Musica: Fulvio Redeghieri, Volé.
Cari amici, riconoscete questa musica? E’ un valzer che sa di Emilia e sa di Romagna. La settimana scorsa, il nostro viaggio attraverso la regione ci aveva portato a Forlì, facendoci fare un salto indietro nel tempo, nel secolo XV, quando Caterina Sforza guidava la sua piccola corte rinascimentale alla ricerca di un ideale di vita che tenesse insieme potere, cultura, magia e piacere.
Musica: Fulvio Redeghieri, Volé.
Siamo in Romagna, dunque, e ci restiamo, desiderosi di leggerezza. E cosa c’è di più leggero, di più gioioso, di più vicino al nostro carattere e alle nostre tradizioni, di un valzer? Quello che sentite si intitola “Volé” ed è opera recente di Fulvio Redeghieri, musicista di Parma che suona la fisarmonica accompagnato dal violoncellista Michele Ballarini.
“Bastano tre note – dice Fulvio Redeghieri – e si scatena la magia del valzer. Tra le sue note, sempre benevole, sembra di poter vedere, come in un gioco, la vita dall’alto, a volo di uccello. E i tuoi problemi, allora, non sembrano così grossi, insormontabili”.
Musica: Fulvio Redeghieri, Rosalba
E’ proprio vero: il valzer è una medicina antica e comporre e suonare valzer oggi, come fa Fulvio Redeghieri, non è un’operazione nostalgica ma significa riscoprire un ritmo che rende più bella la vita, ci toglie pesi e ci fa capire chi siamo. Andiamo troppo veloci? Fermiamoci un momento. Una pausa ed ecco: nel silenzio, chiaro come un suono di fisarmonica, parte un valzer…
Musica: Fulvio Redeghieri, Tosca
Il valzer ha un forte potere straniante, parla di leggerezza, di gioia di vivere, di amore per
Il valzer cresce, vola, avvolge, sorride e ride, fa capriole, ci entra nel cuore e nella testa, ci rende leggeri e, perciò, liberi. A differenza del rock e meglio ancora del tango il valzer non è adatto ad esprimere sentimenti urlati, negativi, sentite questo brano, Jenny, che potrebbe essere l’emblema di queste riflessioni, inizia con un ritmo di tango (il tango esprime sentimenti forti, dolcissimi o disperati, comunque appassionati, vissuti in prima persona, mai raccontati) questo brano in seguito si trasforma in valzer, sempre con lo stesso disegno melodico. Sentirete come la tensione creata dal tango, in un attimo si stemperi, si sciolga non appena la musica diventa valzer.
Sa affrancare dal dolore e dalla passione: li sospende, li mette tra parentesi e si abbandona a una gioia in punta di piedi – braccia che avvolgono spalle, altalena sospesa nel vuoto: ma tanto non si cade. E’ la magia del valzer.
Musica: Fulvio Redeghieri, Jenais
Per capire meglio cos’è la Romagna, siamo andati a vedere la mostra dedicata fino al 30 aprile a Marco Palmezzano, uno dei maestri della pittura italiana tra Quattro e Cinquecento, dalla sua città natale, Forlì. Delle 61 opere in mostra nell’antico convento di San Domenico, la metà è del Palmezzano, il resto di pittori suoi contemporanei come Giovanni Bellini, il Perugino e Melozzo da Forlì, che di Palmezzano fu il maestro.
I paesaggi di Romagna fanno spesso da fondale ai quadri di Marco Palmezzano: natività, annunciazioni e altre scene e personaggi di soggetto religioso recano sullo sfondo boschi, colline, specchi d’acqua, torri, castelli, strade che si perdono all’infinito e cavalieri, cacciatori, pellegrini immersi nel quotidiano brulicare della vita.
Per ritrovare i paesaggi di questo pittore dai colori lucenti che hanno la purezza dell’alabastro, da Forlì possiamo prendere la statale per Firenze. Costeggiando il fiume Montone lungo l’omonima valle, ci inoltriamo tra le colline dell’Appennino. Sono i luoghi fermati cinque secoli fa dalla mano di Marco Palmezzano.
Musica: Guillaume Dufay, Gloria
La musica che stiamo ascoltando è Gloria di Guillaume Dufay, compositore franco-fiammingo del Quattrocento, attivo alla corte dei Malatesta a Rimini: dunque in un’altra parte di Romagna perché le Romagne, avrete capito, sono più d’una. Ma torniamo alla Romagna del Forlivese.
Dopo appena una decina di km da Forlì si incontra Terra del Sole, un borgo fortificato costruito nel 1564 dai Medici, signori di Firenze, al confine con la Romagna pontificia, su pianta rettangolare con mura alte
Musica: Guillaume Dufay, Gloria
Subito oltre Terra del Sole, proseguendo verso Firenze, si incontra Castrocaro, l’antica Salsubium, località termale il cui nome latino fa riferimento alle acque salsobromoiodiche già apprezzate dai Romani, che di terme se ne intendevano. Riscoperte nel 1830, le terme sono note in tutta Europa. Per rivivere i fasti termali, è d’obbligo una visita al Grand Hotel del 1938, un gioiello di art déco. Ma a Castrocaro è da vedere anche il nucleo storico detto “la Murata”, sovrastato dal restaurato castello, uno dei più interessanti esempi di architettura fortificata medievale della regione.
A Castrocaro si svolge dal 1957 un Festival della canzone italiana, un concorso per voci nuove che nel lontano 1971 incoronò una giovanissima Alice, nome d’arte di Carla Bissi, cantautrice di Forlì.
Oggi, con trent’anni di carriera alle spalle, tra pop etereo, collaborazioni prestigiose e ricerca del sacro nella musica, Alice è diventata un’interprete profonda e raffinata. Nello splendido album “Viaggio in Italia”, del 2003, la cantante romagnola si misura con brani di grandi autori italiani, da Fossati a De Andrè, da Guccini a De Gregori. Ora dalla voce di Alice ascoltiamo “Febbraio”, un testo poetico di Pier Paolo Pasolini musicato da Mino Di Martino.
Musica: Alice, Febbraio
Continuando lungo la valle del fiume Montone, tra crinali e declivi che l’occhio del pittore forlivese Marco Palmezzano avrà sicuramente accarezzato, ci si inoltra in una Romagna di borghi sparsi, antiche pievi, vallate su cui si posano dolcemente vigneti e boschi di castagni, abeti e faggi. E’ una Romagna di confine, già in odore di Toscana.
Intorno al 1303, da Firenze arrivò a San Benedetto in Alpe, borgo sul crinale dell’Appennino tosco-emiliano, Dante Alighieri. Esiliato dalla sua città, il poeta era diretto verso la Romagna, dove sperava di trovare asilo e bellezza. La sosta a San Benedetto in Alpe è entrata nella storia grazie al XVI canto dell’Inferno, dove si fa cenno a uno spettacolare salto d’acqua che si trova nei pressi del paese: la cascata dell’Acquacheta.
Alta
Restiamo qui, in mezzo alla natura, nel flusso dell’acqua infinita. Gli alberi spogliati si sono rivestiti: è primavera e ci circondano piccole fiamme di fiori. Restiamo nella pace intatta del parco, come smarriti viaggiatori che cercano riparo “sotto il manto dei tuoi fianchi ampi, Appennino”. Con questa citazione del poeta Vincenzo Cardarelli ci congediamo da voi, cari amici di viaggio, dandovi appuntamento alla settimana prossima, sempre in Romagna: anzi, nelle Romagne.
Musica: Fulvio Redeghieri, Teresa.