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30 Giugno 2012 | Paesaggio dell'anima

Rabbia e dimenticanza

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

30 giugno 2012

Le musiche di questa puntata: Alio Die, Marylin Monroe, CSI, Roger Waters, Wim Mertens. 

Musica. Alio Die: Splendido Struggente (da “Songs for a child: A tribute to Pier Paolo Pasolini, 2009)

Cari ascoltatori, nel 1963 un produttore cinematografico propose a quelli che forse erano i due più importanti intellettuali del tempo, entrambi nati in Emilia, uno di sinistra, Pier Paolo Pasolini, e uno di destra, Giovannino Guareschi, di confrontarsi in una specie di film-match, per stabilire chi avesse ragione sull’origine della scontentezza, della rabbia delle persone verso ciò che non andava nella società di allora. Nacque così il documentario “La rabbia”, costruito con brani dei cinegiornali degli anni Cinquanta metà da Pasolini e metà da Guareschi. La rabbia di “destra” era rivolta contro il materialismo che produce un’umanità senz’anima: una modernità che – ad esempio – svilisce la bellezza cementificando il paesaggio e uccide l’arte consegnandola al mercato. La rabbia di “sinistra” prendeva di mira la colonizzazione, la borghesia, le forze “reazionarie”, la scomparsa del mondo contadino fagocitato dentro un’urbanizzazione e uno sviluppo anch’essi senz’anima. E il recente suicidio di Marylin Monroe, avvenuto nel 1962, portò anche Pasolini a parlare di morte della bellezza. Marylin? Ecco la voce della seduzione.

Musica. Marylin Monroe: I wanna be loved by you. 
Da destra e da sinistra – anche se entrambi erano intellettuali eretici rispetto a questa distinzione politica – Guareschi e Pasolini arrivarono quasi alle stesse conclusioni. La morte della bellezza che riempie il mondo, la morte dell’anima mundi, era già il cruccio dell’umanità al tempo della guerra fredda. Abbiamo intitolato la scorsa puntata del nostro Paesaggio “Prima la vita, poi l’economia”, perché l’economia sta prendendo – anzi, ha già preso – il sopravvento sulla vita, surclassata dalla logica del profitto a tutti i costi, dalle speculazioni finanziarie, dal cinismo amorale dell’economia per il quale mai “nessun pasto è gratis”. Un cinismo che “La rabbia” documentava già cinquant’anni fa parlando dell’assurdo esperimento di alcuni chirurghi sovietici di creare un cane a due teste. Forse la rabbia dei nostri giorni è la denuncia delle manipolazioni, dei raggiri, delle ingiustizie cui non riusciamo a restare indifferenti. La rabbia continua a essere la cifra dei nostri tempi. E arrabbiata è anche la terra, che si scuote tutta, trema, si agita furiosamente nel sottosuolo: a farne le spese siamo stati noi in Emilia, questa volta. L’Emilia “paranoica” dei CSI di Giovanni Lindo Ferretti. 

Musica. CSI: Emilia paranoica (da “Maciste contro tutti”, live 1992).

L’“Emilia di notti agitate per salvare la vita / Emilia di notti tranquille in cui seduzione è dormire / Emilia di notti ricordo senza che torni la felicità / Emilia di notti d’attesa di non so più quale amor mio che non muore”. Come incanalare tutta questa rabbia? E tutto questo amore? La rabbia sta montando ovunque, e l’amore non riesce a tenerla a bada. Questa rabbia che deve sfogarsi riesce a sovreccitare il tempo. Tutto diventa urgente, tutto deve essere fatto in fretta, deve consumarsi, bruciare in un attimo. Rabbiosamente. E’ il destino delle star, il prezzo del successo, l’espiazione della bellezza, il morire giovani, come le stelle della musica, dell’arte o dello spettacolo: Mozart, Modigliani, Marylin Monroe, Charlie Parker, Jim Morrison, Syd Barret, Kurt Cobain, Amy Winehouse, e molti altri. Per contro, c’è anche la rabbia della frustrazione, che è il contrario del pensiero ragionante, anzi è la tomba delle idee. Rabbia distruttiva, che incupisce. Rabbia di tifosi ed emarginati delle periferie, che si scaglia contro tutto e tutti. E rabbia che deborda dal web alle strade, come quella dei movimenti degli indignandos, dei giovani cairoti di piazza Tahrir, di Occupy Wall Street. Rabbia di chi si sente abbandonato, di chi ha perso la speranza.

Musica. Roger Waters: Eclipse (da “Rosso Floyd. Il racconto dei Pink Floyd”, eseguito a Ravenna per il Ravenna Festival il 12 giugno 2011, con Raiz – voce / Andy Sheppard – sassofoni / Matthew Garrison – basso elettrico e live electronics / Michele Rabbia – percussioni e electronics sound devices / Mark Mondesir – batteria / Rita Marcotulli – pianoforte).

Intanto, il tempo passa. I rivoluzionari di ieri diventeranno conservatori con l’età. Gli incendiari si tramuteranno in pompieri. E’ la legge della vita. Noi non sappiamo più cos’è la sovversione, la rivolta. Sovversione significa abbracciare l’inutile, la poesia, l’arte, il dispendio improduttivo: la vita contro l’economia? Il piacere ci consuma, il lavoro ci fortifica: così ci fanno credere. Però, lavoro oggi non ce n’è, e i piaceri non sono più selettivi ma mediatizzati, a disposizione di tutti. Noi, abbiamo solo voglia di perderci. Abbiamo girato per un mese intorno ai luoghi del terremoto col pensiero. Non li abbiamo mai abbandonati. E adesso? Abbiamo solo voglia di perderci in un pioppeto o su un argine del fiume, nella Bassa. O in uno di quei bar sulla strada, con le sedie di plastica rossa e le insegne al neon, fotografati dal grande Luigi Ghirri. Intorno, non c’è niente di “spettacolare o inconsueto a cui aggrapparsi”, scriveva Ghirri. E’ lo stesso paesaggio padano – notava Gianni Celati che del fotografo reggiano fu amico – a suggerire uno stato di dimenticanza. “La dimenticanza quando arriva con la sua onda, spazza la pianura in ogni angolo, e ti lascia lì dismemorato e intontito per le troppe cose che passano via”. E intanto, sbolle la rabbia e anche il tempo passa.

Musica. Wim Mertens: Time passing.

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