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21 Luglio 2012 | Paesaggio dell'anima

Palazzo Paradiso

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

21 luglio 2012

Le musiche di questa puntata: Andrea Padova, Claudio Monteverdi, Concerto Italiano, Luzzasco Luzzaschi, Banco del Mutuo Soccorso.   

Musica. Andrea Padova: Waterscape in motion (esecutore: Alessandro Marangoni – pianoforte).

Cari ascoltatori, in questi giorni d’estate in cui i rumori giungono più attutiti, soprattutto verso la fine della settimana quando le città si svuotano, ci capita di sognare a occhi aperti. E’ banale dirlo, perché questa è anche la città di De Chirico, ma passeggiare per le strade deserte di Ferrara sotto la cappa straniante dell’afa e con una buona parte di negozi ed esercizi commerciali vuoti, è un’esperienza metafisica. Il trionfo dell’immobilità. All’ora di pranzo, qualche rumore di stoviglie, un pigro autobus, rari passanti sul corso della Giovecca, mute anche le pietre di Palazzo Roverella. Quando, in via delle Scienze, ci troviamo all’altezza di Palazzo Paradiso, il cui fragile pennacchio, là in cima, è stato abbattuto dal recente terremoto, ci sembra di sentire una voce. Il palazzo ospita la tomba dell’Ariosto e la Biblioteca Ariostea con i suoi preziosi manoscritti, incunaboli, codici miniati e oltre 650 edizioni di opere dell’Ariosto, tra cui alcune d’epoca. Costruito alla fine del Trecento come delizia estense, Palazzo Paradiso divenne sede nella seconda metà del Cinquecento dell’Università ed ebbe, tra i suoi laureati, Paracelso, il medico e alchimista tedesco anticipatore dell’omeopatia.Una voce, anzi due; e la voce femminile che grida “Amor!”… 

Musica. Concerto Italiano: Lamento della Ninfa, dal Libro VIII dei Madrigali Guerrieri et Amorosi di Claudio Monteverdi (eseguito al Teatro Valli di Reggio Emilia il 30 aprile 1997; Rinaldo Alessandrini – direttore).

Nell’ora del demone meridiano, più nessuno in giro. Davanti a noi, solo edifici antichi. Chiudiamo gli occhi; li teniamo chiusi a lungo. Ci sembra che l’aria abbia un odore diverso, e anche i rumori, sono strani. Rumori, ci pare, di carri; di un carro che sobbalza sull’acciottolato con un forte cigolio, e il rumore insistente di un martello; e poi voci umane dall’accento padano inconfondibile anche se non del tutto comprensibile, e suoni di uccelli, moltissimi, tutti insieme; mai sentiti tanti uccelli in città.  

Musica. Nature Sound: Early morning birds.

C’è però un odore che non ci piace, come un’espansione di letame nell’aria, che l’olfatto poi separa dall’odore di acqua saponata di bucato; e ne distinguiamo un altro, qualcosa di putrefatto, come fiori sfatti abbandonati in una sacrestia. Per fortuna, si leva un canto, un canto dolce e malinconico …

Musica. Luzzasco Luzzaschi: Concerto delle dame di Ferrara. O primavera (Marinella Pennichi e Sergio Vartolo). 

La prima immagine che vediamo, aperti gli occhi, è un frate con la chierca, la tonsura dei capelli, che attraversa la strada, e dopo di lui un gallo sospettoso. Due donne confabulano laggiù in fondo, davanti a un carrettino. La città non la riconosciamo benissimo. Ma l’uomo che ci fa cenno di seguirlo, quello ci pare di sapere chi è, se la memoria non c’inganna. Assomiglia molto, con la barba e la veste blu, al ritratto di Ludovico Ariosto dipinto dal Tiziano nel 1508, che abbiamo visto alla National Gallery di Londra. Non è nemmeno sicurissimo che quell’uomo sia proprio l’Ariosto, ma per noi lo è: non si capisce, altrimenti, perché ci porti dentro Palazzo Paradiso, e sfogli davanti ai nostri occhi, con un cenno di sorriso, il suo manoscritto delle Satire e poi l’edizione a stampa dell’Orlando furioso, la terza e ultima, quella del 1532, l’anno prima della morte. La morte lo consegnò a mani pietose che collocarono il suo sepolcro nella chiesa di San Benedetto, da cui nel 1801 fu spostato nella Biblioteca Ariostea di Palazzo Paradiso. “Da qui, messere, si domina la valle …” – qualcuno ricorda la canzone “In volo” del Banco del Mutuo Soccorso, anno 1972, dedicata all’Orlando Furioso? “Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo …”: saliamo anche noi sull’ippogrifo, andiamo sulla luna a cercare quel è sparito dalla terra, come la ragione, ad esempio, di cui nel nostro pianeta non c’è più traccia – solo follia sulla terra, questa è la verità.

Musica. Banco Mutuo Soccorso: In volo.

«L’Orlando Furioso – scrisse Italo Calvino – è un poema che si rifiuta di cominciare e si rifiuta di finire». Non voleva cominciare perché era il seguito dell’ Orlando Innamorato di Boiardo e della storia d’ amore, che lì si raccontava, del valoroso paladino Orlando e della bella Angelica – storia che in Ariosto diventava infelice, conducendo Orlando alla pazzia. E non voleva finire perché dopo la prima edizione del 1516, Ariosto ne realizzò altre due, e si racconta che continuasse a correggere anche dopo che i fogli erano usciti dal torchio. La trama dell’Orlando somiglia a un labirinto dove si smarriscono i protagonisti, i cui propositi sono continuamente ostacolati dal caso, dal desiderio e dalla follia. L’intricata serie di avventure è tutto un vagare, un girare a vuoto, la frustrazione del desiderio. Ci sono scene d’amore e scene di guerra. Ancora il Banco del Mutuo Soccorso, una delle migliori band italiane di progressive rock degli anni Settanta, con l’incalzante R.I.P. (Requiescant in pace) ci descrive la morte di un soldato in battaglia, in una delle innumerevoli guerre del Cinquecento italiano: “Cavalli corpi e lance rotte / si tingono di rosso, /lamenti di persone che muoiono da sole / senza un Cristo che sia là … .

Musica. Banco Mutuo Soccorso: R.I.P. (Requiescant in pace)

Brano corrente

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