Musica. Sufjan Stevens: O holy night Cari ascoltatori, buon Anno Nuovo! Le melodie natalizie si sono stemperate e i giorni scivolano verso le brine di un gennaio iniziato con festosi brindisi e auguri sinceri. Il rituale, anche questa volta, è stato rispettato. Spumante e panettone, baci e abbracci alle persone care, con tanta voglia di ingraziarsi il destino, di catturare la speranza nel 2008 che verrà. Con un po’ di ritardo, visto che l’ultimo giorno dell’anno è alle spalle, facciamo gli auguri a Giovanni Pascoli, il celebre poeta romagnolo nato il 31 dicembre 1855. Un poeta sospeso tra la terra e il cielo, senza più pace in terra e senza confidenza in cielo, mosso da un’ansia continua di capire, di penetrare il senso della vita. Anche a lui, come a noi oggi, la terra sembrava poco stabile e sicura, sul punto di essere ingoiata paurosamente dal cielo, cioè dall’ignoto sconfinato e minaccioso: l’ignoto simboleggiato dall’uccello notturno che secondo le credenze contadine annuncia la morte. Musica. Subsonica: Ali scure “Case, strade, tetti di notte,/ luna, treno, suoni distanti, / prati, auto, giorni lontani, /la corrente lungo i cavi spenti./ Chiudere gli occhi e poi, /ali scure tagliano il cielo” – cantano i Subsonica coniugando rock e poesia Se guardiamo il cielo, stanotte lo vediamo brillare di stelle e dei fuochi d’artificio che annunciano il Capodanno. Ma circa 110 anni fa le notti delle nostre campagne erano percorse da fremiti, da ali scure, da grida di uccelli come “l’assiolo” della poesia di Pascoli, con il suo suono – chiù, chiù… – che porta inquietudine, ansia, là dove prima la luna “nuotava in un’alba di perla” e le stelle splendevano nella “nebbia di latte”. Il chiù dell’uccello all’inizio è solo una voce, poi diventa un singhiozzo e infine è la morte. La morte che non riapre ad alcuna vita, che sbarra le porte, non permette il ritorno dei propri cari. La morte annunciata da un uccello notturno. Da ali scure. Così, Antony con i suoi Johnsons titola il suo disco “io adesso sono un uccello”, da cui prendiamo la preghiera notturna di “Hope there’s someone”: un brano che sul finale precipita in una voragine di accordi pianistici, come un angelo caduto dal cielo. Musica. Antony & The Johnsons: Hope there’s someone (da “I am a bird now”) Presagi, dunque. Come il tumore che il nostro mondo porta incurante dentro le sue viscere ed è annuncio evidente di apocalisse. Folle, infatti, è il mondo che gioca con le armi di distruzione di massa e con la distruzione della natura; come folle è la voce di Diamanda Galàs che tra poco ascoltiamo: porta dentro di sé le urla dei manicomi in cui si è esibita all’inizio della sua carriera, e poi la morte del fratello poeta sieropositivo, la sofferenza del popolo armeno e infine tutto il “blues” del mondo – dolore accolto come fumo di ciminiera, come zolfo di diavolo, come strillo di pazzo dentro le tre ottave e mezza di estensione della sua voce. Musica. Diamanda Galàs: You must be certain of Devil Circa un mese fa si è tenuto all’Università di Bologna un convegno di studi su “Apocalisse, modernità e fine del mondo”. Organizzato dal Dipartimento di italianistica, il convegno ha cercato di mettere a confronto l’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse di Giovanni, con gli attuali scenari catastrofici della terra, schiacciata su se stessa dall’assenza di futuro. Se non c’è futuro, la terra muore. E la piega che ha preso il nostro tempo, con la biosfera degradata, i disastri naturali permanenti, le crisi politiche irrisolvibili, le crisi economiche intermittenti, è senza dubbio apocalittica. Il mondo è sull’orlo di un abisso. Ce lo ricorda anche l’ultimo film di fantascienza arrivato sui nostri schermi, “I am Legend”, dove la stessa New York di Ground Zero accentua la sua deriva fino a trasformarsi in un desolato scenario di sterpaglie, di umanità degradata e di orrende creature frutto di esperimenti ed epidemie. Avrete capito, cari amici, che se ci facciamo venire questi pensieri, è perché vorremmo che l’anno vecchio se li portasse via. Mentre vi parliamo, i nostri occhi stanno fissando il presepe sull’acqua di Ferrara, collocato dalla vigilia di Natale nell’imbarcadero del Castello Estense. Le luci tremolanti, la nebbiolina che sale a lambire i vecchi muri, ci fanno venir voglia di una cuccia calda dove stare in pace. Un po’ di amore, un po’ di giustizia – un nuovo inizio. Felicità, diceva Freud, è tirar fuori dalle coperte una gamba nuda in una gelida notte d’inverno, e poi rimetterla subito al calduccio. Musica. Julia Kent: Malpensa Aspettare che tutto si calmi, che le cose seguano il loro destino. E quindi, finalmente pronti, uscire, salire su un aereo, partire, volare. Comincia l’Anno Domini 2008. Non sappiamo in quale direzione andrà. Ma noi siamo già in partenza. Insieme a Julia Kent, la violoncellista canadese che cura gli aggiornamenti d’archi di Antony and the Johnsons. Con “Delay”, la musicista ha dedicato un album agli aeroporti. I brani si intitolano Schipol, Tempelhof, Arlanda, Barajas, Dorval, Malpensa ecc. Noi siamo qui, in questa zona rarefatta. Speriamo in una inversione di rotta. Buon Anno a tutti! A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri
7 Gennaio 2008
| Paesaggio dell'anima
N°90-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA
Un viaggio in regione attraverso la musica. Puntata 90.