Ma chi è questo Learco Pignagnoli? Per saperlo dobbiamo leggere le sue “Opere Complete” raccolte in volume dallo scrittore reggiano Daniele Benati, l’autore di “Silenzio in Emilia” e “Cani dell’Inferno”, pubblicati da Feltrinelli nel 1997 e nel 2004. Insomma, questo esilarante moralista della Bassa, metafisico o patafisico padano, ci incanta con il suo umorismo fulminante, alla Campanile. Di lui si dice sia nato a Campogalliano e a San Giovanni in Persiceto, che lavora presso la ditta Scoppiabigi e che tiene dietro al loro lupo… Opera n. 238 Quand’ero a scuola tutti i professori dicevano che scrivevo in modo anomalo e mi davano dei quattro perché non adopero la punteggiatura mentre io invece scrivevo in modo regolare seguendo le parole che mi venivano fuori dalla mente e non in altro modo essendo preso ogni volta da forti emozioni che sono poi quella che l’atto stesso dello scrivere dovrebbe procurare solo che a me giocava questo scherzo di farmi sembrare che buttavo fuori tutto alla rinfusa come mi succede ancora adesso nell’intraprendere qualunque tipo di scritto anche in forma epistolare e non ho mai capito cosa può esserci dietro l’ordine delle parole in una frase ma qualcosa che parla della psiche dell’individuo che la scrive son sicuro che dev’esserci e la punteggiatura in questo senso è una delle più belle invenzioni che esistono, ve lo dice un asino. Opera n. 239 Dio esiste. Me l’ha detto Squarcialupi. Solo che dopo che ha fatto il mondo s’è addormentato e non s’è più svegliato. E io ci credo a Squarcialupi, perché è uno che ha fatto il giro dell’altro mondo. È stato anche all’Inferno e ha detto che non c’è nessuno. Solo Hitler. Opera n. 240 In genere me le racconta sempre quando andiamo fuori queste cose, perché dentro non si fida della gente che abbiamo intorno. Sa anche chi è stato il primo domatore che ha messo la testa dentro la bocca di un leone, Squarcialupi. Era un tipo di nome Isaac Van Amburgh. Me l’ha detto una volta che in un bar ci hanno portato una bottiglia di vino che si chiamava Vino Leone. Opera n. 241 Stanno li, in una stanza, a festeggiare, coi bicchieri in mano, che bevono, o forse è un negozio, una galleria d’arte, una famosa galleria di Soho, e ci son tutti, proprio tutti, è venuta anche quella di Copenhagen, che non ne parlava più nessuno e adesso l’han fatta tornare, si vede che stanno tramando qualcosa, dato che lei era la moglie di quello che adesso è il compagno della proprietaria della stanza, o del negozio, o della galleria d’arte, dove c’è anche quello che ha avuto due figli dalla moglie di suo figlio, che però lui alla fine non è risultato essere il suo vero figlio, perché sua madre aveva avuto un’avventura da dove era nato lui, che poi ha scoperto di avere un altro fratello, figlio del suo vero padre, il quale gli ha guzzato la moglie, una sera, quando si credeva che fosse morto, e lei, che già aveva avuto due figli dal padre di lui, e un altro dal marito di sua figlia, be’ non se l’è mica fatto ripetere due volte: mentre suo marito stava bruciando dentro la fornace… insomma, ci siamo capiti. Opera n. 242 Non lo fa perché non lo sa fare e non lo sa fare perché non vuole farlo, ma il motivo per cui non vuole farlo è perché deve farlo e allora non lo fa. Opera n. 243 Se è stato Dio a creare l’uomo, perché non l’ha fatto subito? Cioè, perché ha aspettato tutti quei milioni di secoli? Dicono: ma sulla terra non c’erano le condizioni adatte, si respirava un’aria velenosa. Se è stato lui a creare la terra, perché non l’ha fatta fin da subito con l’aria più sana. Il problema non si risolve. Son passati milioni d’anni prima che comparisse l’uomo, se è stato Dio a crearlo perché ha aspettato così tanto. Dico milioni d’anni, mica dieci minuti. Io vivrò anche in un altro mondo ma queste cose non le capisco. Dicono: può darsi che Dio ha creato l’uomo prima su degli altri pianeti finché non l’ha creato anche sulla terra. Prima ho visto un cane che passava per il mio corridoio ed è sfrecciato via come una saetta che dev’essere entrato nella mia camera da letto. Avevo sentito una porta che sbatteva lungo il corridoio, fuori dal mio appartamento, e poi ho visto un cane da star seduto al mio tavolo, velocissimo. Ho anche preso una paura che ho fatto un sobbalzo. E comunque se comprate un libro di Moravia non comprate un libro, ma un mezzo chilo di carta. Lettura di Fulvio Redeghieri.
3 Dicembre 2007
| Racconti d'autore
N°86-RACCONTI D’AUTORE
Daniele Benati, “Opere Complete di Learco Pignagnoli”, Aliberti editore, Reggio Emilia, 2006. Seconda puntata.