Musica. All my faith lost: Notti bianche Musica eterea, sfuggente, decadente, di calma inquieta. Di presagi e di abbandoni. “Tutta la nostra fede perduta” – All my faith lost – si chiamano questi due ragazzi italiani che intessono fragili tappeti sonori con voci sussurrate e ci riportano ad atmosfere preraffaellite, anti-industriali. E’ come se questa musica ci mettesse davanti a un quadro di Millais o di Rossetti, a una leggenda medievale, a una Ofelia trascinata dalla corrente, annegata nel fiume cantando tra i fiori. E così, cari amici, mentre la biosfera si degrada, le armi di distruzione proliferano e nessuno al mondo sembra in grado di risolvere i problemi che possono portarci all’apocalisse, ci viene voglia di rifugiarci nell’inattuale: nell’arte, nel sogno, nelle inutili fantasticherie che non ci salveranno ma, almeno, ci fanno sopportare meglio il presente. Insomma, come canta Adriano Celentano, “la situazione non è buona”: la situazione politica, la situazione economica, e anche “la situazione di mia sorella non è buona”, dove “mia sorella” sta per nostra sorella la terra, aggredita dalle forze distruttrici e costretta a vedere il ritorno dei barbari. Musica. Adriano Celentano: La situazione non è buona Speriamo abbia ragione il sociologo Edgar Morin, che cita il poeta tedesco Hölderlin – “Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva” – per dire che la speranza cresce con la disperazione. “Siamo in uno stato di caos, di agonia – afferma. ‘Agonia’ significa ‘lotta estrema tra le forze della morte e le forze della vita’ e, paradossalmente, ciò che può apportare la morte può apportare la nuova vita”. E fa un esempio. 480 a.C.: i persiani distruggono Atene. Sembra la fine della civiltà greca e invece a Salamina, contro ogni previsione, la flotta greca attira in trappola la gigantesca flotta persiana e la distrugge. Da quella vittoria, cinquant’anni dopo, sono derivate la nascita della democrazia e la nascita della filosofia. Dunque, speriamo nell’avvento delle forze rigeneratrici. Il Natale, in fondo, è questo: un nuovo inizio. La speranza di un nuovo inizio. Sentite questa musica? E’ la ricostruzione, fatta dal gruppo Synaulia, di un frammento musicale dell’antica Roma. Attraverso studi e ricerche, questi “archeomusicologi” sono riusciti a catturare quelle che erano le sonorità dei romani, ingiustamente considerati un popolo poco interessato alla musica. A Roma, invece, capitale multietnica e culmine finale dell’antichità, confluivano e circolavano strumenti musicali provenienti da tutto il mondo conosciuto. E questa che ascoltiamo è più o meno la musica che arrivava alle orecchie dei romani mentre in Palestina nasceva Gesù Cristo. Musica: Synaulia: Animula vagula (musica dell’antica Roma) Il 25 dicembre nell’antica Roma si celebrava la festa del dio Mitra, il dio del sole. Un po’ tutte le popolazioni dell’epoca, dagli egiziani ai greci, dai celti ai germani, festeggiavano con riti collettivi e familiari la nascita del sole nei giorni vicini al solstizio d’inverno. E Roma, che già in quel periodo aveva i Saturnali, era talmente imperiale e plurietnica da arrivare a istituire per legge, in tutti i territori a lei sottomessi, la festa unificante del “Natalis Solis Invicti”, nell’anno 273. All’inizio, i cristiani come Origene consideravano il Natale una festa pagana, perché “solo i peccatori, e non i santi, celebrano la loro nascita”; e ridicolizzavano i “compleanni” degli dei. Ma il valore simbolico dei giorni che, dopo il solstizio d’inverno, cominciano ad allungarsi, e dunque della vita che riprende, era potente per tutti gli antichi. Anche i cristiani, quindi, avrebbero subito l’influsso di questa festa. Pare che la prima a celebrare la nascita di Gesù, sia stata la comunità di Antiochia nel 386. Secondo altri il Natale cristiano sarebbe stato introdotto dall’imperatore Costantino nel 330. E c’è chi afferma che la nascita del Cristo derivi dalla festa ebraica della luce, la Hanukkah, che cade il 25° giorno di Kislev, coincidente con il nostro dicembre. Comunque sia, il Natale ha attraversato i secoli ed è arrivato sino a noi. Con la promessa di un po’ di felicità e di bontà per tutti. Come canta John Lennon, “E così è Natale / Spero vi divertiate / Vicini e lontani / Vecchi e giovani / Buon Natale / E buon anno nuovo / Speriamo sia buono / E senza paure / La guerra è finita, se lo volete / La guerra è finita, adesso / Buon Natale”. Musica. John Lennon: Happy Christmas (War is Over) Torniamo alla storia, cari amici. Lo scambio dei doni a Natale è un’eredità dei romani, così come i banchetti e i lauti pranzi, che già caratterizzavano, insieme con altre trasgressioni, gli antichi Saturnali. L’addobbo dell’albero di Natale pare sia stato introdotto da Lutero, mentre il presepe è nato da un’idea di San Francesco d’Assisi. Un presepe particolare è quello che stiamo ammirando ora a Cesenatico: allestito non nella solita grotta, ma sull’acqua. E’ il presepe della Marineria, con bragozzi, paranze e trabaccoli – le antiche barche dell’Adriatico – che ospitano una quarantina di statue a grandezza naturale. Immaginate la suggestiva scena: di sera le imbarcazioni sono illuminate, e il mare calmo, il cielo stellato, predispongono all’attesa di qualcosa di magico. Qualcosa che ti possa cambiare la vita. Un nuovo inizio. La speranza che dalla tenebra fuoriesca la luce. Perché siamo nel fango, nella cenere, come le vittime della valanga di fango che nel 1998 colpì il paese di Sarno, ricordata in questa canzone del bolognese Claudio Lolli su testo dello scrittore salernitano Ernesto Dello Jacono. Che salga dunque dalla terra ferita il canto dell’uomo, a lavare “gli occhi / da cenere e fango”. Che questo canto ci liberi dal marciume accumulato in tanti decenni di offesa alla terra. La miopia degli uomini porterà il pianeta alla rovina, ma forse da qualche parte stanno scaldando i motori le forze rigeneratrici, quelle che ci indicheranno come cambiare strada. Forse stanno nascendo, anche loro, questa notte. La notte di Natale. Musica. Claudio Lolli: L’eterno canto dell’uomo A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri
8 Gennaio 2008
| Paesaggio dell'anima
N°89-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA
Un viaggio in regione attraverso la musica. Puntata 89.