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1 Settembre 2012 | Paesaggio dell'anima

Odori e passioni nelle capitali estensi

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

1 settembre 2012

Le musiche di questa puntata: Francesco Turrisi, Edith Piaf, Stefano Savini & Davide di Iorio Quartet, Marco Uccellini, Popoli Dalpane Ensemble.  

Musica. Francesco Turrisi: Sì dolce è il tormento (di Claudio Monteverdi), dal cd “Sì dolce è il tormento”, 2009 

Cari ascoltatori, per qualche settimana vi abbiamo portato dentro la Ferraradel Cinquecento, quando i “nostri” poeti Ludovico Ariosto e Torquato Tasso erano – in periodi diversi – al servizio della corte degli Estensi e componevano i loro immortali poemi: immortali, fuor di retorica, perché ancora oggi noi ragioniamo di amore, passione, sentimenti in modi che richiamano il pensiero di quei lontani letterati. Il tema principale dell’Orlando furioso è il desiderio, la ricerca incessante di un oggetto del desiderio (Angelica per Orlando, Ruggiero per Bradamante) che diventa ossessiva ed è complicata dal caso che ingarbuglia i percorsi, li allontana, torna a intrecciarli. Questo movimento centrifugo che determina equivoci, coincidenze, ritrovamenti, perdite, produce frustrazione e fallimento fino alla pazzia. Vedete com’erano moderni i nostri due poeti “ferraresi”? L’intensa e dissonante vita degli affetti che percorre la Gerusalemme Liberata è stata letta anche come un’autobiografia di Torquato Tasso, che finì i suoi giorni mentalmente stremato, “oppresso dal peso di tante sciagure”, come scrisse dall’ospedale ferrarese di Sant’Anna. L’insicurezza, la sfiducia, la confusione psicologica s’impadronirono di quest’anima tormentata che “capiva” le passioni. Come la cantante dell’amour fou, Edith Piaf, che s’innamorava, si disperava, sbagliava, ma non rimpiangeva di avere sbagliato per amore. 

Musica. Edith Piaf: Non, je ne regrette rien.    

Tutte le cose che diciamo, ci vengono in mente quando giriamo per le meravigliose città dell’Emilia-Romagna, in certi angoli di Ferrara o Modena, solo per dire le due capitali estensi, toccate dal recente terremoto, o della più piccola Finale Emilia, che il terremoto ha ridotto a una città fantasma, a zona rossa permanente, con il campanile pericolante chiuso dalle transenne insieme con la monumentale rocca estense semi-crollata. Ah, Ferrara – quanti pensieri passando sotto l’arco di via delle Volte; pensieri meno tempestosi di quelli che frullavano in testa ai condannati, che qui percorrevano gli ultimi passi della loro vita, prima di essere giustiziati alla Casa del Boia. E in via Buonporto, sembra di respirare profumi antichi, con quella dolce curva della strada, in fondo alla quale chissà cosa c’è. E il Corso Martiri della Libertà, dove si racconta che l’Hostaria Il Chiucchiolino esistente dal 1435 (oggi si chiama Al Brindisi), fosse frequentata dall’Ariosto, dal Tasso e dai nobiluomini di allora. Interrompiamo le nostre divagazioni per ascoltare un brano che ci avvolge in un fluire di note, in un giardino sonoro dove passa il sapore dei ricordi. L’autore è un musicista della nostra terra, con studi a Carpi e a Bologna, Stefano Savini.

Musica. Stefano Savini & Davide di Iorio Quartet: Melodia sentimentale n. 1.

E Modena? Anche lì, quanti angoli nascosti da amare: uno su tutti, la silenziosa piazzetta su cui si affaccia la chiesa di Santa Maria della Pomposa, dov’è sepolto lo storico e scrittore modenese Ludovico Antonio Muratori, morto nel 1750. C’è una panchina, ci si siede sopra e si sogna. E i portici, con le loro botteghe, che costeggiano Corso Canal Chiaro: fino al Cinquecento era un canale di acque sorgive che scorreva scoperto e i portici erano il passaggio dei pedoni.  Entrava sinuoso in città da porta San Francesco, passava accanto al duomo e piegava a destra lungo la via Emilia per confluire nel Canal Grande. Allora non c’era l’inquinamento, non c’erano le puzze dei fumi industriali e dei gas di scarico, ma le città erano delle cloache fetenti, e Modena a inizio Seicento non era da meno, basta leggere le rime di quel patrizio modenese un po’ burlone che era Alessandro Tassoni.

Musica. Marco Uccellini: Solenne Vespro degli Apostoli. Deus in Adiutorium – Domine ad Adiuvandum (Cappella de’ Musici del Duca di Modena / Enrico Gatti – primo violino e direttore / Lavinia Bertotti – soprano / Sergio Foresti – basso / Sandro Naglia – tenore / Roberto Balconi – alto / Gill Feldman – soprano. Eseguito a Modena 9 maggio 1998).

Scriveva dunque il nostro Tassoni: “Modana è una città di Lombardia / che nel pantan mezza sepolta siede; / ove si suol smerdar da capo a piede / chi s’imbatte a passar per quella via … / Ha una torre che pare  /un palo capovolto, e le contrate / corron di fango e merda a mezza estate …”. E poi continua a dire che Modena ha “Portici affumicati e strade strette / storte, piene di buche e di letame, / un’aria sempre torbida ed infame / un continuo votar di canalette, / femine lorde e di contagio infette”. Ci mancava anche la malignità contro le modenesi, per completare il quadro di una città da cui salivano mefitiche esalazioni, che odierne narici non sopporterebbero. A quei tempi, le città erano sorgenti di fetori, avvolte da puzzi intollerabili. Ma Modena era anche la città di Bernardino Ramazzini, medico e fisico (morto nel 1714) che può essere considerato il fondatore della medicina del lavoro, poiché per primo studiò le malattie professionali. Ora siamo giunti alla fine della nostra puntata, ma ritorneremo sull’argomento, prendendo spunto dall’introduzione di Piero Camporesi al libro di Alain Corbin “Storia sociale degli odori”. Gli odori hanno una storia molto interessante, che vi racconteremo. Intanto, la luce del tramonto indora le pietre bianche del duomo di Modena e i rossi mattoni delle case intorno.

 Musica. Popoli Dalpane Ensemble: Golden hours (di Brian Eno).

Brano corrente

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