Musica. Luca Serio Bertolini: Ubriaco di pace
Cari ascoltatori, concluso la settimana scorsa il nostro “viaggio in un paesaggio terrestre”, ora ne cominciamo un altro. I nostri viaggi, come ormai sapete, non sono mai programmati, perché seguono pensieri vagabondi, umori e amori improvvisi. Adesso, per esempio, è dicembre e noi siamo a Rimini, a vedere il mare d’inverno e gli alberghi chiusi. “Scivolando ancora dietro i tavoli di un bar”, come dice la canzone di Luca Serio Bartolini – musicista reggiano, di San Polo d’Enza – ci giriamo e rigiriamo tra le mani il nostro bicchiere, in attesa di decidere cosa fare. E tutti stanno lì, con “quei bicchieri che da quelle mani vorrebbero vita / o una pubblica resa / una flaccida attesa / appoggiati con ghiaccio sul molo da soli …”. Bella l’immagine dei bicchieri in fila sul bancone di un bar – magari uno di quei “monoliti in alabastro o vetroresina” che hanno sostituito i vecchi rassicuranti banconi di legno dove al massimo, scrive il bolognese Stefano Benni in “Bar Sport trent’anni dopo”, ci trovavi la zuccheriera e la schedina. Adesso invece ci trovi sopra cinquanta tipi di zucchero; e anche per i caffè “siamo passati a centododici tipi diversi con nomi come Orzino, Mokaccino, Cremino, Estivo, Americano, Noisette. Anche nei gelati, siamo passati dai dieci gusti ai centocinquanta. Che sono poi i dieci gusti di una volta ognuno con quindici coloranti diversi”. Eh sì, ha ragione Benni, tutto è diventato più sfizioso, trendy, miniaturizzato (le paste sempre più piccole), diversificato (la gamma dei vini e degli aperitivi), ma in fondo banale, come l’onnipresente rumore di fondo della tv.
Musica. The Bluesmen: Rainy Night Blues
Noi allora, visto che comincia a piovere, prendiamo sulle spalle la nostra chitarra ideale, e ce ne andiamo per le strade della regione col nostro blues. Cos’è un blues? – beh, è un modo di essere, un moto dell’animo, un’impressione, un atteggiamento, ma di quelli forti, incisivi, caratterizzanti. Ci accompagnano con il loro “blues di una notte piovosa” i Bluesmen, band storica ferrarese che ha allargato il Delta del Po a quello del Mississippi, così da accogliere nel proprio repertorio i classici del genere, il blues swing acustico come il delta-blues, immaginando l’America a Ferrara. Ed è giusto, sentirsi “Wild in the Country”, come titola il loro nuovo lavoro, ricco di inediti. Tanto più oggi che la “wilderness” di questi paesaggi, le brume ferraresi, le atmosfere lievi e silenti ma anche intriganti della provincia, sono tornate alla ribalta nazionale grazie alla fortunata serie televisiva “Nebbie e delitti” del commissario Soneri, interpretato dall’ottimo Luca Barbareschi.
Dietro i casi che il capo della Mobile di Ferrara riesce a risolvere, affiorano tragedie nascoste, segreti inconfessati, vite grottesche, del tutto inimmaginabili nel mondo operoso e placido della provincia emiliana. Lacrime, dunque – che sono, come suggerisce la bella voce di Luisa Cottifogli in questa canzone, “pioggia stanca di aspettare / fiume che arriva al mare”.
Musica. Quintorigo: Lacrime (canta Luisa Cottifogli)
Un po’ burbero e malinconico il commissario, e malinconici i paesaggi ferraresi, acquitrinosi, evanescenti, di una “bellezza narcotica”, diceva Guido Piovene. La nebbia che soffonde ogni cosa col suo implacabile velo, sembra celare ferite mai rimarginate, rancori e vendette che avvelenano le radici di una società apparentemente florida. Un duo acustico che ha un bellissimo nome, All my faith lost, “tutta la mia fede perduta”, ci regala le atmosfere giuste, da spleen di provincia. “Triste quiete” si chiama il brano che andiamo a sentire, rarefatto e dai contorni gotici, quasi a voler richiudere nel mistero l’ossimoro del titolo. E tra frutteti e vecchie case coloniche, nella landa pianeggiante tra Bologna e Modena, si svolge la vicenda raccontata dalla bolognese (d’adozione) Licia Giaquinto in “Cuori di nebbia”. Nel romanzo si intrecciano, come in un gioco a incastri, storie personali che rivelano una Padania disillusa e malata d’amore. Ai margini della via su cui transitano i camion delle fabbriche di ceramiche e battono le prostitute slave, si muovono esistenze infelici, capaci di arrivare anche a uccidere per troppo dolore represso. E su tutto cade sovrana la nebbia, che porta il caos dell’indistinto come la possibilità di sparire, a se stessi e al mondo.
Musica. All my faith lost: Triste quiete
Lo chiamano il triangolo della nebbia, il territorio tra Ferrara, Modena e Mantova. In questi giorni, mentre scriviamo, la fumana silenziosa che sale dai campi, la mattina, rende tutto così sfumato e onirico, vago e instabile, che ci piace lasciarci avvolgere dai suoi vapori. E’ banale dirlo, ma c’è molto di metafisico nella nebbia: un filosofo come Heidegger l’ha paragonata alla “noia profonda, che va e viene nelle profondità dell’essere” e “accomuna tutte le cose, tutti gli uomini, in una strana indifferenza”. Ma no, questo mondo attutito e lieve, silenzioso e umbratile, non lo consideriamo nemico, infatti abbiamo deciso di prendere anche noi la via per Mantova. Guideremo prudenti, attenti a distinguere, strizzando gli occhi nell’indistinto nebbione, i fossi, gli alberi, i pali della luce, gli stop, i semafori, le ombre che attraversano la strada. “Sulla via per Mantova” è il pezzo con cui concludiamo il viaggio di questa settimana, che da Rimini ci ha portato nella Padania profonda. Ci serviva un brano di folk padano, e l’abbiamo trovato nella produzione di Alberto Padovani, chitarrista e cantautore di Colorno (Parma), e della sua band ManìnBlù. Suoni del territorio, dunque, ma con aspirazioni universali, come dimostra l’uso della fisarmonica, che de-localizza la percezione, e una certa rudezza compositiva, esemplare in questo brano che ha per protagonista un ex detenuto in fuga dalle sue catene.
Musica. ManìnBlù: Sulla via per Mantova
A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri