, sorsero intorno i villinetti, le trattorie, gli stabilimenti a dozzine, il gigante parve umiliato e quasi domato…”. A un suo personaggio, la ballerina Mascia, lo scrittore di Cesenatico fa dire che “avrebbe voluto intorno il deserto: mare burrascoso, mare nemico dell’umanità seminuda, mare e terra uniti in un uniforme colore di limo”.


Milva, invece, il suo mare lo tiene nel cassetto. Ascoltiamo la cantante ferrarese, prima di leggere qualche riga da un racconto di Dante Arfelli che parla proprio del mare di Goro, il paese natale di Milva.


Musica. Milva: Il mare nel cassetto


“Faro di Goro”, del 1948, è il racconto di Dante Arfelli che si apre in un’accecante luce meridiana. “Era mezzogiorno e il sole schiacciava contro la barca l’ombra dell’uomo. Si allontanava remando lentamente, anch’egli con lo stesso gesto di pazienza che aveva il passatore di Gorino, che hanno tutti i passatori che s’incontrano per gli infiniti rami e canali sparsi nel delta di questo fiume che sembra non finire mai, non arrivare mai al mare”. Siamo alle foci del Po, dunque, nel labirinto di acqua e terra e palude che per Dante era simbolo di rigenerazione e rinascita, e per noi, oggi, come per Arfelli, di perdita e spaesamento. Di più: il delta del Po, la nostra Camargue italiana fatta di acque e riflessi, al tramonto dona sensazioni struggenti. Ed è da questo fondo di malinconia che risaliamo con un brano di Zucchero, “Dune mosse”, dove trionfa la tromba di Miles Davis. Aspettando la notte tra le dune litoranee e le golene del Po.


Musica. Zucchero: Dune mosse


Bene. Non ci resta, cari amici, che concludere con un’ultima immagine del nostro mare. La prendiamo da “La lanterna di Diogene”, pubblicata nel 1907 da Alfredo Panzini, cronaca romanzata di un viaggio in bicicletta da Milano fino a Belluria, sulla cui marina è ambientata la seconda parte del libro. “Il mare vicino faceva anelare i pioppi stormendo, come un respiro fresco dopo l’afa diurna. Sentii il colore della luce, calda come l’oriente, che il sole dona con speciale munificenza a quell’angolo ignoto di terra, e mi sorrise l’illusione che essa debba arrivare anche a quelli che giacciono sotto terra, e le tenebre ne siano consolate: mi parve (o sogno, dono di Dio!) che riposando un dì sotto quelle glebe natie, udrò ancora il sussurro del mare…”.


Arrivederci alla prossima puntata.


Musica. Autumn Tears: Winter’s Warning – IV. Autumn Requiem (da “Love Poems for Dying Children)


A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

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