23 luglio 2011
Le musiche di questa puntata: Louis Armstrong, Stephan Micus, Pippo Guarnera, Josh Abbott Band, Eluvium.
Musica. Louis Armstrong & his Orchestra: Chloe (Song of the Swamp).
Cari ascoltatori, abbiamo iniziato con Louis Armstrong e un brano che parla di una ragazza scomparsa nella palude. La registrazione è del 1952, ma il brano composto da Neil Moret è stato eseguito la prima volta nel 1928. Siamo con la musica nelle regioni di acque stagnanti del Delta del Mississippi: Song of the Swamp è la canzone della palude. E il pensiero della palude ci viene incontro dove ora ci troviamo: nel paesaggio regolare della grande bonifica ferrarese caratterizzato da un’ordinata trama di argini e canali, è rimasta impressa la memoria degli antichi acquitrini. A metà Ottocento buona parte dei territori compresi tra il Po di Volano e il Po di Goro erano specchi d’acqua rilucenti, folti canneti, barene coperte da rada vegetazione e isolotti. Oggi, dei 140 mila ettari di zone umide di un secolo e mezzo fa, ne sono rimasti 15 mila. La nostra grande palude è andata perduta, ma il poco che resta non smette di affascinare: lagune salmastre, valli, sacche, stagni, canneti, dune, distese di acqua immobile, terra fiume e mare che si confondono.
Musica. Stephan Micus: Earth.
Musica che spiazza, questa di Stephan Micus, esploratore di mondi: da dove viene? Da quale terra sotto quale cielo? Da quale Africa o Oriente – o da quale palude? Le idrovore sparse nelle terre basse ferraresi succhiavano acqua dai campi paludosi e la buttavano nel Po. Quelle rimaste sono qui a raccontarci la grande fatica per uscire dall’impaludamento. Di nuovo, è Celati la nostra guida. “Nella mia cartina la zona della grande bonifica è tutta un incrocio di canali che coprono un’area di antiche paludi, e a sud un ramo antico del Po passa di qui come Po di Volano. Il Volano sfocia adesso in posti tremendi e tutti asfaltati, i lidi ferraresi progettati per le vacanze e i commerci estivi, affollati di costruzioni senza volto, e vuoti d’inverno come un cimitero”.
Musica. Pippo Guarnera: Paria River.
Nelle zone della grande bonifica, il terreno è stato “uniformato e reso tutto produttivo”. Le campagne – scrive Celati – è come se fossero scomparse: “Tutta la vita e tutta la terra ormai consegnate a un progetto”. C’è uno spazio che si apre, e dentro questo spazio si inseriscono i pensieri. Da Migliarino verso Codigoro, oltre il ponte sul Po di Volano. “La strada dritta costeggia il canale, e oltre il canale si spalanca l’orizzonte con lontane barriere di pioppi (…). Camminando sempre lungo il canale, adesso questo paesaggio mi sembra il Texas. Piloni dell’alta tensione lo attraversano da un capo all’altro (…). La strada è sopraelevata rispetto ai campi, e si vede dovunque il colore delle argille fino a lontanissimo. Tutta una pianura alla mia destra, piatta, con la tinta del deserto che hanno le ocre da queste parti”. Parafrasando il celebre film di Wim Wenders, potremmo dire: Migliarino, Texas. Orizzonti aperti, finestrini dell’auto spalancati e buona musica country texana…
Musica. Josh Abbott Band: She’s like Texas.
Eccoci a Comacchio, odore di alghe e palude. “Oltrepassiamo un ponte tra due cubi di cemento, che sono impianti di regolazione delle acque, e subito là davanti c’è la laguna. La striscia d’asfalto tutta dritta ci passa in mezzo, gabbiani in alto volano verso nord, e tra le isole di canne dell’acquitrino vediamo aironi che camminano nell’acqua”. E poi Goro, l’argine del Po, canneti oltre l’argine, “il canto di un cuculo e gracidii di rane in amore”.
E’ come essere in mezzo al mare. “Gabbiani che urlano planando sull’acqua, laggiù calme avocette col becco lungo e ritorto in punta, e le sgarzette che riconosco dal volo. Passano camion e macchine, il vento scuote l’erba che ho di fronte, sulla laguna l’acqua grigia si muove con serie di piccole onde a mezzaluna”.
Valli d’acqua ormai prosciugate, là dove prima c’erano solo acqua e i casoni dei pescatori di valle, considerati come zingari dagli abitanti dell’interno, e in mezzo a tutta quell’acqua “strisce di fango e di piante palustri piene di uccelli”. Ci accompagna, in questo nostro andare verso la foce, la musica di Eluvium, creatura artistica dell’americano Matthew Cooper, che scorre calma, liquida, come marea lenta che tutto sommerge: dolcemente.
Musica. Eluvium: Prelude for time feelers.